Vigilia di forte tensione in vista dell’ottava giornata di Serie B. Nel corso della conferenza stampa di Giorgio Gorgone, il tecnico del Catanzaro ha analizzato il momento delicato vissuto dalla squadra prima della sfida casalinga contro l’Ascoli. L’allenatore ha risposto punto su punto alle domande dei giornalisti, toccando l’emergenza infortuni, le scelte tattiche, il rapporto con la dirigenza e la reazione dell’ambiente dopo i fischi del “Ceravolo”. La formazione calabrese cerca una risposta di carattere sul piano del gioco per risalire la china e ritrovare serenità in graduatoria. Quali garanzie offre il gruppo giallorosso al proprio allenatore di fronte a uno snodo stagionale così delicato? Il messaggio inviato alla piazza riflette la volontà di affrontare le paure attraverso un atteggiamento propositivo sul rettangolo verde.
L’infermeria e l’assetto tattico tra Verona e Ascoli
Il quadro degli indisponibili complica la preparazione del match casalingo per lo staff tecnico.
I problemi fisici fermano due elementi chiave utilizzati nell’ultima uscita di campionato: «Sì, Pecorino e Giovane purtroppo sono out. Hanno fatto, secondo me, una buona partita entrambi, in un modo diverso dalle altre partite, ma per quel tipo di partita era necessario in quel momento». L’assenza della punta e del centrocampista impone rettifiche sostanziali nell’undici di partenza. Riguardo alle risposte offerte dal campo a Verona, l’allenatore riconosce la necessità di ritrovare fluidità di manovra: «Abbiamo preso da qualche altra parte e abbiamo lasciato altro. Sicuramente la condizione mentale condiziona la serenità della squadra. Mi aspetto sì una prestazione, dal punto di vista del possesso e dell’essere propositivo, sicuramente migliore delle ultime».
La gestione della posizione di Simone Pafundi rappresenta un altro tema centrale della disamina tattica. Subentrato al “Bentegodi” con un’azione personale determinante, il classe 2006 resta oggetto di valutazioni accurate per una collocazione da mezzala o trequartista: «Secondo me deve ancora mettere qualcosa in una fase di possesso che è importante. Mi è piaciuto molto come è entrato: quando metti i giocatori di qualità, bisogna che facciano tutti uno sforzo in più, altrimenti non ci possiamo permettere oggi di perdere un paio di giocatori in fase di non possesso. È una posizione, un ruolo che potrà ricoprire migliorando in alcuni aspetti».
L’inquadramento delle caratteristiche dei singoli porta l’allenatore a valutare attentamente la struttura fisica complessiva da opporre agli avversari sui calci piazzati.
La replica sulle parole della dirigenza e l’unione del gruppo
Le voci di uno spogliatoio diviso vengono respinte con fermezza dal tecnico delle Aquile.
Chiamato a chiarire le esterne del direttore sportivo Ciro Polito dopo la sconfitta col Mantova, il mister chiarisce la propria posizione: «Se la dichiarazione del direttore è stata questa, secondo me l’ha detta come per dire… Probabilmente nelle tre settimane che hanno preceduto Mantova erano presenti e hanno visto che forse la squadra ha fatto pochissimo di quello che poteva fare. Ho giocato anch’io a calcio: a volte uno sembra che voglia la palla, ma non la vuole. Quindi se devi giocare devi essere coraggioso. Io vorrei una squadra coraggiosa. Non c’è nessuno che rema contro, me ne sarei accorto se l’avessi percepito. Qui nessuno rema contro. Questo lo posso dire».
Il rapporto con i calciatori resta basato sul confronto aperto e sulla stima reciproca per superare i blocchi psicologici legati ai risultati recenti. «Voi potete contestare giustamente e legittimamente l’operato dell’allenatore. Non crederò mai che i giocatori facciano qualcosa contro. Penso che sono una persona molto stimata dal gruppo. C’è qualche giocatore che magari ha reso di meno, probabilmente sì. Non vorrei che questa squadra domani avesse paura, e la cosa che mi preoccupa di più in assoluto è questa. Devi avere tensione, perché essere teso vuol dire che ci tieni molto. Ma se hai troppa paura diventa quasi improbabile che tu possa fare qualcosa di strepitoso».
La compattezza dello spogliatoio costituisce il punto di partenza per spezzare il momento negativo di fronte al proprio pubblico.
L’analisi dell’Ascoli e la gestione delle palle inattive
Il valore della formazione avversaria e le criticità difensive su palla ferma rappresentano i nodi chiave del confronto.
L’avversario marchigiano si presenta al “Ceravolo” con un’identità ben definita e un ruolino difensivo di alto livello: «È una squadra che gioca, con un’identità molto chiara, è un gruppo storico. Per fortuna per la prima volta non ho sentito l’allenatore della squadra avversaria parlare del Catanzaro che ha fatto la semifinale a giugno, quando si dimenticano tutti gli altri colleghi che sono cambiati 17 giocatori. È come se dicessimo ancora che il Milan di Van Basten è Gullit e Rijkaard. Detto questo, riconosco nell’Ascoli una squadra con identità, la miglior difesa, anche se concede qualcosa sulle transizioni. Bisogna avere la tranquillità di poter a volte subire».
Il dato sui gol incassati da corner spinge lo staff a interventi mirati per correggere le disattenzioni dell’ultimo periodo. «Questione mentale, questione di attenzione, perché sembrano tremare le gambe ogni volta che ci sono queste situazioni. Vero, l’attenzione ci dovrebbe essere sempre. A volte siamo piccolini proprio di statura, quindi nella scelta della formazione una valutazione leggermente in più verso questo lato per analizzare proprio la struttura fisica l’abbiamo fatta e la stiamo facendo».
L’assetto scelto dovrà bilanciare la fisicità difensiva con la necessità di produrre gioco offensivo per novanta minuti.
Il rapporto con i tifosi e le rotazioni nel ciclo infrasettimanale
L’ambiente del “Ceravolo” si prepara ad accompagnare la squadra in un momento di forte pressione.
I dissenzi manifestati dai sostenitori durante e dopo le ultime prestazioni casalinghe vengono compresi dall’allenatore: «Credo che la gente, quando viene allo stadio, è normale che contesti. Non porto mai rancore, perché credo che un dissenso ci sta. Se c’è qualche fischio è legittimo. Se questo fischio ti blocca, quello diventa un problema. Mi sento soltanto di chiedere di sostenere durante la partita. La cosa più bella di questo sport è dare gioia agli altri. Io oggi sto dando tutto il contrario, e mi dispiace molto. Dobbiamo andare avanti fino al 90º, perché poi magari in un attimo una stagione può cambiare».
Il calendario impone una gestione attenta degli uomini in vista del prossimo impegno infrasettimanale, con giocatori come Gabriel Arditi, Buso, Cassa e Reita che attendono spazio: «Sono sempre molto presenti negli allenamenti. Con le tre partite in una settimana qualcos’altro si potrà vedere sicuramente. I ragazzi devono avere la forza di sopportare e aspettare il momento giusto. Mi è piaciuto come è entrato Arditi, come è entrato anche Koffi, come sono entrati i ragazzi nella ripresa. A volte cerco di andare un po’ più sull’usato sicuro, ma tutti avranno occasioni».
La risposta emotiva del gruppo indirizzerà la svolta attesa dal pubblico di fede giallorossa.
La conferenza stampa di Giorgio Gorgone traccia la rotta per affrontare un momento di evidente sofferenza con trasparenza, affidando al campo il compito di trasformare la tensione accumulata in punti fondamentali per il prosieguo del campionato.
