La notizia pubblicata oggi dalla stampa, che racconta di una studentessa capace di salvare la vita a una donna colpita da arresto cardiaco improvviso grazie all’immediato intervento con il massaggio cardiaco, rappresenta un esempio concreto di quanto la conoscenza delle manovre di primo soccorso possa fare la differenza tra la vita e la morte.
Secondo il dottor Giuseppe Colangelo, cardiologo dello sport ed esperto di rianimazione cardiopolmonare, l’episodio dimostra quanto sia fondamentale diffondere tra i giovani la cultura del soccorso.
“Quando una persona va incontro ad arresto cardiaco improvviso, ogni minuto senza intervento riduce drasticamente le possibilità di sopravvivenza. Dopo pochi minuti il cervello può subire danni irreversibili. Il massaggio cardiaco iniziato subito da chi è presente può raddoppiare o triplicare le probabilità di sopravvivenza”.
In Italia si registrano circa 60.000 arresti cardiaci improvvisi ogni anno, la maggior parte dei quali avviene fuori dall’ospedale, spesso nelle case o nei luoghi pubblici. Per questo motivo l’intervento immediato dei presenti rappresenta il primo e decisivo anello della cosiddetta catena della sopravvivenza.
“Diffondere la conoscenza delle manovre di rianimazione cardiopolmonare – sottolinea Colangelo – significa costruire una società più preparata e più solidale. La scuola è il luogo ideale per insegnare ai ragazzi il massaggio cardiaco e l’utilizzo del defibrillatore automatico esterno, strumenti che possono salvare una vita”.
Cardiologo dello sport e da anni impegnato nella divulgazione della cultura del primo soccorso, il dottor Colangelo è anche autore del recente libricino “Vite in salvo”, che attraverso il linguaggio dei fumetti spiega in modo semplice che cos’è l’arresto cardiaco, come funziona il defibrillatore e quali sono le azioni da compiere in caso di emergenza.
“Creare una diffusa cultura del primo soccorso – conclude – significa costruire una rete di solidarietà civile. Non si tratta soltanto di imparare una tecnica, ma di sviluppare una responsabilità collettiva verso la vita degli altri”.
L’episodio raccontato oggi dimostra che investire nella formazione dei giovani può trasformare un semplice gesto in un intervento salvavita.
