Non sono molti i calciatori che hanno avuto la fortuna di esordire da professionisti giocando accanto a Massimo Palanca, sia pure da avversari. E sono ancora meno i calciatori che dopo un esordio così scoppiettante hanno persino vestito la maglia giallorossa del Catanzaro. Dino Di Julio è uno di questi pochi e ne va giustamente fiero. Nato a Monte Compatri (Roma), il 7 aprile 1968, Di Julio svolge la sua trafila nelle giovanili della Lazio, ma la bellezza e l’importanza della sua esperienza calcistica in giallorosso le esprime ancora oggi con l’affetto più importante e sincero.
”Sono onorato di aver indossato la maglia del Catanzaro. Oltre ad avere un pubblico fantastico io la seguo sempre, perché è una piazza calcistica stupenda. Io credo di aver lasciato dei buoni ricordi, anche come impegno in campo. E i tifosi del Catanzaro vogliono quel grande tipo di atteggiamento in giocatori con un carattere straordinario. Mi sono affezionato alla città, alla curva, al grande pubblico. Ho tanti amici a Catanzaro che sento spesso. Ed è vero che gli ultras mi avevano chiesto di essere presente se arrivavamo in finale. Mi avevano invitato ad andare alle partite finali, e purtroppo io per lavoro non sono potuto andare, ma ho visto tutti gli incontri durante il campionato e seguo la squadra da tanti anni, perché comunque sono rimasto entusiasta, innamorato della gente, del pubblico e della città. Sono innamorato di questi colori giallorossi calabresi, con ricordi bellissimi che porterò sempre con me nel cuore”.
Centrocampista di temperamento, dal rendimento costante, Di Julio ha totalizzato fra C/1, C/2 e Serie D ben 513 presenze e tre gol in vent’anni di carriera. A Catanzaro ha giocato appena 25 partite, senza reti, ma gli sono bastate per restare tuttora nel cuore dei tifosi giallorossi, un affetto che d’altronde è pienamente ricambiato.
Oggi è un allenatore che mette in evidenza la sua importante qualità professionale e il suo impegno nell’attività in ogni squadra dilettantistica che ha l’onore di averlo come mister, soprattutto nelle squadre del Lazio.
E anche le sue parole dopo un campionato fantastico, al di là della mancata promozione in Serie A per un soffio, ci dimostrano quanto sia immenso il suo affetto e il suo tifo per i colori giallorossi. Una passione che si estende per la società attuale, per la squadra, i tifosi e la città. Un’accoglienza fantastica, che lui non dimentica mai e rende ampiamente verosimilmente e straordinaria con un suo meraviglioso amore sportivo.
Quanta passione ti hanno portato questi giallorossi?
”La passione della gente di Catanzaro è tantissima, perché meriterebbe di giocare assolutamente anche in Serie A. Ma secondo me sono un po’ di anni che sta facendo benissimo, anche se quest’anno credevo veramente di poter esultare per rivederla veramente nella massima serie. L’ho seguita e vedevo partite con tanto entusiasmo, con lo stadio ancora più abbellito dai lavori fatti e sinceramente godevo le partite e sembrava un livello tecnico qualitativo ancora più importante di quello della Serie B. La passione meravigliosa che hanno i tifosi del Catanzaro, chiaramente credo che poche altre tifoserie la possano avere in Serie A.
Mi ricordo, quando tanti anni fa e in categorie più inferiori ho avuto l’esperienza di giocare giù in ogni partita che si disputava in Serie C. C’era una media di 18.000 spettatori e chi andava in campo con quel pubblico e con quel tifo non vedeva l’ora di giocare, perché sapeva che c’era tanta gente che lo seguiva”.
Cosa ne pensi, nello specifico aspetto tecnico, di quest’ultimo campionato appena concluso in Serie B?
“Oltre che giocare bene, sicuramente l’allenatore Aquilani ha plasmato una squadra con tutti i valori giusti, con tecnica, cattiveria e livello di qualità ed impegno molto positivo. Di tutto questo il merito va certamente ad Aquilani, cha ha realizzato una grande squadra e credo che abbia costruito uno spogliatoio magico, perché hanno fatto vedere un campionato splendido, purtroppo non riuscendo a raggiungere la massima serie. E credimi: io pensavo che la Serie A era possibile anche nell’ultima partita. Il rammarico, secondo me, è l’andata in casa con il Monza, perché non ci si aspettava davvero quel risultato. Poi era una squadra costruita per cercare di fare bene e purtroppo quegli equilibri non hanno fatto la magia finale alla quale sinceramente io credevo, soprattutto negli ultimi minuti, perché vedevo che il Monza aveva paura. Al ritorno, il Catanzaro se era più cinico avrebbe fatto anche il terzo gol, sfiorandolo infatti diverse volte e godendo anche per la reazione positiva della stessa squadra in campo e del mister, che credo si sia dedicato a quella gente, a quel pubblico e a quel popolo. Solo chi gioca e allena su questa piazza capisce il valore di tutta la gente che rappresenta il popolo dei tifosi del Catanzaro. Io ho avuto questa fortuna di vedere e di avere accanto tanti tifosi e per questo porto sempre il Catanzaro con me e nella mia carriera calcistica. Un’esperienza magica e bellissima”.
Che ne pensi, inoltre, dei rendimenti nei vari settori societari in quest’ultima stagione?
“Per quanto riguarda la squadra, il presidente e i dirigenti, ma soprattutto il mister, il direttore sportivo e gli altri ruoli che riguardano la società hanno deciso e fatto e un ottimo lavoro. Secondo me hanno creato una struttura imponente, nella quale ognuno ha raggiunto il massimo nel proprio ruolo. Il presidente Floriano Noto, pian piano sta cercando di riportare dei valori importanti a partire dalle società del Sud e si stanno già vedendo i risultati. Sono sicuro che con questa società e questo presidente, ma sicuramente con il pubblico dei grandi tifosi di Catanzaro, si alzerà sempre l’asticella per cercare di riportare i giallorossi nella massima serie, dove meriterebbero sicuramente di ritornarci”.
Quale giudizio finale hai sulla partecipazione ai playoff, che a causa della quinta posizione in classifica ha comunque dato grosse difficoltà ai giallorossi per via delle regole che hanno sfavorito il Catanzaro, penalizzato dalla posizione con meno circostanze favorevoli rispetto alla terza e alla quarta?
“Sinceramente è molto difficile che una squadra arrivi magari quinta o sesta e riesca a vincere e a tornare nella massima serie, perché diventa davvero rara una galoppata magica come quella tentata quest’anno dal Catanzaro. Il tutto, vista la distanza, diventa problematico anche a livello psicologico quando si devono affrontare le partite perché sei costretto comunque a dover vincere, quando stai sotto al livello della classifica. E quindi va dato al Catanzaro, a questa squadra, all’allenatore e a tutto lo staff del presidente, l’augurio che la promozione possa diventare davvero magica e direi ancora più esaltante, in una posizione maggiormente alta e vantaggiosa. E io mi auguro che la Serie A in futuro possa diventare realtà concreta”.
