Giuseppe Milicchio, figura leggendaria del giornalismo sportivo calabrese e voce simbolo del Cosenza Calcio per oltre quarant’anni, si è spento questa notte dopo una lunga malattia. L’US Catanzaro 1929, attraverso il proprio Ufficio stampa e il presidente Floriano Noto, ha espresso profondo cordoglio per la scomparsa del cronista rossoblù, superando la storica rivalità calcistica che da quasi un secolo divide le due sponde della Calabria. Un gesto che testimonia come, al di là delle passioni e delle contese sportive, esista sempre uno spazio per il rispetto umano e professionale.
Giuseppe Milicchio: La voce che raccontava i Lupi
Nato tifoso sugli spalti dello stadio San Vito, Milicchio ha trasformato la sua passione viscerale per i colori rossoblù in una professione che lo ha reso icona indiscussa del giornalismo sportivo calabrese. Le sue radiocronache e telecronache sono entrate nel mito, accompagnando generazioni di tifosi del Cosenza attraverso le vittorie storiche e le inevitabili delusioni di una lunga militanza tra Serie B e categorie inferiori. Dal gradone della Curva Sud al gabbiotto radiofonico, la sua voce pacata ma incisiva ha saputo trasmettere emozioni pure, senza filtri né retorica. Le promozioni del 1988, del 1998 e quella più recente del 2018 portano tutte la sua firma vocale: impossibile dimenticare quel liberatorio “andiamo a Pescara” urlato dopo l’autorete di Frascatore in Cosenza-Südtirol il 10 giugno 2018.
Negli anni Ottanta Giuseppe Milicchio ha ricoperto anche il ruolo di addetto stampa dei Lupi, consolidando ulteriormente il legame viscerale con la squadra della sua città. Ma la sua eredità professionale va oltre le cronache sportive: pochi giorni dopo la morte di Denis Bergamini, si recò personalmente a Roseto Capo Spulico con un operatore per documentare il luogo del tragico evento, notando dettagli che avrebbero assunto peso negli anni successivi. La sua testimonianza al processo di primo grado sulla scomparsa dell’ex calciatore rossoblù ha rappresentato un tassello importante nella ricostruzione della vicenda.
Il rispetto che trascende il derby
La rivalità tra Catanzaro e Cosenza è una delle più sentite del calcio italiano, una contrapposizione che affonda le radici nel primo confronto ufficiale del 22 febbraio 1931 e che si è alimentata attraverso oltre 50 derby in campionato. Eppure, il messaggio di cordoglio del club giallorosso dimostra come certi valori vadano oltre il campanilismo sportivo. Il presidente Noto e l’intera società hanno voluto rendere omaggio alla figura di Milicchio, riconoscendone la professionalità, la passione e la correttezza che hanno caratterizzato ogni sua apparizione pubblica. Un gesto che ricorda quello degli Ultras Catanzaro 1973, che in occasione del derby di marzo 2025 hanno pubblicamente richiesto la presenza dei tifosi rossoblù al Ceravolo, riconoscendo che “la vera mentalità è più forte di qualsiasi rivalità”.
Un lutto per il giornalismo calabrese
La scomparsa di Giuseppe Milicchio lascia un vuoto incolmabile non solo nel cuore dei tifosi cosentini, ma nell’intero panorama del giornalismo sportivo regionale. La sua capacità di raccontare il calcio “non come una squadra, ma come una condizione dell’anima”, come lo descrive il Corriere della Calabria, lo ha reso un punto di riferimento per generazioni di cronisti. Fino all’ultimo, nonostante la malattia, ha continuato a lavorare al programma “I fatti del calcio” per L’Altro Corriere Tv, portando avanti quel modo schietto e autentico di fare informazione che lo aveva reso una figura scomoda ma rispettata.
Il mondo del calcio calabrese perde una delle sue voci più autentiche, un narratore capace di trasformare una radiocronaca in un’esperienza collettiva. E se anche dai rivali storici arriva un messaggio di vicinanza ai familiari e ai colleghi della stampa cosentina, significa che Giuseppe Milicchio ha saputo conquistare un rispetto che va oltre i colori della maglia, consolidando l’idea che certe figure appartengano al patrimonio comune di una regione inone intera.
