“Una volta eravamo belli… oggi non più”: il pensiero di Antonio Ludovico

Non c’è dubbio alcuno che la partita in terra di Romagna era una di quelle gare nelle quali – sponda giallorossa – si è tentato di decifrare l’orizzonte, cercando qualche segno di speranza. Non solo, ma era un match carico di significato anche per il nostro nuovo allenatore Michele Mignani, il quale probabilmente qualche sassolino dentro le sue scarpe deve ancora avercelo. E che non vedeva l’ora di cacciarselo.

Al fischio iniziale, ci accorgevamo però che una delle nostre certezze – il prode Petriccione – sedeva in panca per fare posto all’oggetto misterioso Mosti, uno dal buon pedigree ma ancora ai verbi difettivi con le aquile. Poi la solita partita, il solito tran tran, i soliti passaggi ininfluenti, senza un tocco di classe, un colpo ad effetto, una situazione imprevista ed imprevedibile per i modesti avversari, un Cesena assolutamente mediocre e per nulla trascendentale. Il quale – in modo del tutto scontato – andava in vantaggio immeritatamente e portava casa i tre punti con la complicità dei nostri.

Inutile aggiungere che quello visto al Manuzzi sia un film già visto, lo stesso di Genova e di quello casalingo la scorsa settimana. Purtroppo, se tieni Pafundi e Petriccione seduti, se offri solo cinque minuti a Buso, se ti accontenti di girovagare senza costrutto, sai bene che non sempre le cose possono andare lisce. Perché questa è la serie B, perché questo è un campionato maledettamente difficile, perché per affrontarlo devi avere attributi, classe, fisicità e cambi all’altezza. Se sbagli gli uomini, caro Mignani, se dimostri di avere timore, se risulti timido, gli avversari ti sbranano. Anche quando non meriti di essere sbranato. Purtroppo, sembra che facciamo sempre i soliti discorsi, le solite menate, il solito spartito.

Quest’anno sarà un’annata di lacrime e sangue, a meno di miracoli che non intravedo all’orizzonte. La ricreazione è finita, direbbe qualcuno, così come pare sia finito anche il tempo delle scuse pretestuose, delle parole a vuoto, dei commenti insipidi. C’è una classifica che racconta tutto ciò che deve raccontare, c’è un bagaglio di emozioni e sacrifici che è stato letteralmente scaraventato fuori dalla finestra.

In nome di che, qualcuno ce lo spiegherà un bel giorno, magari a bocce ferme. Ma queste sconfitte fanno male, bruciano da morire e – particolare di non poco momento – fanno vedere i sorci verdi di un inferno che pensavamo esserci messo alle spalle. Una volta eravamo belli… oggi non più. Forza Giallorossi.

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