La famiglia del Cavaliere chiude definitivamente con il calcio cedendo i brianzoli al fondo americano Beckett Layne
È calato il sipario su uno dei progetti più affascinanti degli ultimi anni nel calcio italiano. La famiglia Berlusconi lascia definitivamente il Monza e con esso chiude un capitolo che sembrava poter durare un’eternità. Il club brianzolo è passato nelle mani del fondo americano Beckett Layne Ventures per una cifra che fa riflettere: appena 30 milioni di euro netti, contro i 270 milioni investiti dal Cavaliere dal 2018.
Una storia che suona familiare a noi tifosi del Catanzaro, abituati a sognare in grande ma sempre con i piedi ben piantati per terra. Perché il calcio di oggi è questo: passione infinita, conti spesso in rosso.
Berlusconi Monza, l’ultimo affare del Cavaliere: un’eredità pesante
I numeri, come riporta la Gazzetta dello Sport, sono impietosi come una sconfitta al 90°. Silvio Berlusconi aveva acquistato il Monza nel settembre 2018 per 2,9 milioni, quando i brianzoli militavano in Serie C. Il sogno era chiaro: portare per la prima volta nella storia la squadra di Monza in Serie A, proprio come noi giallorossi sogniamo da sempre il grande salto.
Il patron ci era riuscito, affidando le chiavi del progetto al fedelissimo Adriano Galliani e aprendo i cordoni della borsa senza guardare il prezzo. Tre stagioni consecutive in Serie A prima della retrocessione dello scorso anno: un traguardo storico pagato a peso d’oro.
L’enterprise value della cessione è stato fissato a 45 milioni, ma considerando i 15 milioni di debiti che si accolla la nuova proprietà americana, l’incasso netto per Fininvest ammonta a soli 30 milioni. Una perdita secca di 240 milioni che fa girare la testa anche al più navigato degli imprenditori.
Quando la passione costa più della ragione
La storia del Monza di Berlusconi è un romanzo che conosciamo bene anche dalle nostre parti. Il presidente Floriano Noto sa quanto costi mantenere il Catanzaro in Serie B e quanto sia importante trovare l’equilibrio tra ambizioni sportive e sostenibilità economica.
Il Cavaliere, morto nel 2024, aveva investito 266 milioni in versamenti capitale dal 2018, più i 2,9 milioni dell’acquisizione iniziale. Una montagna di denaro che ha permesso al Monza di scrivere pagine di storia, ma che ha prodotto perdite complessive per 240 milioni negli stessi anni.
Nel bilancio 2024 di Fininvest, un’ultima svalutazione di 121 milioni ha allineato il valore del Monza al prezzo di vendita, evitando ulteriori minusvalenze contabili. Una mossa tecnica che però non cancella la realtà: investire nel calcio significa spesso bruciare soldi per inseguire sogni.
La lezione per il calcio che verrà
Mentre noi del Catanzaro guardiamo al nostro Aquilani che cerca la prima vittoria dopo quattro pareggi consecutivi, la vicenda Berlusconi-Monza ci insegna qualcosa di importante. Non sempre vincere sul campo significa vincere nei conti.
Il Monza ha raggiunto la Serie A per la prima volta nella sua storia ultracentenaria, ha giocato contro Juventus, Milan e Inter, ha fatto sognare una città intera. È valso 240 milioni di perdite? Per Berlusconi evidentemente sì, almeno fino a quando è stato in vita.
Gli eredi hanno scelto diversamente, preferendo concentrare le risorse di Fininvest su altri settori. Una decisione imprenditoriale comprensibile, ma che chiude un’epoca di mecenatismo calcistico che difficilmente rivedremo.
Il calcio dei fondi americani
Il fondo Beckett Layne Ventures dovrà ora dimostrare di saper gestire il Monza con maggiore oculatezza economica. L’80% delle quote è già passato di mano, il restante 20% sarà ceduto entro giugno 2026.
Un modello che rischia di spegnere la passione a favore dei bilanci, ma che forse rappresenta l’unica strada per rendere sostenibile il calcio moderno. Anche il nostro Catanzaro, con la solida gestione della famiglia Noto, dimostra che si può competere mantenendo i conti in ordine.
La storia di Berlusconi e del Monza si chiude con un bilancio agrodolce: missione compiuta sul campo, disastro nei conti. Un promemoria per tutti noi che nel calcio, come nella vita, non sempre i sogni hanno il prezzo che pensiamo di poter pagare.
