domenica 25 Gennaio 2026

Caos Bari, follia in aeroporto: giocatore colpisce un tifoso dopo il tracollo di Empoli

Una notte di ordinaria follia, dove la cronaca sportiva cede tristemente il passo a quella nera. Quello che doveva essere il sabato del rilancio per il Bari, nel giorno dell’esordio in panchina dell’ex Vincenzo Vivarini, si è trasformato in un incubo a occhi aperti, culminato non solo in una disfatta tecnica sul campo, ma in un episodio di violenza inaudita all’aeroporto di Pisa.

La sconfitta per 5-0 contro l’Empoli ha fatto saltare i nervi a una squadra evidentemente fragile, portando a uno scontro fisico tra tesserati e tifoseria che segna probabilmente il punto più basso della recente storia biancorossa. Un giocatore del Bari che sferra un calcio a un tifoso: un’immagine che ferisce il calcio e che certifica la rottura totale tra la piazza pugliese e un gruppo di lavoro che, guidato dall’ex direttore sportivo Giuseppe Magalini, sta vivendo una stagione drammatica.

Bari, dalla “manita” del Castellani alla tensione del “Galileo Galilei”

Tutto ha inizio sul terreno di gioco del “Castellani” di Empoli. Il Bari, chiamato a una reazione dopo l’esonero di Fabio Caserta e l’arrivo in panchina di Vivarini, tecnico noto per il suo calcio propositivo ammirato altrove, è crollato sotto i colpi dei toscani. Un 5-0 senza appello, una prestazione disarmante per arrendevolezza e mancanza di idee, che ha fatto esplodere la rabbia dei circa 650 sostenitori giunti dalla Puglia.

Già al fischio finale, la contestazione era stata vibrante. I giocatori, chiamati sotto il settore ospiti per il consueto confronto, sono stati sommersi di fischi e insulti. Ma la tensione, invece di dissiparsi nel tragitto verso l’aeroporto, è montata come una marea oscura. All’arrivo nell’area partenze del “Galileo Galilei” di Pisa, la squadra è stata accolta da un clima ostile. Tifosi inferociti hanno invitato i calciatori ad “andare a lavorare”, un coro classico delle contestazioni che però, in un ambiente chiuso e ristretto, ha assunto toni minacciosi. La Digos, intuendo il pericolo, ha isolato il gruppo squadra in un’ala riservata in attesa dell’imbarco, nel tentativo di raffreddare gli animi. Una precauzione che, purtroppo, non è bastata.

L’inferno sul volo Ryanair: cronaca di un’aggressione

Il punto di non ritorno è stato raggiunto al momento dell’imbarco sul volo di linea Ryanair diretto a Bari. Il destino ha voluto che squadra, dirigenza (presenti Magalini e il suo vice Valerio Di Cesare) e contestatori dovessero condividere lo stesso velivolo per il rientro a casa.

All’ingresso dei giocatori nell’aereo, la tifoseria ha inscenato una protesta sarcastica: un applauso ironico, prolungato, accompagnato da cori di scherno per “celebrare” la vergognosa prestazione appena offerta. È in quel momento che la tensione nervosa, accumulata durante novanta minuti di umiliazione sportiva, è esplosa nel modo peggiore. Secondo le ricostruzioni, sono volati spintoni nel corridoio dell’aereo, parole grosse, fino al gesto scellerato: un tesserato del Bari ha reagito fisicamente, sferrando un calcio a un tifoso che lo stava contestando.

Il caos è stato totale. Urla, passeggeri estranei al calcio terrorizzati, steward nel panico. Per riportare la calma è stato necessario l’intervento massiccio della polizia e degli agenti della Digos, che sono saliti a bordo per separare i contendenti e identificare i responsabili. Una scena surreale che ha costretto il comandante a far scendere momentaneamente i passeggeri per permettere alle forze dell’ordine di mettere in sicurezza il volo. L’aereo è poi decollato con oltre 30 minuti di ritardo, in un clima di silenzio glaciale e tensione palpabile.

Vivarini e Magalini: il fallimento di un progetto tecnico

Al netto della gravità dell’episodio di cronaca, che avrà sicuramente strascichi legali e disciplinari (la società sarà costretta a prendere provvedimenti esemplari), l’accaduto accende i riflettori sulla gestione tecnica e societaria del Bari. L’arrivo di Vincenzo Vivarini doveva rappresentare la svolta. Il tecnico abruzzese, reduce da annate straordinarie in cui aveva mostrato un calcio scintillante e vincente, era stato scelto per dare un’identità precisa a una rosa che finora aveva navigato a vista.

L’esordio, però, è stato un disastro tattico e caratteriale. La squadra è apparsa scollata, priva di quella “fame” necessaria per salvarsi in Serie B, e incapace di reagire alle difficoltà. Vivarini si trova ora a dover gestire non solo un gruppo tecnicamente in difficoltà (sei sconfitte in tredici gare e zona playout), ma uno spogliatoio psicologicamente a pezzi, capace di perdere il controllo contro la propria stessa gente.

Sul banco degli imputati c’è anche, e soprattutto, l’ex direttore sportivo Giuseppe Magalini. Arrivato in Puglia con la fama di scopritore di talenti e costruttore di miracoli sportivi, si ritrova a gestire una rosa che sembra assemblata male, con evidenti lacune strutturali e caratteriali. La contestazione all’aeroporto non ha risparmiato nemmeno lui e il suo vice Di Cesare, simboli di una dirigenza che, agli occhi della piazza, non sta mantenendo le promesse. La scelta di Vivarini, sulla carta logica e ambiziosa, rischia di bruciarsi ancor prima di iniziare se non verrà supportata da un intervento deciso della società per ristabilire ordine e disciplina.

L’arrivo a Bari e lo scenario futuro

L’atterraggio all’aeroporto “Karol Wojtyla” di Bari non ha segnato la fine dell’emergenza. Il volo è stato accolto direttamente sulla pista da una volante della polizia, pronta a scortare la squadra e a prevenire ulteriori contatti con la tifoseria locale, che nel frattempo si era radunata all’esterno dello scalo dopo aver appreso le notizie via social.

Il Bari si risveglia oggi in una situazione drammatica. La classifica piange, il gioco latita, ma soprattutto si è creata una frattura insanabile tra l’ambiente e i giocatori. L’episodio del calcio al tifoso non è una semplice scaramuccia, ma il sintomo di un malessere profondo, di un nervosismo che non viene più canalizzato in agonismo sportivo ma sfocia in frustrazione violenta.

Per Vivarini e Magalini il compito si fa titanico. Non si tratta più solo di insegnare schemi o di fare mercato: si tratta di ricostruire le macerie di un club storico che rischia di implodere. La Serie B non aspetta e non perdona, e quanto accaduto tra Pisa e Bari è un campanello d’allarme che suona forte non solo per i biancorossi, ma per tutto il movimento calcistico, sempre più ostaggio di tensioni che nulla hanno a che fare con lo sport.

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