lunedì 26 Gennaio 2026

Catanzaro, le lezioni di Genova: cosa ci portiamo da Marassi verso Monza

Le lezioni di Genova per il Catanzaro sono chiare: dominare non basta, serve il gol. Lo 0-0 di Marassi contro la Sampdoria ha lasciato l’amaro in bocca, ma ha anche consegnato ad Alberto Aquilani e ai suoi ragazzi una serie di indicazioni preziose in vista della trasferta di sabato a Monza. Il Catanzaro ha dimostrato di poter controllare la partita, di saper imporre il proprio gioco anche in trasferta contro squadre blasonate, ma ha confermato il limite principale di questo avvio di stagione: la mancanza di cinismo sotto porta. Le lezioni di Genova parlano chiaro: serve il killer instinct per trasformare il dominio in vittoria.

Prima lezione di Genova: il Catanzaro sa dominare anche in trasferta

La prima delle lezioni di Genova per il Catanzaro riguarda la maturità tattica della squadra. A Marassi, contro una Sampdoria disperata e ultima in classifica, i giallorossi hanno dimostrato di saper gestire la partita con personalità e organizzazione. Il 64% di possesso palla, i 16 tiri contro 11 e i 520 passaggi contro 284 certificano un dominio netto, una superiorità territoriale che raramente si vede in trasferta in Serie B. Come raccontavamo nell’analisi delle statistiche di Sampdoria-Catanzaro, i numeri danno ragione ad Aquilani: il Catanzaro ha fatto la partita.

La scelta di schierare Verrengia dal primo minuto ha dato ulteriore solidità alla difesa a tre, con il giovane esterno che ha mostrato personalità e grinta nonostante la giovane età. La linea difensiva composta da Bettella, Antonini e Verrengia ha concesso pochissimo alla Sampdoria, con Pigliacelli chiamato a un solo intervento decisivo nel primo tempo. Una prova di maturità che dimostra come il Catanzaro abbia assimilato i principi di gioco di Aquilani, riuscendo a imporre il proprio calcio anche lontano dal Ceravolo.

Le lezioni di Genova insegnano che il Catanzaro può competere con chiunque in Serie B, anche in trasferta. La squadra ha mostrato di saper controllare il possesso, di saper costruire dal basso con Petriccione e Pontisso in regia, e di saper creare superiorità numerica sulle fasce con Cassandro e Favasuli. Un calcio propositivo, coraggioso, che non ha paura di giocare anche negli stadi più difficili. Ma le lezioni di Genova insegnano anche che tutto questo non basta se poi manca il gol.

Seconda lezione: serve il killer instinct sotto porta

La seconda delle lezioni di Genova per il Catanzaro è la più dolorosa: dominare non basta, serve segnare. A Marassi i giallorossi hanno creato almeno quattro occasioni nitide per passare in vantaggio, ma tutte sono state sprecate. Iemmello ipnotizzato da Ghidotti nel primo tempo, Cassandro murato al 68′, Cisse parato su punizione, e soprattutto Pandolfi che all’83’ ha mandato alto un rigore in movimento da posizione favorevolissima. Come dichiarato da Aquilani nella conferenza stampa post-partita, “ciò che ci manca è il killer instinct”.

Le lezioni di Genova evidenziano un problema che accompagna il Catanzaro dall’inizio della stagione: la mancanza di cinismo. Sei partite, sei pareggi, sei gol fatti e sei subiti: un equilibrio perfetto che fotografa una squadra in cerca di identità offensiva. Iemmello, capitano e bomber designato, ha segnato solo 2 gol finora, troppo pochi per un attaccante del suo calibro. Cisse, dopo la doppietta contro la Juve Stabia, si è spento. Oudin crea ma non finalizza. E i subentrati come Pandolfi e Pittarello non riescono a dare la scossa necessaria.

Le lezioni di Genova insegnano che il Catanzaro deve lavorare sulla finalizzazione, sulla cattiveria negli ultimi venti metri. Non basta arrivare in area, non basta tirare 16 volte a partita: serve la freddezza di chi sa che in Serie B le occasioni sono poche e vanno sfruttate tutte. Come raccontavamo nell’analisi del record di sei pareggi consecutivi, il Catanzaro ha una difesa solidissima (6 gol subiti in 6 partite), ma un attacco troppo sterile. E senza gol, anche il dominio più netto vale zero punti.

Terza lezione: la strada è quella giusta, serve pazienza

La terza delle lezioni di Genova per il Catanzaro è forse la più importante: la strada intrapresa da Aquilani è quella giusta, serve solo pazienza. Il tecnico giallorosso, arrivato in estate con il compito di costruire una squadra competitiva dopo la salvezza miracolosa della scorsa stagione, sta plasmando un Catanzaro riconoscibile, con un’identità di gioco precisa e principi tattici chiari. Il possesso palla, la costruzione dal basso, la ricerca degli spazi tra le linee: tutto funziona, manca solo l’ultimo tassello.

Le lezioni di Genova confermano quanto dichiarato da Aquilani: “La squadra deve continuare a credere in quello che fa, perché così arriveranno le vittorie”. I numeri danno ragione al tecnico: il Catanzaro domina le partite, crea occasioni, controlla il gioco. È solo questione di tempo prima che tutto questo si trasformi in vittorie. E sabato a Monza, contro una squadra in piena crisi con un allenatore che si gioca la panchina, potrebbe essere il momento giusto per sbloccarsi.

Le lezioni di Genova insegnano anche che il gruppo è unito e compatto. Nonostante i sei pareggi consecutivi, nonostante la frustrazione per le occasioni sprecate, la squadra continua a lavorare con intensità e determinazione. Pontisso, migliore in campo a Marassi con voto 6.5, ha dimostrato di essere un leader silenzioso, onnipresente a centrocampo. Verrengia ha mostrato personalità al debutto da titolare. Cisse, nonostante qualche eccesso di egoismo, resta un talento cristallino capace di inventare giocate decisive.

Le lezioni di Genova parlano di una squadra che sta crescendo, che sta assimilando i principi di Aquilani, che sta costruendo un’identità precisa. Serve solo l’ultimo step: il gol, la vittoria, la consapevolezza di poter vincere. E sabato all’U-Power Stadium, con l’arbitro Perri che ha portato bene in passato (due vittorie su due precedenti), il Catanzaro avrà l’occasione perfetta per mettere in pratica le lezioni di Genova e conquistare finalmente i primi tre punti stagionali.

Il Catanzaro torna da Genova con la consapevolezza di essere una squadra forte, organizzata, capace di competere con chiunque. Le lezioni di Genova insegnano che la strada è quella giusta, che il lavoro di Aquilani sta dando i suoi frutti, che serve solo un pizzico di cinismo in più per trasformare i pareggi in vittorie. Sabato a Monza sarà l’occasione per dimostrare di aver imparato la lezione più importante: dominare è bello, ma vincere è meglio.

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