Il pirotecnico 3-3 maturato allo “Stadio dei Marmi” lascia in dote un mix di orgoglio e profonda amarezza in casa apuana. Nel post-partita, l’ex tecnico giallorosso Antonio Calabro si è presentato in sala stampa visibilmente provato dal finale incandescente. La sua analisi è un’altalena emotiva: da un lato l’esaltazione per la prestazione maiuscola della sua Carrarese contro un Catanzaro riconosciuto come avversario di primissima fascia; dall’altro, la rabbia incontenibile per una gestione degli episodi arbitrali ritenuta penalizzante, culminata nel controverso rigore ripetuto al novantesimo.
L’orgoglio apuano e i complimenti alle Aquile: “Ci hanno imbrigliato”
L’allenatore pugliese respinge immediatamente l’idea di sentirsi derubato, preferendo spostare i riflettori sull’abnegazione dei suoi giocatori.
“È riduttivo dire defraudato, io sono semplicemente orgoglioso della mia squadra”, ha esordito Calabro. “Il risultato finale è determinato da altre cose su cui noi non possiamo incidere. Perché dovrei farmi condizionare da sensazioni extra quando devo essere solamente orgoglioso? Questa squadra meritava i tre punti sempre, non soltanto nel secondo tempo, ma anche nel primo”.
Il tecnico non ha però lesinato complimenti al Catanzaro, riconoscendone lo spessore tecnico e la pericolosità in fase di transizione offensiva: “Siamo stati bravi a non perdere lucidità al cospetto di una squadra forte, molto forte, che a un certo punto ci ha pure imbrigliato. Ripartono a mille all’ora con Liberali e Nuamah, e con Pittarello che attacca la profondità a mille all’ora”. L’unico rammarico tattico riguarda la prima frazione: “Abbiamo preso due gol che la Carrarese non è abituata a prendere, uno su un cross concesso troppo facilmente e l’altro con un inserimento libero in area senza essere assorbito da nessuno”.
Lo sfogo sul VAR: “Mi sono stancato, si lascia troppa interpretazione”
Il vero nervo scoperto della serata riguarda inevitabilmente la direzione di gara e l’utilizzo della tecnologia. Di fronte alle domande sull’episodio del rigore, Calabro ha sbottato, manifestando tutta la sua frustrazione.
“Io mi sono stancato, vi dico la verità, mi sono stancato. Spero che qualcun altro ci metta la faccia e parli al mio posto in società”. Il disappunto dell’allenatore si estende a una presunta mancanza di uniformità nelle valutazioni nei minuti di recupero: “Non è soltanto la ripetizione del calcio di rigore. Ci sono dei falli di mano in area al 96° o 97° che non vengono nemmeno presi in considerazione. Non si capisce più niente, quando è fallo di mano e quando non lo è. Si lascia troppa libertà di interpretazione. E quando succede un episodio del genere ti senti male, perché il rigore gliel’avevano dato, l’avevano pure battuto…”.
“Sicuramente non è semplice fare l’arbitro” ha poi chiosato, “ma dovrebbero semplificarsi un po’ il lavoro. Sono venuti qui prima del campionato a farci una lezione spiegando certe trattenute, e poi in campo… ma sono stanco di parlare di situazioni arbitrali”.
L’emergenza difensiva e la chiamata alle armi per i tifosi
La gestione della partita è stata fortemente condizionata anche dalle precarie condizioni dell’infermeria. Il tecnico ha svelato i retroscena legati alle scelte di formazione: “Avevamo diffidati Oliana, Illanes, Ruggeri, Zuelli e Abiuso. La formazione è stata fatta anche in base alla gara contro il Palermo per non rischiare di arrivare decimati. Schiavi ha uno stiramento e starà fermo un mese e mezzo, Guercio ha preso una testata in allenamento ed è stato operato”.
In vista del prossimo, delicatissimo match casalingo, Calabro ha lanciato un vero e proprio appello alla piazza, chiedendo di trasformare lo “Stadio dei Marmi” in una bolgia: “Vedo ancora dei posti vuoti. Per come sta andando e per quello che sta facendo in questa categoria, la Carrarese merita il pienone tutte le partite. Ne approfitto per convocare i tifosi in massa contro il Palermo: giochiamo contro gli avversari e contro altre situazioni, quindi chi vuole il bene della Carrarese venga a darci una mano”.
Il vibrante pareggio in terra toscana fotografa perfettamente l’essenza di questo campionato di Serie B. Da un lato, il Catanzaro porta a casa un punto pesantissimo, dimostrando una resilienza mentale invidiabile e la capacità di colpire con le sue frecce offensive anche nelle serate più complicate dal punto di vista ambientale. Dall’altro, la prestazione muscolare e qualitativa della squadra di Calabro certifica come la corsa per la salvezza dei toscani poggi su basi solide e su un’identità di gioco ben definita, al di là degli alibi arbitrali. Per le Aquile, uscire indenni da questo scontro infuocato rappresenta un bagaglio d’esperienza fondamentale per blindare le proprie ambizioni nella griglia playoff.
