lunedì 26 Gennaio 2026

Venezia, Calvarese sul gol di Hainaut: “Com’è possibile convalidare questa rete?”

Il calcio di Serie B, fucina inesauribile di talenti e storie, si conferma anche un laboratorio critico per l’applicazione delle regole, specialmente quando la tecnologia interviene per dirimere le controversie. La quattordicesima giornata, segnata da goleade e rimonte, ha lasciato in eredità un quesito di natura arbitrale che tocca un nervo scoperto del sistema italiano: l’inconsistenza nella valutazione del fuorigioco attivo, in particolare quello legato alla vicinanza del giocatore alla porta.

L’episodio in questione si è verificato durante la brillante vittoria per 3-0 del Venezia contro il Mantova: il gol di Hainaut è finito sotto la lente d’ingrandimento dell’ex arbitro e VAR internazionale Gianpaolo Calvarese. L’analisi pubblicata sul suo portale specializzato CalVAR.it non è un semplice appunto sulla moviola, ma un vero e proprio atto d’accusa contro la mancanza di parametri oggettivi e la conseguente assenza di coerenza nelle decisioni prese in area di rigore.

calvarese

Il fuorigioco attivo: Regolamento e interpretazione

Per comprendere la gravità delle perplessità sollevate da Calvarese, è necessario ripartire dalla norma: un giocatore in posizione di fuorigioco diventa punibile se “interferisce con un avversario”, cosa che include ostacolare la visione del portiere o compiere un gesto che impatta sulla sua capacità di giocare il pallone. L’analisi di Calvarese parte proprio da qui.

In prima battuta, l’ex direttore di gara sembra propendere per la regolarità del gol di Hainaut, basandosi sull’interpretazione letterale del regolamento. Egli afferma: “Premesso che secondo me questo non è fuorigioco se lo andiamo ad analizzare nel dettaglio, perché lo spagnolo del Venezia non fa nessun movimento che ha un impatto sul portiere né tenta di giocare il pallone”. Questa valutazione tecnica suggerisce che il giocatore in questione non compie alcuna azione che infici direttamente la capacità di difesa del portiere del Mantova, pur essendo in posizione irregolare. La sua presenza, secondo questa interpretazione, non è un elemento determinante.

hainaut kike perez venezia mantova screen

Tuttavia, il vero punto della questione si sposta rapidamente dalla norma pura all’applicazione pratica, dove le direttive fornite ai direttori di gara sembrano aver complicato, anziché semplificato, la valutazione.

La sindrome dell’incoerenza: I precedenti illustri

Il cuore della critica di Calvarese non è tanto la singola decisione su Hainaut, quanto la mancanza di coerenza che affligge il sistema arbitrale italiano, dalla Serie A alla Serie B. L’esperto cita casi celebri per dimostrare la fluidità, e spesso la contraddittorietà, delle decisioni prese.

Egli ricorda come il caso di Celik in Roma-Parma sia, a suo avviso, assimilabile alla situazione di Venezia, ritenendolo quindi regolare. Al contrario, menziona casi come Sassuolo-Napoli e Milan-Pisa in cui il gol è stato annullato perché i calciatori coinvolti in fuorigioco “provano a giocare il pallone e hanno un impatto sul portiere avversario”. La conclusione di Calvarese su questi diversi episodi è lapidaria e preoccupante: tutte le decisioni, secondo il suo metro di giudizio, sono state, in un modo o nell’altro, sbagliate.

Questo scenario di ambiguità è aggravato dalla presunta volontà di semplificare il giudizio, trasformando i parametri oggettivi in una regola non scritta. Calvarese ricorda un momento cruciale nelle indicazioni arbitrali, quando si era deciso di spostare l’attenzione sull’area di porta: “semplificando mi aspetto almeno coerenza nelle decisioni. Se invece non entriamo nel merito (anche se secondo me è sinonimo di non essere in grado di applicare il regolamento), e per semplificarlo ci diamo dei parametri oggettivi, così come è successo quando Rocchi ha detto dopo Milan-Pisa che ‘da questa decisione in poi ci sposteremo sul fuorigioco. Perché comunque siamo nell’area di porta. Diventa punibile per posizione, vicinanza al portiere’”.

Questo “spostamento sul fuorigioco” basato sulla vicinanza e sull’ingresso nell’area di porta, seppur inteso a dare uniformità, rischia di creare un altro tipo di errore, ignorando la reale intenzione del giocatore di partecipare o meno all’azione.

Il caso Hainaut: la domanda senza risposta

La domanda finale di Calvarese si concentra proprio sulla necessità di uniformità e rappresenta un vero e proprio test sulla credibilità delle direttive arbitrali. Dopo gli errori conclamati (come Sassuolo-Napoli e Milan-Pisa) e il successivo annullamento del gol di Roma-Parma, dettato presumibilmente da un cambio di sensibilità, l’ex VAR pone il quesito cruciale: “Com’è possibile convalidare questa rete?“.

Nell’azione del Venezia, il giocatore in fuorigioco, Kike Perez, “è vicino al portiere e si trova dentro l’area di porta quando Hainaut tira”. Se l’indicazione post-Milan-Pisa (secondo le presunte dichiarazioni di Rocchi) era quella di sanzionare qualsiasi giocatore che, trovandosi nell’area piccola, avesse un impatto sul portiere, la convalida del gol di Hainaut rappresenta una palese deviazione da tale linea.

L’incoerenza è evidente: o si segue la norma alla lettera (e Calvarese ritiene il gol regolare perché il giocatore non incide), oppure si applicano i parametri oggettivi semplificati che sanzionano la vicinanza nell’area di porta (e in quel caso il gol andava annullato). Il fatto che la decisione finale sia stata quella di convalidare, nonostante l’elemento in fuorigioco fosse nell’area cruciale, dimostra che la chiarezza sulle linee guida è ancora un miraggio.

La necessità di parametri chiari in Serie B

L’analisi di Calvarese non è solo un esercizio di teoria arbitrale, ma un richiamo fondamentale alla professionalità necessaria per il corretto svolgimento di un campionato combattuto e cruciale come la Serie B. Le decisioni errate o, peggio, le decisioni incoerenti, non fanno che alimentare il clima di sospetto e frustrazione tra club e tifoserie.

Non è più sufficiente affermare che il VAR “aiuta”. Il sistema funziona solo se le indicazioni operative sono chiare, precise e, soprattutto, applicate in modo uniforme su tutti i campi. Il caso del gol di Hainaut dimostra che, nonostante la volontà di semplificare il regolamento, l’arbitraggio italiano resta imbrigliato in interpretazioni personali e ambiguità che finiscono per falsare i risultati. Per garantire la parità di trattamento e la serenità del campionato, la classe arbitrale e i suoi vertici hanno l’obbligo di fornire parametri che eliminino l’aleatorietà del giudizio in casi limite come questo. Solo così si potrà evitare che episodi tecnologici finiscano per condizionare pesantemente la corsa promozione o la lotta salvezza.

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