La frattura tra il Bari e Fabio Caserta sembra ormai insanabile. Le valutazioni in corso sul destino dell’allenatore calabrese, riportate da TeleSveva, confermano un clima di tensione che serpeggia da settimane. La panchina biancorossa, affidata in estate all’ex tecnico del Catanzaro, sta vacillando sotto il peso dei risultati deludenti e di una squadra che ha progressivamente smarrito identità, fiducia e punti.
Lo scenario è delicatissimo: una piazza esigente, un organico costruito per stare stabilmente nella parte sinistra della classifica e un trend negativo che ha trascinato i galletti fino alla zona playout. In questo contesto, il nome di Vincenzo Vivarini — libero dopo la parentesi negativa a Pescara — torna prepotentemente a circolare intorno al San Nicola, alimentando suggestioni, paradossi e memorie che riportano inevitabilmente ai Tre Colli.
Lo scenario attuale: Caserta con i giorni contati
Il Bari si ritrova immerso in una crisi di risultati che ha eroso ogni forma di fiducia nei confronti di Fabio Caserta. L’allenatore era stato scelto come figura in grado di garantire equilibrio, organizzazione e un modello di gioco verticale e pratico, differente — e per certi versi antitetico — rispetto a quello di Michele Mignani e, prima ancora, di Vincenzo Vivarini.
Gli obiettivi iniziali parlavano di consolidamento e inserimento stabile in zona playoff, sfruttando un organico competitivo e l’ambiente del San Nicola, tradizionalmente un fattore positivo. La realtà ha preso però una piega differente:
- la squadra è scivolata in zona playout,
- il rendimento casalingo è crollato, con un San Nicola che non intimorisce più,
- le prestazioni non mostrano segnali di crescita,
- il pubblico ha perso pazienza, come dimostrato dagli striscioni e dai fischi delle ultime settimane.
Emblematiche le parole del direttore sportivo Giuseppe Magalini dopo la sconfitta di Reggio Emilia:
“Non è che non abbiamo personalità, non abbiamo volto. Abbiamo poche certezze.”
Una dichiarazione che fotografa con precisione il disagio interno: il Bari non ha un’identità riconoscibile, né offensive né difensive. I numeri sono impietosi: la squadra segna poco, subisce molto e vive di fiammate individuali, senza una struttura solida.
L’ultimo stop contro il Frosinone — con una rimonta subita e un crollo mentale vistoso — ha accelerato il processo decisionale della società. Secondo quanto riportato da TeleSveva, il 24 novembre è la giornata cruciale per definire l’immediato futuro della panchina biancorossa.
I possibili sostituti
I nomi circolati nelle ultime ore riflettono l’incertezza del club:
- Luca D’Angelo, reduce dall’esonero allo Spezia, apprezzato per pragmatismo;
- Rolando Maran, tecnico esperto con diversi campionati in cadetteria;
- Moreno Longo, profilo gradito alla piazza ma con ingaggio elevato.
E poi, soprattutto, Vincenzo Vivarini, un nome che a Bari suscita memorie contrastanti ma anche una certa nostalgia per il gioco propositivo delle sue passate stagioni.
Il fantasma di Vivarini: un ritorno sempre più probabile?
La notizia dell’esonero di Vincenzo Vivarini dal Pescara — avvenuto l’11 novembre 2025 — ha alimentato una serie di indiscrezioni che puntano dritte verso Bari. L’avventura in Abruzzo è stata fallimentare: 8 punti in 12 partite, penultimo posto, squadra mai in sintonia col tecnico. Una parentesi che stride con il suo curriculum recente, soprattutto con l’annata da record al Catanzaro.
È proprio quella stagione 2022/23 a fungere da spartiacque per la sua reputazione: 96 punti in Lega Pro, promozione diretta a marzo, miglior attacco d’Italia e una qualità di gioco che ha reso i giallorossi un caso studiato anche nelle scuole allenatori. Una squadra capace di dominare con naturalezza, trascinata da un Pietro Iemmello in stato di grazia (oltre trenta reti stagionali) e da un gruppo costruito per valorizzare tecnica e intensità.
Oggi, con Vivarini libero e desideroso di rimettersi in pista, Bari ritorna a essere una destinazione plausibile. Il suo nome piace ad ampi settori della tifoseria, che ricordano la crescita della squadra nel triennio precedente alla promozione del 2022.
La suggestione è forte:
Vivarini che rientra al San Nicola per ricostruire ciò che Caserta non è riuscito nemmeno a impostare.
Uno scenario che, per ironia della sorte, rimetterebbe in rotta di collisione proprio due degli allenatori più discussi dalla piazza di Catanzaro negli ultimi anni.
Una storia parallela e speculare
Le carriere recenti di Caserta e Vivarini presentano una sorprendente simmetria, quasi una trama scritta dal destino calcistico del Sud.
Caserta, il rapporto mai sbocciato con Catanzaro e Bari
A Catanzaro il rapporto non è mai decollato: nonostante il sesto posto e una gestione ordinata della stagione 2024/25, Caserta non ha saputo raccogliere l’eredità di un calcio identitario come quello di Vivarini. Il passato sulla panchina del Cosenza — elemento emotivo non secondario — ha pesato come un macigno. Al primo calo, la piazza ha percepito la sua guida come distante, quasi asettica.

A Bari sta accadendo lo stesso: il tecnico è rimasto intrappolato tra le aspettative e l’incapacità di stabilire un legame con il pubblico. Le scelte tattiche, spesso conservative, non hanno mai convinto. E quando l’ambiente si raffredda, a certe latitudini diventa difficile risalire.
Vivarini, dal paradiso giallorosso al flop abruzzese
Il destino di Vivarini, dopo Catanzaro, non è stato più lineare. La scelta Pescara (dopo Frosinone) — sentimentalmente comprensibile — si è rivelata un errore di tempi e di contesto: rosa limitata, mancanza di leadership in campo, poco tempo per incidere e pressione altissima.
Di fronte al suo nome, il Bari si trova ora davanti a una tentazione evidente: riportare a casa un allenatore che conosce la piazza e che, al suo meglio, propone uno dei progetti calcistici più efficaci dell’intera Serie B.
TeleSveva e le tempistiche della crisi
La segnalazione di TeleSveva fotografa perfettamente il momento: Caserta è a un passo dall’esonero e il Bari sta valutando con grande attenzione la direzione da prendere.
La coincidenza, per certi versi ironica, è che proprio Vivarini è tornato sul mercato nel momento in cui il Bari è costretto a fare una scelta radicale.
Il calendario non aiuta:
- trasferta a Empoli sabato,
- recupero con la Juve Stabia il 4 dicembre,
- Pescara al San Nicola l’8 dicembre.
Tre partite che possono determinare la traiettoria della stagione: chi siede in panchina dovrà garantire da subito ordine, punti e fiducia.
Prospettive tattiche e possibili scenari
Se il Bari decidesse di cambiare guida tecnica, lo scenario tattico muterebbe in modo significativo.
Con Vivarini
Ci sarebbe un ritorno a un gioco basato su:
- costruzione dal basso,
- esterni offensivi molto alti,
- rotazioni continue tra mezzali e trequarti,
- gestione del possesso come arma difensiva.
È il modello che ha reso irresistibile il Catanzaro del 2023, dove profili come Vandeputte, Biasci e Iemmello venivano esaltati da un sistema fluido e armonico.
Con D’Angelo
Il Bari tornerebbe a un calcio più fisico e verticale, con 3-5-2 strutturato, difesa compatta e transizioni rapide.
Con Maran
Il focus sarebbe sulla fase di non possesso e sull’equilibrio, con un 4-4-2 solido e interpretazioni conservative.
Bari a un bivio decisivo
La situazione del Bari rappresenta uno dei nodi tecnici e psicologici più interessanti di questa Serie B. La società si trova davanti a una scelta determinante: continuare con Caserta — sperando in una sorprendente inversione di tendenza — o ripartire da un nuovo progetto, con tutti i rischi che un cambio in corsa comporta.
Il ritorno di Vincenzo Vivarini sarebbe una storia potente, carica di simboli, memorie e aspettative. Ma sarebbe anche un’operazione ad alto rischio: il Bari ha bisogno di stabilità, non di romanticismi.
Qualunque sarà la scelta, il tempo è finito. La squadra deve voltare pagina in fretta, perché la corsa alla salvezza — e forse qualcosa in più — dipende da ciò che accadrà nelle prossime ore.
