Il cronometro segna il novantaseiesimo minuto. Il fischietto dell’arbitro spezza l’incantesimo del Ceravolo. L’illusione di una vittoria di puro dominio contro una candidata alla massima serie si infrange su un rigore a tempo scaduto. Simone Pontisso si presenta in sala stampa con il volto segnato dalla tensione agonistica. L’autore della rete che aveva sbloccato Catanzaro-Monza dopo appena 6 minuti non nasconde la frustrazione per un epilogo crudele. Ha governato il centrocampo, dettato i tempi della manovra e trafitto Thiam con freddezza. Una prestazione maiuscola cancellata parzialmente dai titoli di coda. Il mediano analizza la sfida lucidamente, rivendicando la netta superiorità territoriale della squadra e rilanciando le ambizioni in vista della volata finale.
Il rammarico di Pontisso e la supremazia tattica
Le statistiche confermano le sensazioni del campo. Il divario tecnico ipotizzato alla vigilia si è sgretolato sotto i colpi del palleggio calabrese. Il centrocampista traccia un bilancio netto della gara, rifiutando la retorica del pareggio utile. “Dispiace per la partita che è stata fatta, l’abbiamo affrontata benissimo sotto tutti i punti di vista. Il Monza ha creato veramente poco”. Le corazzate si affrontano a viso aperto, senza timori reverenziali. I lombardi si presentavano nel capoluogo con una rosa infarcita di pedine abituate a palcoscenici superiori. “È una squadra che ha tanti giocatori che giocavano in Serie A, ma noi abbiamo fatto una grande prestazione. C’è rammarico per il pareggio, dovevamo e potevamo vincere. L’abbiamo dimostrato sul rettangolo verde”.
La gestione degli istanti finali
Negli spiccioli conclusivi la lucidità è venuta meno. La superiorità numerica acquisita nella ripresa non è bastata per congelare l’incontro. La lettura del numero venti non cerca alibi nella sfortuna. “Non abbiamo gestito male il pallone, c’è stato un momento in cui il Monza non pressava quasi più. Aveva quasi dato per persa la partita”. La critica interna si concentra sulle ultimissime scelte. “Abbiamo sbagliato nel finale. Potevamo gestire meglio alcuni palloni, tenere il gioco nella loro metà campo e abbiamo avuto anche le occasioni per fare il due a zero. Prendere gol a partita praticamente scaduta è una beffa amara”.
La direzione di gara ha inevitabilmente condizionato l’andamento del match con espulsioni e interruzioni continue. Stimolato sull’operato arbitrale, il giocatore sceglie la via del silenzio diplomatico per non alimentare polemiche. “Non mi interessa, non voglio commentare le decisioni arbitrali. Penso solamente a giocare bene”.
Consapevolezza e sguardo all’orizzonte
Uscire imbattuti e con recriminazioni pesanti da uno scontro d’alta quota certifica l’evoluzione del gruppo. Il livello delle prove offerte contro le prime della classe autorizza a sognare traguardi prestigiosi. Il complesso d’inferiorità appartiene al passato. “Quest’anno abbiamo dimostrato di potercela giocare con chiunque, mettendo in difficoltà qualsiasi squadra del campionato. Questo deve essere il nostro punto di forza“. L’orizzonte si sposta rapidamente sull’imminente incrocio con l’Avellino. Il percorso richiede costanza. “Dobbiamo continuare a lavorare con umiltà, sappiamo il valore di queste formazioni. Se le troveremo ai playoff, daremo battaglia e ce la metteremo tutta per passare il turno”.
Il punto incamerato muove la graduatoria ma lascia scorie mentali da smaltire in tempi brevissimi. La tenuta mostrata contro un organico costruito per dominare rappresenta la vera conquista del pomeriggio. Reggere l’urto fisico e tecnico delle big non è un episodio isolato, è diventata una solida realtà tattica. Le Aquile hanno smesso definitivamente di guardare gli avversari dal basso verso l’alto.
