sabato 31 Gennaio 2026

Chi spende di più per lo staff tecnico in Serie B? La classifica ribalta tutto

I numeri, si sa, non mentono mai. E quelli che emergono dall’analisi del Giornale di Sicilia sugli emolumenti fissi destinati ad allenatori e direttori sportivi nei club di Serie B rappresentano una radiografia impietosa delle ambizioni, delle strategie e, talvolta, delle contraddizioni di una categoria che da sempre naviga tra sogni di gloria e vincoli di bilancio.

Al 21 ottobre, la classifica degli investimenti per lo staff tecnico-dirigenziale disegna una geografia sorprendente: in testa il Palermo con quasi 5 milioni di euro annui, segno tangibile di una proprietà che non lesina risorse nella rincorsa alla Serie A. Sul podio figura anche una Sampdoria che, nonostante una rosa non esaltante e una classifica da brividi, si permette il terzo posto con oltre 3,4 milioni.

Chiude il trio il Venezia, unica società oltre ai siciliani a sfondare il muro dei 4 milioni. All’altro capo della scala, Juve Stabia e Carrarese investono meno di tutti ma, paradossalmente, sono tra le realtà che stanno offrendo il miglior rendimento in relazione alle risorse impiegate.

Il regno rosanero: Palermo inarrivabile

Quando si parla di spesa dirigenziale e tecnica, il Palermo è letteralmente inarrivabile. Con 4.972.223 euro annui, i rosanero confermano le ambizioni dichiarate e le pressioni di una piazza storicamente affamata di successi. La cifra comprende gli stipendi di Filippo Inzaghi – arrivato dal Pisa per un indennizzo superiore ai 900mila euro – e del suo staff, oltre al compenso del direttore sportivo.

Un investimento che supera di quasi un milione quello del Venezia (4.433.478 euro), club retrocesso dalla Serie A e determinato a ritornarci quanto prima. Il Monza, terza forza per spesa complessiva con 3.760.152 euro, completa il quartetto delle società che investono oltre tre milioni e mezzo.

Sampdoria: il paradosso blucerchiato

Ma la vera sorpresa arriva dalla Sampdoria, quarta forza economica del campionato con 3.412.349 euro destinati a panchina e dirigenza. Una spesa che stride, e non poco, con una classifica drammatica – il club blucerchiato naviga in zona retrocessione con soli 7 punti dopo dodici giornate – e con una rosa che non ha mai convinto pienamente.

Il nodo gordiano, per i doriani, sta proprio qui: investire tanto senza che i risultati seguano trasforma le risorse in un fardello economico e sportivo difficile da giustificare.​

Catanzaro: investimento razionale

In questa geografia delle spese, l’US Catanzaro 1929 si colloca in una posizione intermedia, coerente con un progetto ambizioso ma sostenibile. I giallorossi investono 1.588.050 euro annui per lo staff tecnico-dirigenziale, una cifra che li posiziona a metà classifica e che rispecchia la volontà della proprietà di Floriano Noto di puntare su figure competenti senza scommesse azzardate.

L’ingaggio di Alberto Aquilani, ex centrocampista della Nazionale con un bagaglio tecnico forgiato tra le giovanili della Fiorentina e l’esperienza al Pisa, e l’arrivo del direttore sportivo Ciro Polito, proveniente da tre stagioni intense a Bari, sono stati accolti come segnali di discontinuità e rinnovamento. Aquilani, legato al Catanzaro fino al 2027, rappresenta una scommessa su un allenatore emergente con idee chiare e una filosofia di gioco moderna.

La spesa del Catanzaro appare dunque razionale: simile a quella di società come Mantova (1.482.000 euro) e Modena (1.675.670 euro), ma ben lontana dai fasti delle big di categoria. Con 15 punti dopo dodici giornate, i giallorossi occupano l’undicesima posizione, a pari merito con Carrarese e a solo un punto dalla zona playoff.

I virtuosi: Juve Stabia e Carrarese

Se esiste una lezione da apprendere da questa classifica, la impartiscono senza dubbio Juve Stabia e Carrarese, rispettivamente ultime e penultime per investimenti nello staff tecnico-dirigenziale. Le vespe campane spendono appena 497.646 euro all’anno, eppure occupano la settima posizione con 17 punti in undici partite, segno di un progetto solido e di scelte azzeccate in panchina.

Ancora più eclatante il caso della Carrarese, che con soli 518.864 euro ha costruito una rosa capace di competere dignitosamente in Serie B, attestandosi a metà classifica con 15 punti. Al contrario, realtà come Bari (2.533.251 euro), Cesena (2.203.305 euro) e Frosinone (2.660.876 euro) investono cifre considerevolmente più alte.

La mappa completa degli investimenti

Per avere un quadro completo, ecco la classifica integrale delle spese annue in ordine decrescente: Palermo 4.972.223 euro, Venezia 4.433.478, Monza 3.760.152, Sampdoria 3.412.349, Empoli 3.375.926, Frosinone 2.660.876, Bari 2.533.251, Spezia 2.289.852, Cesena 2.203.305, Modena 1.675.670, Catanzaro 1.588.050, Mantova 1.482.000, Südtirol 1.146.600, Virtus Entella 1.090.250, Reggiana 834.500, Avellino 621.024, Pescara 613.904, Carrarese 518.864, Juve Stabia 497.646.

Una forbice amplissima, che va da quasi 5 milioni a meno di mezzo milione, e che dimostra quanto eterogeneo sia il panorama della cadetteria. Va precisato che queste cifre riguardano esclusivamente gli emolumenti fissi di allenatori e direttori sportivi, senza considerare il monte ingaggi complessivo dei giocatori: un parametro nel quale, per esempio, il Monza guida con 32,74 milioni di euro, seguito proprio dal Palermo con 30,71 milioni.

Investire non basta: servono progetto e identità

La fotografia scattata dal Giornale di Sicilia solleva interrogativi decisivi sul rapporto tra risorse economiche e rendimento sportivo. Se da un lato società come Palermo e Venezia possono permettersi di investire cifre importanti nella speranza di accelerare il ritorno in massima serie, dall’altro casi come Sampdoria dimostrano che spendere tanto senza un progetto coerente può trasformarsi in un boomerang.

Il Catanzaro, con il suo investimento moderato ma mirato, punta sulla competenza di Aquilani e Polito per consolidare una posizione di metà classifica e, possibilmente, insidiare le zone playoff. Segno che l’equilibrio tra ambizione e sostenibilità può pagare dividendi importanti, anche senza sfiorare i vertici della spesa tecnica.

Resta il fatto che la Serie B continua a rivelarsi un campionato imprevedibile, dove i miracoli di Juve Stabia e Carrarese convivono con le delusioni di Sampdoria e Pescara, ricordando a tutti che in campo contano anche – e soprattutto – le idee, la fame e l’organizzazione. Le prossime giornate diranno se i club più generosi sul mercato degli allenatori riusciranno a tradurre gli investimenti in punti, oppure se saranno ancora una volta le sorprese a dettare legge.

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