domenica 25 Gennaio 2026

“Così si gioca solo in Paradiso”: addio a Ragonesi, l’ultimo testimone del grande asse Bologna-Catanzaro

“Lo squadrone che tremare il Mondo fa” e “Così si gioca solo in Paradiso”. Due definizioni per una sola squadra: il Bologna. La prima è riferita al Bologna che negli anni Trenta di novanta decenni fa conquistò ben quattro scudetti e nel 1937 al Torneo dell’Esposizione Internazionale di Parigi – oggi potremmo definirla una Champions dimostrativa – ottenne il trofeo battendo i “maestri” inglesi del Chelsea per 4-1. La seconda invece è per il grande Bologna allenato da Fulvio Bernardini, che vinse lo scudetto nel 1964, battendo nello spareggio – primo ed unico, sino ad ora, per decidere la vincitrice del campionato di Serie A – l’Inter per 2-0 allo stadio Olimpico di Roma.

In quel Bologna, militarono nella stagione dello scudetto ben quattro calciatori che legheranno la carriera anche al Catanzaro: Paolo Cimpiel, Franco Marini, Edmondo Lorenzini e Renzo Ragonesi, quest’ultimo scomparso ieri, a Bologna, all’età di 82 anni e che in una buona stagione del Catanzaro in Serie B ottenne 17 presenze e segnò 2 reti, di cui una nel derby casalingo contro il Cosenza vinto 2-0.
Un legame importante, in quegli anni, fra il Catanzaro e la società della mitica, affascinante città delle Due Torri.

Un legame favorito anche dal rapporto fra i due presidenti, Nicola Ceravolo e Renato Dall’Ara, industriale della maglieria e presidente del Bologna per ben trent’anni. “Mi piace fare affari con Ceravolo, perché è onesto”, sosteneva Dall’Ara, che a un certo punto propose il Presidentissimo giallorosso anche per la presidenza della FIGC. I voti per essere eletto c’erano, ma in tal caso, Ceravolo avrebbe dovuto lasciare la presidenza dei giallorossi. E invece preferì come sempre il Catanzaro.

Il legame strettissimo fra i due presidenti si interruppe il 3 giugno 1964, quando Dall’Ara venne a mancare improvvisamente a Milano, durante la riunione con il presidente dell’Inter, Angelo Moratti, per l’organizzazione dello spareggio.

Ma i rapporti fra le due società proseguirono con profitto negli anni successivi. E anche questo è un ricordo di un calcio serio, onesto, coerente, dove ogni affare si concludeva con la reciproca fiducia e con una stretta di mano.
Un calcio di cui le nuove generazioni non hanno mai sentito parlare direttamente e che vale sempre la pena di ricordare e tramandare.

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