La partita perfetta e l’umiltà come arma per il Barbera. Il pensiero di Antonio Ludovico

Al Nicola Ceravolo non c’era altra luce che quella delle stelle, le bandiere sventolavano senza sosta, le ugole dei tifosi erano particolarmente allenate ed urlavano a squarciagola. Nella consapevolezza di partecipare non ad una semplice partita, ma ad un appuntamento con la storia. Il Palermo si presentava senza la propria tifoseria (che decisione assurda!), forte di una regular season giocata a ritmi più alti dei giallorossi di Aquilani, ma questi ultimi mostravano ultimamente una condizione fisica migliore. Le premesse per una gara di alti contenuti tecnici c’erano tutti, anche perché le parole di mister Inzaghi (non proprio un campione di simpatia) avevano dato un colorito diverso a questa semifinale playoff.

Poi, al fischio d’inizio, ecco materializzarsi un extraterrestre con la maglia numero 9, un marziano calato dai pianeti più lontani, una sorta di Michelangelo in pantaloncini. Ed era catanzarese, della Marina, quello che lamentava un infortunio, quello che passeggiava in campo. Era colui che riusciva a fare due gol di testa in quindici minuti, giocate strabilianti alla Totti e qualche beffa ad un calciatore particolarmente temuto come Palumbo.

Tre a zero in quarantacinque minuti contro una corazzata come il Palermo- a proposito, questa era la partita che loro dovevano chiudere qui a casa nostra- con terza raffinata magia di un predestinato come Liberali a suggellare un predominio che non ammetteva repliche. Perché se vinci 3/0 contro il Palermo forse sei più squadra, hai più corsa, più classe, corri il doppio dei tuoi avversari. I quali sono stati annichiliti proprio sotto il profilo del gioco, senza dover ricorrere alle maniere dure, senza periodi di sofferenza.

In parole povere, quella che potremmo definire la partita perfetta, una gara che si pone come il giusto antipasto per assaporare piatti ancora più prelibati.

Cari tifosi, volete un consiglio spassionato? Comportiamoci esattamente come si è comportato Pippo Inzaghi ma al contrario, non diamo nulla per scontato, giochiamo a testa bassa nella convinzione che nulla ancora è stato fatto. Ne gioverà tutto l’ambiente, la squadra e la povera tifoseria che sarà costretta a vedere gli altri novanta minuti incollati alla televisione mercoledì sera.

L’umiltà sarà la nostra forza, il silenzio il nostro detonatore, la caparbietà il nostro cannone. Un’altra battaglia ci attende, ma i nostri guerrieri (Antonini, Cassandro e Brighenti da Pallone d’Oro) pare che abbiano le armi piuttosto affilate. Meglio così. Forza Giallorossi.

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