Padova-Catanzaro 1-3, l’onore delle armi di Andreoletti: “Non abbiamo letto la ferocia delle Aquile. Divario tecnico evidente”

Il prato dell’Euganeo ha emesso una sentenza inappellabile, certificando non solo la vittoria del Catanzaro, ma una superiorità tattica e mentale che l’allenatore avversario non ha potuto fare a meno di riconoscere. Al termine del netto 1-3 maturato nella 30ª giornata di Serie BKT, il tecnico del Padova, Matteo Andreoletti, ha analizzato con grande onestà intellettuale la sconfitta dei suoi.

Nelle dichiarazioni rilasciate in sala stampa e riportate dal portale PadovaSport.tv, l’allenatore biancoscudato ha tracciato il bilancio di una gara in cui l’atteggiamento volitivo dei veneti si è fatalmente infranto contro la maggiore caratura tecnica e l’aggressività degli uomini di Alberto Aquilani.

La resa tattica: “Schiacciati dalla loro ferocia”

L’analisi di Andreoletti parte da un presupposto chiaro: il divario visto in campo non è derivato da una mancanza di impegno del Padova, ma dalla qualità superiore dell’avversario. “Dispiace, perché ci tenevamo a fare risultato e sapevamo delle difficoltà che questo avversario poteva crearci”, ha esordito il tecnico.

Il nodo cruciale della disamina risiede nella differenza di esecuzione tecnica e nell’intensità agonistica. Andreoletti non usa mezzi termini per definire l’impatto del Catanzaro sul match: “Ho poco da recriminare ai ragazzi, che ci hanno provato, non sempre riuscendoci. Credo che abbiamo fatto il massimo nell’atteggiamento, ma possiamo fare meglio sotto il punto di vista tecnico. Il più grande errore che abbiamo commesso è stato quello di non aver letto la loro ferocia”.

Una “ferocia” agonistica e un’organizzazione di gioco che hanno costretto il Padova a sbilanciarsi precocemente dopo lo svantaggio firmato da Alesi, prestando il fianco alle letali geometrie giallorosse. Significativo, inoltre, il rifiuto categorico di appigliarsi a episodi arbitrali per giustificare il ko: “Non è il momento di cercare alibi, se l’arbitro avesse fischiato o meno. Noi dobbiamo pensare a quello che dipende da noi. Per portare a casa punti oggi dovevamo essere forti quanto loro”. Un’ammissione di inferiorità che nobilita ulteriormente la prestazione maiuscola di Iemmello e compagni.

Il rebus offensivo: le condizioni di Caprari e le scelte sui cambi

Stimolato dai cronisti sulle scelte di formazione e sull’andamento del match, Andreoletti ha poi approfondito le dinamiche del suo scacchiere tattico, apparso spesso in debito d’ossigeno contro il palleggio fluido del Catanzaro.

L’attenzione si è concentrata sull’impiego di Gianluca Caprari, elemento di spicco ma ancora lontano dalla migliore condizione: “Le aspettative su quel tipo di giocatori sono altissime, perché sono arrivati a Padova con l’idea di determinare. Arriva da un periodo di inattività e ha bisogno di aumentare la propria condizione fisica”.

Il tecnico ha anche svelato un retroscena sulla preparazione della gara, spiegando come l’idea del doppio centravanti puro fosse stata frenata da ragioni mediche: “L’idea di andare con il doppio centravanti c’era anche in settimana, ma sia Bortolussi che Lasagna non hanno lavorato appieno con il gruppo. È un’idea per le prossime partite”.

Infine, una precisazione sulle tempistiche dei cambi e sulla sostituzione di Di Mariano, apparso tra i più propositivi ma tolto dal campo nella ripresa: “Era ammonito ed era un po’ nervoso, non volevo rischiare di restare con un uomo in meno. I cambi? Ha poco senso farli a 10 minuti dalla fine; quando c’è un’avvisaglia di stanchezza io tendo a cambiare per dare respiro alla squadra”.

Mentre il Padova si lecca le ferite, preparandosi a un finale di stagione in cui dovrà lottare “con le unghie e con i denti per la salvezza”, il Catanzaro incassa non solo i tre punti, ma anche il profondo rispetto tecnico di un avversario costretto a inchinarsi all’evidenza del campo.

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