Il calcio è materia liquida, capace di trasformare eroi in colpevoli nel giro di pochi risultati negativi. Lo sa bene Fabio Caserta, la cui avventura sulla panchina del Bari sembra appesa a un filo sottilissimo, quasi invisibile. La sconfitta maturata contro il Frosinone non è stata un semplice passo falso, ma un vero e proprio terremoto che ha scosso le fondamenta del progetto tecnico biancorosso, gettando un’ombra lunga e inquietante sul futuro dell’allenatore. La situazione al “San Nicola” è incandescente e coinvolge figure che, per noi di Passione Catanzaro, non sono semplici nomi, ma pezzi di storia recente: dal direttore sportivo Giuseppe Magalini all’ex tecnico dei record Vincenzo Vivarini.

Sabato prossimo, contro l’Empoli, Caserta si giocherà molto più di tre punti. Quella sfida potrebbe rappresentare l’ultima spiaggia, il confine definitivo tra la permanenza e l’esonero. Ma le manovre di palazzo sono già iniziate: come riportato da La Gazzetta dello Sport, Magalini e il presidente Luigi De Laurentiis hanno avuto un colloquio fitto nella giornata di ieri. Un vertice che sa di resa dei conti e che apre scenari suggestivi, con il possibile ritorno di fiamma di Vivarini, fresco di esonero al Pescara, pronto a subentrare.
La graticola del San Nicola: Caserta sotto scorta
L’immagine che meglio fotografa il momento drammatico del Bari è quella di martedì mattina. Fabio Caserta ha diretto regolarmente la sessione di allenamento nell’antistadio del San Nicola, ma lo ha fatto in un clima surreale, sotto il vigile controllo delle Forze dell’Ordine. Quando la polizia deve presidiare un allenamento, significa che il rapporto tra la piazza e la guida tecnica ha raggiunto il punto di non ritorno, o ci è pericolosamente vicino.
Per Caserta, questa situazione rappresenta un déjà vu amaro. Il tecnico, che aveva iniziato la stagione con l’ambizione di rilanciare una piazza storica, si trova ora stritolato dalle aspettative e dai risultati che non arrivano. La sconfitta contro il Frosinone ha evidenziato crepe tattiche preoccupanti: una squadra spesso lunga, scollegata tra i reparti e incapace di reagire alle avversità. Non è il Bari che Magalini aveva immaginato quando, in estate, aveva deciso di puntare sull’ex tecnico del Catanzaro, convinto di poter replicare le intuizioni felici avute in Calabria.
Il calcio di Caserta, spesso pragmatico e muscolare, non sta facendo breccia nel cuore dei tifosi baresi, abituati a palati fini e ora esasperati da una classifica che piange. La pressione è totale. L’allenatore sa che contro l’Empoli non basterà una prestazione dignitosa; servirà una vittoria scacciacrisi, un segnale di vita inequivocabile. Ma la sensazione che serpeggia tra gli addetti ai lavori è che il destino possa essere già segnato, indipendentemente dall’esito del prossimo match. Quando la fiducia della piazza evapora, recuperarla è un’impresa titanica.
Il “Fattore Magalini” e il fallimento del blocco ex-Catanzaro
In questa vicenda, un ruolo cruciale lo gioca Giuseppe Magalini. L’ex direttore sportivo del Catanzaro, architetto della promozione dei record del 2023 e della successiva splendida cavalcata ai playoff di Serie B, si trova ora nell’occhio del ciclone. La sua scelta di puntare su Caserta è sotto accusa.
Per i tifosi del Catanzaro, osservare le difficoltà di Magalini a Bari è motivo di riflessione. A Catanzaro, il DS aveva costruito una macchina perfetta, basata su un’intesa telepatica con l’allenatore e su un gruppo granitico. A Bari, quella magia non si è replicata. Il colloquio di ieri con De Laurentiis e Di Cesare certifica che anche la posizione del direttore non è esente da critiche. Magalini si trova di fronte a un bivio doloroso: difendere a oltranza la sua scelta (Caserta) rischiando di affondare con essa, o sconfessare il proprio operato iniziale e procedere al cambio della guardia.
Il “modello Catanzaro” che si voleva esportare in Puglia sembra essersi inceppato. Non basta trapiantare le figure dirigenziali per replicare i risultati; serve il contesto, serve la pazienza, serve l’alchimia. Quell’alchimia che al “Ceravolo” aveva trasformato giocatori come Iemmello e Vandeputte in macchine da guerra, a Bari non si è mai innescata. E ora, Magalini potrebbe essere costretto a richiamare proprio l’uomo che, insieme a lui, aveva scritto la storia sui Tre Colli.
L’ombra di Vincenzo Vivarini: suggestione o realtà?
Ed è qui che la storia si fa interessante per noi. La dirigenza biancorossa sta monitorando due profili per l’eventuale successione, e il primo nome sulla lista è quello di Vincenzo Vivarini.
Il tecnico di Ari, fresco di esonero al Pescara, non è un nome qualunque. È l’uomo del “Calcio Champagne”, il profeta del gioco posizionale che ha fatto innamorare Catanzaro, portando le Aquile a frantumare ogni record in Serie C e a stupire l’Italia intera in Serie B. Il suo accostamento al Bari non è casuale per due motivi.

Primo: Vivarini conosce la piazza, avendola già allenata (sfiorando una promozione in una finale playoff amarissima contro la Reggiana anni fa). Ha un conto in sospeso con il destino in terra pugliese. Secondo: il legame con Magalini. Nonostante le strade si siano divise, la stima professionale tra i due rimane un fatto storico. Magalini sa che Vivarini è capace di dare un’identità precisa alla squadra in tempi brevi, lavorando sulla testa dei giocatori e sulla qualità del palleggio, proprio come fatto a Catanzaro con la valorizzazione di elementi come Ghion o Sounas.
L’ipotesi Vivarini al Bari sarebbe clamorosa. Vedere l’allenatore che ha guidato il Catanzaro alla promozione trionfale del 2023 sedersi sulla panchina di una rivale storica, chiamato proprio dal suo ex DS, chiuderebbe un cerchio narrativo incredibile. Vivarini porterebbe a Bari quella filosofia offensiva che al San Nicola manca da tempo, cercando di rivitalizzare una rosa che appare depressa. Tuttavia, bisogna considerare anche le scorie recenti: l’esperienza a Pescara non è andata come previsto, e il tecnico avrà voglia di riscatto immediato.
L’alternativa Maran e l’ultima spiaggia
Non c’è solo Vivarini, però. Sul taccuino di Magalini e Di Cesare c’è anche il nome di Rolando Maran. Un profilo diverso, più esperto in termini di gestione delle situazioni di emergenza in categoria superiore, un “normalizzatore” capace di portare la nave in porto durante le tempeste.
Maran rappresenterebbe la scelta conservativa, quella della solidità e dell’esperienza. Vivarini sarebbe la scelta del cuore e del gioco, il tentativo di accendere la scintilla. Ma tutto questo resta, per ora, nel campo delle ipotesi. La realtà si chiama Empoli. Sabato pomeriggio, Fabio Caserta si giocherà la carriera in novanta minuti. Dovrà isolare la squadra dalle voci, dalle scorte di polizia, dai vertici societari e dall’ombra ingombrante dei suoi possibili successori.
Se il Bari dovesse fallire anche contro i toscani, il ribaltone sarebbe inevitabile. E per i tifosi del Catanzaro, vedere ricomporsi la coppia Magalini-Vivarini con colori diversi dal giallorosso sarebbe un colpo al cuore, ma anche la conferma che quanto fatto sui Tre Colli è stato qualcosa di unico, irripetibile e, forse, non esportabile altrove con la stessa facilità. La Serie B è un campionato spietato: non guarda in faccia nessuno, nemmeno a chi, fino a pochi mesi fa, veniva celebrato come un eroe.
