Il tre a due del “Barbera” lascia in dote certezze speculari. Se il Catanzaro riflette sulle amnesie difensive costate la rimonta, il Palermo capitalizza l’entusiasmo di chi ha trovato meno spazio durante l’anno. Il centrocampista rosanero Samuel Giovane si è presentato in sala stampa con l’adrenalina di chi ha appena riassaporato il campo per l’intera durata del match. Le sue dichiarazioni tracciano un ponte diretto tra gli ultimi scampoli di regular season e l’imminente tabellone degli spareggi. Un messaggio chiaro lanciato a tutto l’ambiente cadetto, calabresi inclusi: l’organico a disposizione di Filippo Inzaghi gode di una profondità invidiabile e ha fame di continuità agonistica.
La fame rosanero e il fattore turnover
Il rettangolo verde siciliano ha offerto risposte preziose alla panchina locale. L’impiego dal primo minuto ha rigenerato il mediano marchigiano, rimasto a lungo nell’ombra nel corso del campionato. “Sono molto contento della fiducia che mi ha dato Inzaghi“, ha ammesso il giocatore analizzando la propria prestazione personale. I ritmi asfissianti della Serie B cannibalizzano spesso le seconde linee, eppure la risposta arrivata contro i giallorossi è stata perentoria dal punto di vista atletico. “Era dallo scorso anno che non facevo 90 minuti”. La tenuta fisica ha retto l’urto di una gara vissuta su un’altalena emotiva costante. “Oggi abbiamo dimostrato che anche chi ha giocato meno c’è”, ha sottolineato a rimarcare la compattezza granitica dello spogliatoio.
Prove generali di post-season
Affrontare la truppa di Alberto Aquilani si è rivelato un esame probante per i padroni di casa. Nessuna passerella di fine stagione, nessuna concessione allo spettacolo fine a se stesso. Il duello tattico ha costretto i siciliani a raschiare il fondo del barile per ribaltare l’iniziale svantaggio firmato Pittarello. “Oggi è stato un bel test”, ha confermato lucidamente Giovane. La caratura tecnica del Catanzaro non è passata inosservata agli occhi degli avversari diretti per la promozione. La prospettiva di incrociare nuovamente i guantoni a fine maggio appare uno scenario tutt’altro che remoto per entrambe le tifoserie. “Il Catanzaro è una squadra che possiamo affrontare ai playoff”. Un attestato di stima esplicito che certifica lo spessore acquisito dalle Aquile nei piani alti del torneo.
L’inerzia mentale verso l’obiettivo finale
Nel calcio l’abitudine al successo costruisce le fondamenta strutturali per affrontare i bivi a eliminazione diretta. Gestire il doppio svantaggio e ribaltare il parziale richiede una solidità nervosa fuori dal comune, un ingrediente vitale per chi sogna il salto di categoria. “Sono contento della vittoria, siamo stati bravi a portare a casa questo risultato”. Le parole del centrocampista riflettono alla perfezione l’impostazione pretesa dallo staff tecnico siciliano. Non esistono calcoli di classifica o speculazioni sulle energie da gestire. “Vincere aiuta a vincere”, è il mantra ripetuto in sala stampa per giustificare la ferocia degli ultimi assalti. L’agenda rosanero impone di ignorare la parola appagamento. L’ultima tappa della stagione servirà esclusivamente a oliare ulteriormente i meccanismi. “Ora pensiamo al Venezia e poi testa ai playoff”.
Il sipario cala sul prato del “Barbera” consegnando alla cadetteria due squadre profondamente mentalizzate. Il Palermo sfrutta l’ampiezza della rosa per blindare il proprio entusiasmo interno. I calabresi, dal canto loro, registrano l’evidente rispetto conquistato sul campo dalle storiche corazzate del campionato. Pochi giorni separano ora i giallorossi dal momento della verità sportiva assoluta. Incamerare la consapevolezza dei propri mezzi e recidere di netto i blackout nervosi farà la differenza tra il ruolo di semplice comparsa e quello di scheggia impazzita del tabellone. Sognare l’impresa passa inevitabilmente dalla capacità di trasformare gli schiaffi incassati nell’ultima trasferta in pura rabbia agonistica.
