Il volto di Alberto Aquilani nella sala stampa dello Stadio Euganeo è la sintesi perfetta del momento vissuto dal Catanzaro: c’è la profonda soddisfazione per una prestazione dominante, ma anche la pignoleria tattica di chi sa che la perfezione è un orizzonte da inseguire quotidianamente. Il netto 1-3 inflitto al Padova non è solo l’ottavo risultato utile consecutivo, ma il manifesto programmatico di un progetto tecnico che sta fiorendo in tutta la sua dirompente efficacia.
Rispondendo alle domande dei cronisti, il tecnico capitolino ha analizzato la sfida a 360 gradi, spaziando dalla tenuta difensiva all’esaltazione del collettivo, fino a un doveroso tributo alla società, al settore giovanile e all’inesauribile tifo giallorosso.
Il manifesto tattico: estetica al servizio della concretezza
Il secondo gol del Catanzaro, un’azione corale d’alta scuola conclusa da Iemmello, è già materiale da far studiare nei corsi per allenatori a Coverciano. Un trionfo del palleggio che Aquilani rivendica con orgoglio, allontanando però l’etichetta di squadra “bella ma leziosa”.
«Abbiamo iniziato a lavorare da quest’estate in quest’ottica – ha spiegato il mister –. Sono arrivato con idee molto chiare e la società sapeva quale fosse il mio obiettivo: costruire una squadra che sappia sempre cosa fare all’interno del campo. Il rischio di questo tipo di gioco è quello di risultare “bellini” ma poco incisivi. Il nostro lavoro quotidiano serve esattamente a questo: trasformare il controllo del gioco nello strumento per fare male all’avversario, per non subire ripartenze. I ragazzi hanno sposato questa metodologia e questo punto di vista calcistico: lo portiamo avanti tutti insieme, fino alla morte. Non ci scalfisce nulla, noi crediamo ciecamente in questo calcio e i risultati si stanno vedendo».
Una mentalità vincente testimoniata anche dalla ferocia con cui la squadra, incassato il gol del 1-2 al 92′, si è immediatamente riversata in avanti per ristabilire le distanze: «Il terzo gol di Iemmello è la prova inconfutabile che questa è una squadra che non molla mai, che va sempre avanti».
La cura dei dettagli: la fase difensiva e l’unico neo di giornata
Nonostante una prestazione maiuscola, Aquilani non nasconde un pizzico di rammarico per la rete concessa a Di Maggio nel finale. Un’ossessione per il clean sheet che deriva da un attento lavoro settimanale.
«Venivamo da un ciclo di partite in cui avevamo raccolto punti pesanti, ma subendo troppe reti. In settimana abbiamo analizzato queste situazioni, lavorando in particolar modo sulle palle laterali. Ho spiegato ai ragazzi che difendere sui cross non è una responsabilità esclusiva della linea a tre: dipende da come accorciamo, dalla pressione che gli attaccanti portano sul portatore di palla. Sono dinamiche di reparto. Oggi ho visto grande concentrazione su questo aspetto, la difesa è stata attentissima e c’era la volontà feroce di non subire gol in quelle situazioni. Lo abbiamo preso in maniera diversa, con un tiro da fuori evitabile, ma questo dettaglio non deve offuscare una prestazione di altissimo livello».
L’elogio a Re Pietro: “Un leader con doti fuori categoria”
Impossibile non soffermarsi sulla prova monumentale di Pietro Iemmello. Il capitano giallorosso, autore di una doppietta e fulcro del gioco di raccordo, sta vivendo una stagione di totale abnegazione tattica. Le parole di Aquilani per il suo numero 9 sanno di investitura definitiva.
«Pietro per noi è il capitano e il leader indiscusso di questa squadra – ha sottolineato l’allenatore –. Parliamo di un calciatore dotato di qualità che sono oggettivamente al di fuori di questa categoria. Sente la causa in maniera viscerale, e a volte questo attaccamento estremo rischia persino di togliergli qualcosa in termini di lucidità. Ma è un ragazzo che sta andando oltre le sue stesse caratteristiche storiche: ci mette fatica, corsa, spirito di sacrificio. Non ha mai saltato un singolo allenamento. Vive per il gol e oggi è stato ripagato per l’enorme lavoro che fa per la squadra».
Il trionfo del progetto Noto: dalla Primavera all’esodo dei 1200
La chiosa finale di Aquilani abbraccia l’intero universo Catanzaro. Dalla clamorosa vittoria per 3-1 della Primavera nel derby contro il Cosenza (risultato speculare a quello della prima squadra), fino al legame indissolubile con una tifoseria capace di portare oltre 1200 anime all’Euganeo.
«Sono felicissimo per i ragazzi della Primavera. Tutto questo nasce perché alle spalle abbiamo una società seria, capitanata dalla famiglia Noto, che investe sui giovani e sulle strutture per crescere sotto ogni punto di vista. C’è uno spirito familiare che ti viene trasmesso e che facilita il lavoro quotidiano. Mi auguro che il Presidente sia fiero di noi tanto quanto lo è della Primavera».
Sull’esodo giallorosso, Aquilani ha ormai finito gli aggettivi: «Vedere 1200 persone qui a Padova, per me, non è una novità. Sento qualcuno dire che molti risiedono al Nord, ma vi assicuro che la stragrande maggioranza si fa migliaia di chilometri partendo da Catanzaro. C’è un’unione viscerale tra noi e loro, un’atmosfera magica che vogliamo continuare ad alimentare regalandogli queste soddisfazioni».
