La sconfitta rimediata al Manuzzi lascia l’amaro in bocca. Michele Mignani non nasconde la delusione dopo il ko per 1-0 contro il Cesena, ma respinge l’idea di una squadra rassegnata. Il tecnico del Catanzaro analizza la prestazione dei suoi uomini, sottolineando la crescita mostrata nella ripresa e la sfortuna fatale su palla inattiva. Perché i giallorossi non sono riusciti a portare a casa nemmeno un punto? La risposta affonda le radici in un episodio specifico e nella mancanza di quella scintilla necessaria per capitalizzare il dominio territoriale costruito nella seconda frazione.
Il primo tempo e la mossa a sorpresa a centrocampo
L’analisi di Mignani parte dalla fase iniziale del match. «Per quanto riguarda la partita, ho visto un primo tempo abbastanza equilibrato, dove probabilmente il Cesena ha avuto più possesso palla di noi. Il Catanzaro si è difeso con grande ordine, concedendo poco e cercando di ripartire. Un paio di ripartenze sono state fatte bene, qualcuna poteva essere sfruttata meglio». I romagnoli hanno fatto girare il pallone, ma il Catanzaro ha retto l’urto con ordine. Qualche ripartenza è stata gestita bene, altre potevano essere sfruttate con maggiore precisione.
La vera sorpresa era arrivata prima del fischio d’inizio. La panchina di Petriccione, sostituito da Mosti, aveva acceso i riflettori sulle intenzioni del tecnico. Una scelta che mirava a dare più peso offensivo alla manovra, cercando di scardinare la densa ragnatela cesenate. Il primo tempo è scivolato via su questi binari, con il Catanzaro compatto e il Cesena padrone del campo ma poco incisivo. Un equilibrio che ha retto fino all’intervallo, lasciando presagire una ripresa dal ritmo diverso.
La beffa di Gelli e la reazione del secondo tempo
La ripresa ha cambiato volto. «Nel secondo tempo la squadra è cresciuta e ha preso in mano il pallino del gioco. Una punizione ci ha beffato: avrei accettato il pareggio, ma la sconfitta mi lascia l’amaro in bocca perché i miei ragazzi non la meritavano». I giallorossi hanno alzato il baricentro, costringendo gli avversari nella propria metà campo. L’occasione di Koffi, con il salvataggio sulla linea di Frabotta, ha dato la misura della pressione ospite. Poi, all’83’, l’episodio fatale. La punizione di Frabotta ha trovato la testa di Gelli, bravo a svettare alle spalle della difesa.
Il concetto è ribadito con fermezza, quasi a voler proteggere il gruppo da critiche che, secondo lui, non tengono conto della prestazione complessiva. L’episodio ha deciso una gara che, per lunghi tratti, era sembrata destinata a chiudersi senza reti. La beffa ha un sapore ancora più amaro perché arrivata nel momento di massimo sforzo della squadra, proprio quando il Catanzaro sembrava aver trovato le contromisure per mettere in difficoltà l’avversario.
«Il lavoro non è gratificato dal risultato»
Il tema dei punti continua a tormentare l’allenatore. «Purtroppo questo è un momento in cui il lavoro non viene gratificato dal risultato. Sia con il Padova che oggi avremmo meritato qualcosa in più. Questo ti fa credere in ciò che fai e ti fa tenere in considerazione che ci sono margini per migliorare la classifica». Il riferimento va alle prestazioni con Padova e Cesena, dove qualcosa in più sarebbe stato meritato. I giallorossi hanno mostrato applicazione e volontà, ma mancano i frutti.
Mignani non cerca scuse, ma chiede di valutare la crescita della squadra al di là del tabellino. «Oggi il calcio riserva vittorie non meritate e sconfitte non meritate: senza nulla togliere al Cesena, che ha fatto la sua partita e ha vinto, sono convinto che la mia squadra non abbia meritato di perdere». Il Catanzaro è chiamato a una reazione d’orgoglio, a partire dalla prossima gara. Il tecnico sa che la strada è in salita, ma crede nel lavoro quotidiano.
Il cambio Iemmello e l’analisi del gol subito
A metà gara Mignani cambia volto all’attacco, sacrificando Iemmello per inserire un giocatore con caratteristiche diverse. «L’idea era muovere un po’ di più una squadra che dietro concedeva poco spazio. Sono due giocatori diversi. Nella prima parte avevamo preparato la gara cercando di rompere la loro linea, perché venivano a prenderci a uomo e volevamo trovare Iemmello tra le linee per far avanzare uno dei due centrali. Non ci siamo riusciti molto perché i loro centrocampisti sono stati bravi a fare filtro».
La mossa non produce i frutti sperati, ma il subentrato porta dinamismo. «Mettere un ragazzo con caratteristiche diverse serviva a sfruttare gli spazi nell’uno contro uno: secondo me ci è riuscito, è entrato bene, ha fatto un bel movimento in occasione del salvataggio sulla linea e ha gestito bene la palla servendo un compagno». Sul gol incassato, il tecnico non cerca alibi. «Quando prendi gol su piazzato c’è sempre qualcosa che potevi fare meglio e probabilmente il fallo era evitabile. Il traversone da lunga distanza poteva essere letto meglio, però così è andata».
Il ritorno a Cesena e il destino beffardo
La sfida del Manuzzi ha un sapore speciale per Mignani. «La vita riserva sorprese. La prima partita da allenatore del Catanzaro ho trovato mio figlio come avversario, la terza torno a Cesena da ex». I ricordi sono positivi. «Ho sempre lavorato e mi sono sempre trovato bene con tutti, dalla società ai calciatori, dai tifosi a voi. È sempre piacevole tornare qua». L’affetto per la piazza romagnola resta intatto, ma il tecnico avrebbe voluto regalarsi una gioia diversa. «Mi sarebbe piaciuto magari farvi uno sgambetto». Una battuta amara, che chiude un pomeriggio complicato.
La delusione per il risultato si unisce alla consapevolezza di dover voltare pagina in fretta. Il calendario non concede soste e la classifica continua a piangere. Il Catanzaro deve ritrovare la vittoria per non lasciarsi scivolare via il treno salvezza. La prossima sfida casalinga diventa un crocevia obbligato. Mignani ha chiesto ai suoi uomini di non abbattersi. «Dobbiamo lavorarci, non dobbiamo abbatterci, il campionato è lungo e dobbiamo credere nel lavoro che stiamo facendo perché oggi si è visto qualcosa».
Il cammino del Catanzaro riparte da una sconfitta che fa male, ma che non deve spezzare la fiducia. La squadra ha mostrato di potersela giocare, ma il cinismo sotto porta e l’attenzione difensiva restano i talloni d’Achille. Il tecnico dovrà lavorare sulla testa dei giocatori, perché la classifica impone ritmi da battaglia. L’obiettivo salvezza resta l’unico traguardo possibile, ma va inseguito con determinazione. La beffa del Manuzzi brucia, ma il tempo per le recriminazioni è finito. La strada è lunga, la salvezza è un dovere. E Mignani lo sa bene.
