lunedì 26 Gennaio 2026

Vivarini in bilico: l’ex maestro del Catanzaro rischia l’esonero a Pescara dopo il tracollo di Palermo

Il tonfo del Barbera ha mandato in frantumi le certezze di Vincenzo Vivarini sulla panchina del Pescara. Il pesante 5-0 subito contro il Palermo nella notte del primo novembre ha rappresentato molto più di una semplice sconfitta: è stato un capitombolo che ha messo seriamente a rischio la permanenza dell’ex tecnico giallorosso nel club abruzzese. Domenica prossima, nella sfida casalinga contro il Monza che precede la sosta per le nazionali, Vivarini si gioca la panchina in quello che si preannuncia come un vero e proprio dentro o fuori.

Le parole durissime del presidente Daniele Sebastiani, che negli spogliatoi del Renzo Barbera non ha risparmiato critiche alla squadra con un eloquente “adesso mi sono rotto le scatole”, hanno certificato la fine del credito illimitato nei confronti del sessantanovenne di Ari. Il numero uno biancazzurro, visibilmente alterato davanti alle telecamere di Rete8, ha sfogato tutta la sua frustrazione per una prestazione ritenuta inaccettabile. La pazienza della società è ai limiti e il match contro il Monza rappresenta l’ultima spiaggia per l’allenatore.

La tempesta perfetta al Barbera

La serata siciliana ha assunto i contorni del disastro sportivo. Dopo un primo tempo equilibrato, nel quale il Pescara aveva retto l’urto dei rosanero festeggianti per i 125 anni di storia del club, la ripresa ha svelato tutte le fragilità di una squadra in evidente difficoltà. Il raddoppio immediato di Segre al rientro dagli spogliatoi ha fatto saltare ogni argine difensivo: Pierozzi ha completato una doppietta personale al 58′, poi è arrivato il gol nel giorno del compleanno di Brunori al 72′ e infine il definitivo 5-0 firmato da Diakite all’83’.

Lo stesso Vivarini, in conferenza stampa, non ha potuto che ammettere l’evidenza: “Nel secondo tempo abbiamo mollato completamente, mostrando fragilità fisica e caratteriale. Si può anche perdere, ma non si può mollare così”. Parole che suonano come un’autocritica amara, ma che potrebbero non bastare per salvare la panchina. Il tecnico abruzzese ha fatto riferimento anche a quanto accaduto nella trasferta di Genova, lasciando intendere che il problema del crollo mentale si sta ripetendo con preoccupante frequenza.

I numeri di un’emergenza conclamata

Una disfatta totale, certificata dai 23 gol già incassati in appena undici giornate, con una sola vittoria conquistata e 8 punti totali che collocano il Delfino pericolosamente nelle sabbie mobili della zona retrocessione. La media punti di 0,72 a partita racconta di una stagione drammatica, ben lontana dalle aspettative estive quando Vivarini era stato accolto come l’uomo della provvidenza dopo la promozione dalla Serie C conquistata ai playoff contro la Ternana.

La difesa biancazzurra è la seconda peggior retroguardia del campionato, un dato che assume contorni ancora più drammatici se si considera che il Pescara aveva lavorato intensamente durante il ritiro estivo proprio sulla fase difensiva. Gli infortuni hanno certamente inciso, con assenze pesanti come quelle di Pellacani (stagione finita), MerolaTsadjoutOlzer e Oliveri, ma le difficoltà appaiono più profonde e strutturali.

Il peso della comparazione con gli anni d’oro calabresi

Il contrasto con l’esperienza al Catanzaro risulta inevitabile e impietoso. Dal 30 novembre 2021 al giugno 2024, Vivarini ha scritto pagine indelebili nella storia giallorossa: 114 panchine67 vittorie, 23 pareggi e 24 sconfitte per un totale di 199 punti, con 223 gol realizzati e 116 subiti. Ha conquistato la promozione in Serie B dalla Serie C con cinque giornate d’anticipo nel 2023, stabilendo il record assoluto di 96 punti nella storia della terza serie e guidando successivamente la squadra fino alle semifinali playoff nella stagione successiva.

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Foto: US Catanzaro 1929

Tra i suoi primati figurano le 18 vittorie consecutive casalinghe in un campionato, le 29 partite senza sconfitte e innumerevoli altri record che lo hanno consacrato come il tecnico più vincente nella storia del club calabrese. Un’eredità gloriosa che oggi sembra appartenere a un’altra era, mentre a Pescara la sua media punti langue e la squadra appare smarrita, incapace di trovare continuità e solidità.

Il precedente Frosinone e la maledizione degli esoneri

La vicenda pescarese rievoca pericolosamente quanto accaduto appena pochi mesi fa con il Frosinone. Anche lì, dopo essere stato scelto per rilanciare una neoretrocessa, Vivarini aveva collezionato appena 6 punti in 9 partite prima di essere sollevato dall’incarico nell’ottobre 2024. Il sesto esonero in nove esperienze da allenatore per un tecnico che, al netto dell’eccezionale parentesi catanzarese dove la società gli aveva garantito condizioni ottimali, ha spesso faticato a trovare continuità nelle altre piazze.

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Foto: Frosinone Calcio

Da Aprilia a Empoli, dall’Ascoli al Bari, passando per la Virtus Entella e infine Frosinone, il curriculum di Vivarini evidenzia una carriera costellata di interruzioni premature che oggi rischiano di ripetersi anche sulla costa adriatica. A Pescara il contratto è annuale con opzione di rinnovo automatico in caso di salvezza, una formula che da un lato offre flessibilità alla società ma dall’altro aumenta esponenzialmente la pressione su ogni singola gara.

Le difficoltà tattiche e fisiche

Nelle dichiarazioni post-gara, Vivarini ha menzionato le difficoltà fisiche legate al tour de force di tre partite in una settimana, inclusa quella giocata sul sintetico di Chiavari contro la Virtus Entella. “Avevamo tanti assenti e abbiamo cercato di cambiare poco, questo lo abbiamo pagato rispetto al Palermo che ha ruotato di più. Sotto l’aspetto atletico siamo calati e questo ha inciso molto”, ha spiegato il tecnico. Motivazioni comprensibili ma che non possono giustificare un crollo così verticale nel secondo tempo.

Il Pescara aveva mostrato segnali incoraggianti nel pareggio interno per 1-1 contro l’Avellino, quando Vivarini aveva elogiato lo spirito battagliero dei suoi: “Bella partita, giocata a viso aperto. Lo spirito è stato giusto e abbiamo lavorato tanto sul coraggio e la voglia”. Peccato che appena tre giorni dopo quel coraggio sia clamorosamente evaporato sotto i riflettori del Barbera, davanti a circa 30.000 spettatori.

L’esame Monza come ultima chiamata

La sfida contro il Monza di domenica prossima all’Adriatico assume dunque un significato cruciale e probabilmente definitivo. I lombardi arrivano a Pescara da protagonisti assoluti del campionato: cinque vittorie consecutive contro Catanzaro, Frosinone, Reggiana, Palermo e Spezia hanno proiettato la squadra di Paolo Bianco al secondo posto in classifica con 23 punti, a un solo punto dalla vetta occupata dal Modena. Una striscia positiva che il Monza non registrava dal lontano 1964, segno della continuità e della solidità costruita dall’allenatore brianzolo dopo la retrocessione dalla Serie A.

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Foto: AC Monza

Le fonti locali riferiscono che il presidente ha già fatto capire chiaramente il suo pensiero: la fiducia non è infinita e i risultati devono arrivare immediatamente. Il Monza rappresenta sulla carta l’avversario peggiore per un Pescara in piena crisi: una squadra lanciata, compatta, che ha trovato la formula perfetta tra corsa e sacrificio. Il rischio concreto è che la dirigenza biancazzurra decida di intervenire durante la sosta, momento ideale per un eventuale avvicendamento tecnico che consentirebbe al nuovo allenatore di lavorare una settimana intera con la squadra prima del prossimo impegno di campionato.

Una sosta per riflettere

“Nella sosta cercheremo di risolvere i problemi”, ha dichiarato Vivarini dopo la disfatta palermitana. Parole che tradiscono la consapevolezza di trovarsi in una situazione critica, dove ogni risultato negativo può rivelarsi fatale. Il tecnico sa bene che la sosta può essere un’arma a doppio taglio: o l’occasione per ricaricare le batterie e lavorare sui problemi evidenziati, oppure il momento in cui la società decide di cambiare rotta.

Il Pescara non può permettersi di ripetere gli errori di qualche stagione fa, quando precipitò dalla Serie B con tre cambi di allenatore e un caos organizzativo totale. Sebastiani vuole evitare a tutti i costi una nuova retrocessione che sarebbe devastante per le ambizioni e le finanze del club. Per questo motivo, la tentazione di intervenire prima che sia troppo tardi diventa sempre più forte.

Il rimpianto dei tifosi giallorossi

Per i tifosi del Catanzaro che lo hanno idolatrato al Ceravolo, assistere a questa parabola discendente provoca sentimenti contrastanti: da un lato la riconoscenza per quanto fatto con la maglia giallorossa, dall’altro la consapevolezza che nel calcio le favole non sempre hanno lieto fine. Vivarini aveva lasciato Catanzaro da eroe, con la piazza che sperava in una sua permanenza anche dopo la splendida annata conclusa con la semifinale playoff. La scelta di accettare il Frosinone, terminata con l’esonero dopo appena due mesi, aveva già deluso molti tifosi calabresi.

Ora, vedere l’ex maestro in così grave difficoltà a Pescara genera un misto di malinconia e riflessione sulla velocità con cui il calcio può cambiare i destini. Vivarini resta comunque una figura di grande spessore, capace di imprese memorabili quando messo nelle giuste condizioni. Ma il calcio moderno è spietato e raramente concede alibi, nemmeno ai tecnici che hanno scritto pagine di storia recente.

Il verdetto è vicino

La prossima domenica dirà se l’ex maestro del Catanzaro, capace di imprese memorabili in Calabria, riuscirà a invertire la rotta o se anche l’avventura pescarese si chiuderà prematuramente, lasciando l’amaro in bocca per un progetto che sembrava promettente ma che rischia di naufragare dopo appena quattro mesi. Il Monza rappresenta uno spartiacque decisivo: vincere significherebbe riportare entusiasmo e fiducia, perdere potrebbe voler dire addio. Il calcio, con la sua crudeltà e i suoi giudizi sommari, non aspetta nessuno. E Vivarini lo sa bene.

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