Le scorie del 3-3 del “Ceravolo” non si sono ancora depositate, ma da Pescara arriva un attacco frontale all’ex tecnico delle Aquile dei record. Il presidente del Delfino non usa mezzi termini per spiegare la crisi e il cambio in panchina, elogiando l’atteggiamento visto in Calabria ma condannando la gestione precedente
Il pareggio pirotecnico di venerdì sera al “Nicola Ceravolo” ha lasciato strascichi emotivi opposti sulle due sponde dell’Adriatico e dello Ionio. Se a Catanzaro c’è il rammarico per una vittoria sfumata al 93′ dopo la magia di Buso, a Pescara il punto conquistato da Giorgio Gorgone all’esordio sembra aver stappato un vaso di Pandora che era rimasto sigillato per troppe settimane.
A scoperchiare il tutto è stato Daniele Sebastiani, presidente del club abruzzese, che in un’intervista rilasciata a Il Centro ha lanciato accuse pesantissime verso la gestione tecnica precedente, quella di Vincenzo Vivarini. Parole che risuonano con un’eco particolare sui Tre Colli, dove il tecnico di Ari è ancora ricordato come l’architetto della promozione dei record del 2023, quella dei 96 punti e dei 102 gol fatti. Eppure, la narrazione che arriva dall’Abruzzo dipinge un quadro diametralmente opposto, fatto di scarsa intensità, malumori nello spogliatoio e una condizione fisica precaria che avrebbe compromesso l’avvio di stagione del Delfino.

Il verdetto del Ceravolo: luci, ombre e condizione fisica
L’analisi di Sebastiani parte proprio dalla prestazione offerta dai biancazzurri contro il Catanzaro. Una gara dai due volti: un primo tempo in cui gli ospiti hanno saputo mettere in difficoltà la retroguardia di Aquilani, trovando il vantaggio con Di Nardo e chiudendo avanti la frazione grazie al cinismo di Corazza, e una ripresa di sofferenza pura, dove la marea giallorossa ha rischiato di travolgere gli avversari prima della beffa finale.
«A Catanzaro abbiamo fatto una gara con un altro spirito rispetto a prima», ha esordito il patron del Pescara, nelle parole riportate da PescaraSport24.it. La sua lettura tattica e mentale del match evidenzia un cambio di rotta nell’atteggiamento: «Eravamo più aggressivi, ho visto un gran primo tempo giocato con concretezza. Fino a quando siamo stati in palla abbiamo dimostrato che ce la possiamo giocare». Tuttavia, l’analisi si sposta rapidamente su quello che appare come il vero tallone d’Achille della formazione abruzzese: la tenuta atletica. «Poi siamo calati, la nostra condizione non è ottimale. Non è una novità e mi ripeto. Stiamo intensificando il lavoro proprio per portare tutti ad un certo livello».
Per chi ha seguito la parabola del Catanzaro nelle ultime stagioni, questo calo fisico del Pescara suona quasi come una nota stonata se associata al nome di Vivarini. Il Catanzaro della promozione 2022/23 e del suo primo anno in Serie B (2023/24), faceva dell’intensità e del dominio del gioco le sue armi migliori. Vedere una squadra guidata da Vivarini “crollare” fisicamente è un’anomalia che Sebastiani imputa a una preparazione inadeguata, un tema che diventa l’assist per l’affondo più duro dell’intervista.
L’atto d’accusa: “Basta dati GPS, il campo diceva altro”
Il passaggio più controverso e destinato a far discutere riguarda il rapporto ormai deteriorato con l’ex tecnico. Sebastiani non si nasconde dietro frasi di circostanza e, stimolato sulla sua precedente intervista rilasciata a Palermo, rincara la dose con una franchezza brutale. «Ero abituato a vedere in 18 anni un certo tipo di lavoro», spiega il presidente, riferendosi implicitamente agli standard a cui il club era abituato.
La critica diventa tecnica e gestionale: «Non ne potevo più di sentirmi dire i dati del gps, ecc ecc. E soprattutto lo diceva il campo che la squadra camminava». L’accusa è grave: una squadra ferma, statica, incapace di reggere i ritmi della Serie BKT. Ma Sebastiani va oltre, rivelando retroscena interni allo spogliatoio che gettano una luce sinistra sull’armonia del gruppo guidato fino a poche settimane fa da Vivarini: «E si sono lamentati anche alcuni giocatori».
Questa rivelazione apre scenari inquietanti sulla gestione del gruppo. Vivarini, che a Catanzaro aveva costruito una famiglia granitica, capace di remare unita verso traguardi storici (basti pensare all’abbraccio collettivo dopo il gol promozione a Salerno o alla festa al Ceravolo contro gli stessi abbruzzesi), a Pescara sembra non essere riuscito a instaurare lo stesso feeling. Se i senatori o i nuovi acquisti sono arrivati a lamentarsi con la proprietà per i carichi di lavoro o l’intensità degli allenamenti, significa che il cortocircuito era totale.
Il presidente abruzzese tira in ballo anche modelli di calcio ad alta intensità per giustificare la sua insofferenza verso il “calcio camminato”. «Vi racconto una cosa: ho passato una domenica davanti alla tv vedendo una squadra che corre fino al 95’. È la Roma di Gasperini. Se io fossi un allenatore mi ispirerei solo a lui. La Roma ha un organico inferiore allo scorso anno ma vince. Facciamoci una domanda e diamoci una risposta». Il riferimento al tecnico di Grugliasco (in questo scenario temporale associato alla panchina giallorossa capitolina) serve a Sebastiani per tracciare la linea: nel calcio moderno, senza corsa, la tecnica non basta. E il Pescara, evidentemente, non correva abbastanza.
Una classifica che piange e i rimpianti
Nonostante il punto strappato con i denti a Catanzaro, la classifica del Pescara resta deficitaria. Nove punti sono un bottino magro per una piazza che ambiva a ben altro, e che ora si trova invischiata nella lotta per non retrocedere, penultima in graduatoria. Sebastiani, però, rifiuta l’etichetta di vittima sacrificale o di squadra materasso. «Non siamo una cenerentola», tuona il numero uno del club.
Il presidente recrimina sugli episodi e sulle occasioni perse, facendo un calcolo ipotetico che serve a tenere alto il morale dell’ambiente: «Nonostante gli infortuni se non avessimo buttato le partite con Avellino ed Entella oggi di punti ne avremmo avuti 14». Con quei cinque punti virtuali in più, il Pescara sarebbe a ridosso della zona playoff, vicino proprio al Catanzaro e alla zona tranquilla della classifica. Ma la realtà dice 9 punti e impone un cambio di passo immediato.
«Vi ripeto che con la condizione ottimale e il recupero degli infortunati ce la giocheremo con tutti», assicura Sebastiani, provando a infondere fiducia a Gorgone e alla squadra. Il recupero degli infortunati, citato più volte (Merola, Olzer, Okwonkwo, Tsadjout, Kraja, Pellacani erano assenti al Ceravolo), diventa la chiave di volta per la risalita. Senza pedine fondamentali, anche il miglior allenatore fatica, ma la sensazione è che a Pescara il problema fosse strutturale prima ancora che numerico.
Tra passato e presente: due destini incrociati
Leggere queste dichiarazioni da Catanzaro fa un certo effetto. Vincenzo Vivarini sui Tre Colli non ha mai fatto “camminare” la squadra. Al contrario, il suo Catanzaro era una macchina da guerra, un meccanismo perfetto di tiki-taka verticale che annichiliva gli avversari col ritmo del palleggio e le sovrapposizioni continue di Vandeputte e Situm, con Iemmello a dirigere l’orchestra e Biasci a pungere negli spazi. Quel Catanzaro correva, eccome se correva.
Forse l’alchimia che si era creata in Calabria era irripetibile, o forse le condizioni ambientali a Pescara non hanno permesso al tecnico di replicare il suo modello. Resta il fatto che le strade si sono separate in modo traumatico e ora Vivarini, reduce da esoneri dolorosi (prima a Frosinone e in Abruzzo poi) e criticato pubblicamente, non è destinato a un lungo periodo da spettatore. Al contrario, il suo nome circola con insistenza per la panchina del Bari, rendendolo già vicinissimo a tornare protagonista in Serie B.
Intanto, il campionato non aspetta. Se il Catanzaro deve preparare la sfida interna contro la Virtus Entella per riscattare i due punti persi nel recupero, il Pescara ha di fronte un crocevia fondamentale. «Inizia una settimana importantissima», conclude Sebastiani. «Vietato fallire sabato con il Padova, è d’accordo? È una sfida importantissima tra due squadre neopromosse in serie B. E adesso dobbiamo fare punti iniziando a vincere le partite».
Il messaggio è chiaro: il tempo degli alibi, dei dati GPS e delle analisi teoriche è finito. Ora contano solo i punti. Gorgone ha incassato la fiducia (e la protezione mediatica) del suo presidente, che per difendere il nuovo corso non ha esitato a demolire quello vecchio. Al “Ceravolo” si è visto un Pescara vivo, capace di soffrire e colpire, ma anche terribilmente fragile.
Sarà il campo, come sempre, a dire se la “terapia d’urto” di Sebastiani e il lavoro di Gorgone basteranno a salvare il Delfino dalle acque agitate della bassa classifica. Per il Catanzaro, invece, resta la consapevolezza di aver affrontato un avversario ferito ma non morto, e la lezione che in questa Serie BKT, se non chiudi le partite, rischi sempre la beffa, indipendentemente dai problemi interni degli avversari.
