lunedì 26 Gennaio 2026

Crisi nella Provincia di Vibo: i sindaci delle Serre vogliono l’annessione a Catanzaro

C’è una linea di confine, tra la Provincia di Vibo Valentia e quella di Catanzaro, che non segna solo un confine amministrativo, ma un vero e proprio salto di qualità. Da una parte, asfalto dissestato, erbacce e servizi carenti. Dall’altra, strade più sicure, una sanità più accessibile e una vita quotidiana più semplice. È questo, nella sua cruda concretezza, il motore della “grande fuga” che sta montando dalle Serre vibonesi. Un progetto di distacco che, dopo anni di tentativi, sta guadagnando una pericolosa (per Vibo) credibilità, cavalcato dai sindaci e alimentato dalla disaffezione popolare.

L’idea è semplice: lasciare la Provincia di Vibo Valentia – istituita nel 1992 e divenuta autonoma nel 1995 – per tornare sotto l’ala amministrativa di Catanzaro. A rilanciarla con forza, come riportato da LaCNews24.it, è il sindaco di Serra San Bruno, Alfredo Barillari, che in vista della sua ricandidatura a primavera ha annunciato la volontà di promuovere una delibera consiliare per sancire l’addio a Vibo.

Perché scappare da Vibo? Le ragioni di una ribellione

Le motivazioni non hanno il sapore della retorica identitaria, ma l’urgenza dei fatti. Per i cittadini di comuni come Serra San Bruno, Brognaturo, Simbario, Spadola, Mongiana, Fabrizia e Nardodipace, recarsi a Vibo Valentia significa affrontare un viaggio lungo e pericoloso su strade spesso in condizioni proibitive. Al contrario, la discesa verso Soverato, Chiaravalle Centrale o lo stesso capoluogo Catanzaro è un’abitudine consolidata.

«Per capirlo basta percorrere le strade tra una provincia e l’altra, cosa che facciamo ogni giorno da queste parti: sembra di passare dal Terzo Mondo agli Stati Uniti». A parlare, con un’immagine tanto efficace quanto desolante, è il sindaco di Simbario, Gennaro Crispo. «Quotidianamente ci interfacciamo maggiormente con il Catanzarese – spiega –. Per noi è più normale e semplice andare, ad esempio, a Chiaravalle, Soverato o Catanzaro per qualunque esigenza. Anche per gli ospedali vale lo stesso ragionamento. E appena usciti dai confini vibonesi ce ne accorgiamo subito, perché le strade cambiano letteralmente aspetto».

Un sentimento condiviso dalla sindaca di Brognaturo, Rossana Tassone, che parla di una “battaglia di civiltà” e cita le parole del padre, l’ex primo cittadino Cosmo Tassone: «Oggi siamo morti! Qualsiasi segnale di vita che porti benefici è meglio di adesso». La figlia è sulla stessa linea: «Quando vengono meno i servizi, quando gli uffici sono fini a se stessi e non hanno alcuna utilità per la popolazione, un Ente non dovrebbe neppure esistere».

L’iter ad ostacoli: Tra continuità territoriale e leggi nazionali

Cambiare provincia, tuttavia, non è come cambiare una giunta comunale. L’iter è complesso e articolato. Come spiegato dal sindaco Barillari, la pronuncia dei Consigli comunali è solo il primo passo. Servirà poi una consultazione referendaria della popolazione, un parere (non vincolante) della Regione Calabria e, soprattutto, l’approvazione di una legge nazionale che ridisegni i confini.

Un ostacolo non da poco per Serra San Bruno è la mancanza di continuità territoriale con la Provincia di Catanzaro. Un principio cardine, sebbene non espresso da una norma specifica, per l’ordinamento italiano. «Dunque, per assicurare questo requisito – spiega Barillari – è necessario che anche i Comuni limitrofi di Brognaturo, Simbario e Spadola, attualmente appartenenti alla Provincia di Vibo Valentia, aderiscano alla medesima iniziativa». Una condizione che, a quanto pare, non rappresenta un problema, dato il largo consenso che l’operazione sta raccogliendo.

Lo scenario politico: Le macerie della Provincia di Vibo

A dare la spinta finale a questo movimento è il disastroso quadro politico in cui versa la Provincia di Vibo Valentia. L’Ente è in piena crisi dopo le dimissioni di sette consiglieri, ma il presidente Corrado L’Andolina è rimasto in carica. Il prossimo 12 dicembre è previsto il voto per il rinnovo dell’Assemblea Provinciale, un voto di “secondo grado” (riservato cioè a sindaci e consiglieri comunali) come previsto dalla legge Delrio, che di fatto ha svuotato le Province di potere e significato, trasformandole in arene politiche lontane dai cittadini.

Mentre a Vibo si litiga per le poltrone, in montagna si guarda altrove. La “grande fuga” non è più un’utopia, ma un progetto politico concreto. È la rivolta delle periferie che non vogliono più essere dimenticate, che scelgono i servizi e la praticità rispetto a un’identità amministrativa che sentono non appartenergli più. Il futuro delle Serre potrebbe non essere più scritto a Vibo, ma a Catanzaro. La partita è aperta.

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