Abbiamo letto in questi giorni della scomparsa di Rino Marchesi, uno degli allenatori “Old School”, non primedonne ma pratici ad oltranza, finanche a riceverne danno. Nato a San Giuliano Milanese l’11 giugno 1937, 336 presenze e 23 gol in Serie A e B fra Atalanta, Fiorentina e Lazio, Marchesi inizia ad allenare negli anni Settanta, distinguendosi nella serie cadetta alla guida della Ternana e passando quindi nel 1978 all’Avellino appena promosso in Serie A, insieme al Catanzaro.
Allenatore estremamente pratico, più attento alla classifica che all’analisi psicologica concreta dei suoi giocatori, arriva nel 1980 al Napoli, iniziando una carriera in Serie A durata ad alti livelli fino al 1988. Rino Marchesi, fu purtroppo decisivo per la mancata affermazione di Palanca al Napoli nel campionato 1981/82 e nella stagione che poteva essere dell’ulteriore rilancio, quella 1983/84. Marchesi gli tolse il posto di rigorista durante la Coppa Italia, dopo il primo errore, minando così la fiducia interiore del giocatore. In questo modo distrusse in maniera irreversibile la carriera ad alto livello di Palanca, che avrebbe meritato più incoraggiamento e maggiori possibilità, ma di sicuro non un ostracismo e un clima di gelo così pesante da parte del suo allenatore.
Ma anche la prima stagione al Napoli del trainer milanese, quella 1980/81, non si rivelò felice nelle ultime battute e per motivi legati decisamente al fato, alla sfortuna ed alla mancata reazione agonistica ad un episodio iellato che decise il campionato. Il Napoli di Marchesi fin dall’inizio si rivela strabiliante e i partenopei possono contare sull’apporto decisivo di un fuoriclasse assoluto come l’olandese Ruud Krol, difensore e “libero” per modo di dire, ma in realtà maestro di calcio a tutto campo. Il finale, tuttavia, si rivelò una cocente delusione, poiché il Napoli perse lo scudetto con un Napoli-Perugia 0-1, con l’autorete del difensore Moreno Ferrario dopo neanche un minuto di gioco del primo tempo.
Nel 1982, Marchesi passa a Milano, sponda nerazzurra. All’Inter gli diedero ulteriore fiducia, e il presidente Ivanoe Fraizzoli gli acquistò un pezzo pregiato come il tedesco Hansi Muller dello Stoccarda, appena giunto dalla delusione al Mondiale del 1982 con la sconfitta 3-1 contro gli azzurri, ma sicuramente un calciatore di livello superiore. Ma anche in quel caso, Marchesi non riuscì a gestire al meglio la situazione. Storica è rimasta la frase di Evaristo Beccalossi: “È meglio giocare con una sedia che con Hansi Müller, perché con la sedia quando gli tiri la palla addosso ti torna indietro”. L’esperienza di Marchesi in nerazzurro durerà una sola stagione, nonostante il contratto biennale.
Dopo l’Inter, Marchesi torna al Napoli, dove nella prima stagione subentra a Nello Santin con la squadra nelle zone basse della classifica. E lì si ripeterà lo stesso errore: mentre il suo predecessore aveva dato spazio e fiducia a Massimo Palanca, Marchesi gliela toglierà di nuovo e stavolta definitivamente. Ovvero, come affossare psicologicamente un campione, senza nessuna colpa da parte di un calciatore che ha messo sempre l’anima e il cuore in campo. Se Palanca avesse trovato un allenatore in grado di capirlo, i napoletani ne avrebbero apprezzato il talento per davvero, senza abbandonarsi ai commenti negativi e offensivi che accompagnarono e ancora oggi descrivono la sua permanenza a Napoli. Il popolo del San Paolo sa di calcio, ma deve vederlo, mentre a Palanca quest’opportunità non fu concessa.
Ma ad onor del vero, Marchesi stava per fare peggio con Maradona nel campionato 1984/85. Alla dodicesima giornata di andata (su quindici) il Napoli aveva appena nove punti e galleggiava malamente nella zona retrocessione. Nella squadra c’erano fortissime tensioni interne, con l’ex milanista Walter De Vecchi in conflitto con Maradona e due fazioni contrapposte nello spogliatoio. A ricomporre il tutto intervenne il Direttore Generale, Antonio Iuliano, per salvare la stagione e anche Diego. A fine stagione, Marchesi fu esonerato e sostituito da Ottavio Bianchi, il trainer del primo scudetto.
Tuttavia, Marchesi non sarà inattivo e passerà alla Juventus, con due stagioni e nessun titolo conquistato. La prima fu l’ultima di Platini e la seconda si rivelò l’unica del gallese Ian Rush. Al Liverpool, Rush era un fuoriclasse fantastico, capace di far vincere le partite e nel contempo di dettare legge in campo, con un carisma tipico da Premier League (o First Division, come si chiamava allora), prima e dopo la Juve. In bianconero, invece, rese al 10% delle sue possibilità. Ma in generale era la squadra ad essere insipida.
“Pigramente Signora”, fu il celebre titolo di un articolo di Vladimiro Caminiti che uscì sul Guerin Sportivo, quello vero, diretto da Marino Bartoletti. Dopo la delusione biennale juventina, ebbe fine la carriera ad alti livelli di Marchesi, un allenatore sicuramente preparato, ma poco capace di gestire i grandi campioni e di saper instillare fiducia ai calciatori emergenti che avevano tutti i numeri per uscire fuori alla grande. Bravo, ma parecchio sfortunato. In ogni caso, un altro personaggio indelebile di un calcio più autentico.
