Il calcio italiano piange la scomparsa di Evaristo Beccalossi, spentosi all’età di 69 anni in una clinica della sua Brescia. Le condizioni di salute dell’ex fantasista erano precipitate nel gennaio 2025 a causa di un grave malore, costringendolo a un coma durato oltre dodici mesi. Il prossimo 12 maggio avrebbe tagliato il traguardo dei settant’anni. La sua parabola sportiva ha incrociato più volte il destino del Catanzaro, trasformando lo stadio “Comunale” nel teatro del suo battesimo tra i professionisti. Un legame solido, capace di intrecciare le ambizioni di una piazza storica con i primi passi di un autentico talento del nostro calcio.
Il battesimo del fuoco e la minaccia di Maldera
L’8 aprile 1973, il manto erboso del “Militare” assiste all’esordio in Serie B di un ragazzino non ancora diciassettenne. Beccalossi indossa la maglia numero nove del Brescia guidato in panchina da Renato Gei. La sfida termina 2-0 per i padroni di casa, spinti dalle reti di Spelta e Braca. Il tabellino scompare di fronte all’impatto emotivo di quel pomeriggio. Al primo pallone toccato, il lombardo nasconde la sfera e supera in dribbling l’esperto difensore giallorosso Gino Maldera, colonna da 206 presenze in sette stagioni calabresi. La reazione del terzino fotografa un’epoca in cui i giovani dovevano conquistarsi il rispetto lottando. Come confessato dallo stesso ex trequartista al giornalista Vanni Zagnoli nel 2016, il maggiore dei fratelli Maldera lo attese al varco sul primo calcio d’angolo. La frase fu inequivocabile: «Non riprovarci, perché altrimenti ti spedisco a calci fino a Soverato». Un rito di iniziazione ruvido, ricordato negli anni successivi con affettuosa ironia.
L’infrangersi del sogno di Coppa
Dalle fatiche giovanili, il trequartista spicca il volo verso la consacrazione. Diventa l’idolo della curva dell’Inter, conquistando lo scudetto del 1980 e una Coppa Italia a suon di assist e colpi di classe. Paradossalmente, sarà proprio lui a spezzare i sogni di gloria della tifoseria catanzarese. Nella primavera del 1982, i giallorossi cercano l’impresa nella semifinale di coppa nazionale. Dopo il 2-1 incassato a San Siro, alla squadra calabrese basta un successo per uno a zero per passare il turno, sfruttando la regola dei gol in trasferta. La rete di Bivi infiamma l’ambiente. Pochi minuti dopo, Beccalossi gela lo stadio trasformando il calcio di rigore del momentaneo pareggio. L’assalto produce il 3-2 ai tempi supplementari, un risultato utile solo per le statistiche ma insufficiente per la finalissima.
L’ultimo giro di campo al Ceravolo
Chiusa la carriera girovagando tra Sampdoria, AC Monza, di nuovo Brescia, US Alessandria Calcio 1912 e ASD Barletta 1922, l’ex centrocampista ha continuato a frequentare l’ambiente come opinionista televisivo e dirigente sportivo. Il suo curriculum non conta alcuna presenza nella Nazionale maggiore di Enzo Bearzot. Il suo contributo all’azzurro si è però trasferito dietro le quinte. Nell’ottobre del 2023, la veste di capo-delegazione dell’Under 20 lo riporta sulle tribune del “Ceravolo” per la sfida di Elite League vinta contro la Polonia. Al fianco del presidente Floriano Noto in conferenza stampa, ha pronunciato parole cariche di gratitudine per la città. «Il mio percorso è iniziato proprio qui, con la prima partita in Serie B», ha dichiarato in quell’occasione. «Sono felice di tornare come è felice la squadra, che percepisce l’entusiasmo della piazza e che vuole regalare grandi emozioni al pubblico del Ceravolo».
La memoria di un calcio romantico, in cui i campioni si formavano sui campi difficili del Sud, impone al gruppo attuale di blindare i traguardi fissati in estate. Puntare al massimo posizionamento in classifica richiede continuità di rendimento e un approccio mentale feroce in ogni singola partita. Scendere sul prato verde con la stessa sfrontatezza tecnica mostrata da quel sedicenne avversario quasi cinquant’anni fa resta l’unica via per rendere orgogliosa un’intera provincia.
