Un pareggio acciuffato all’ultimo respiro che muove la classifica, ma che non basta per saziare l’esigenza di perfezione di Alberto Aquilani. Nel post-partita del pirotecnico 3-3 dello “Stadio dei Marmi” contro la Carrarese, il tecnico del Catanzaro indossa le vesti del perfezionista, tracciando un’analisi lucida e per nulla accomodante della prestazione offerta dalle sue Aquile. Nessun alibi, nonostante l’ampio turnover e l’emergenza: la guida tecnica giallorossa pretende un definitivo salto di qualità mentale per consolidare il ruolo da protagonista in Serie B. Tra l’elogio al carattere indomito del gruppo e l’autocritica per un secondo tempo al di sotto degli standard, Aquilani traccia la rotta per il futuro immediato, archiviando con freddezza anche le polemiche sul rigore decisivo.
L’approccio e il rammarico tattico: “Non abbiamo giocato ai nostri livelli”
Il tecnico capitolino non si nasconde dietro un dito e ammette le difficoltà incontrate sul prato toscano, riconoscendo i meriti dell’avversario ma puntando il dito contro le mancanze della propria squadra.
“Rispetto molto questa squadra,” ha esordito Aquilani in sala stampa, “già all’andata ci aveva creato delle difficoltà e quindi sapevo perfettamente che sarebbe stata una partita ruvida. Però, secondo me, noi potevamo far molto meglio. È una gara in cui non abbiamo giocato ai nostri livelli abituali, di conseguenza sappiamo che dobbiamo migliorare ancora tanto”.
Analizzando l’andamento del match, l’allenatore ha evidenziato un netto calo nella ripresa, nonostante gli accorgimenti tattici studiati in settimana: “Avevamo preparato una cosa diversa su alcune situazioni di gioco, l’abbiamo provata e questo ha forse condizionato un po’ l’inizio della gara. Ma nonostante questo, nel primo tempo abbiamo fatto abbastanza bene. Nella ripresa, invece, abbiamo prodotto troppo poco per essere il Catanzaro”.
La doppia faccia del pareggio: tra carattere e ambizione
Il 3-3 maturato oltre il novantesimo pone l’ambiente giallorosso di fronte a un bivio interpretativo. Aquilani dimostra grande spessore comunicativo, dividendo l’analisi tra il bicchiere mezzo pieno e l’incolmabile sete di miglioramento che deve caratterizzare una grande squadra.
“Ci sono due modi di ragionare di fronte a questo risultato,” ha spiegato in conferenza. “Possiamo andare a casa contenti per aver preso un punto in trasferta contro una squadra difficile. Oppure c’è un altro modo: essere incazzati. Perché se vogliamo ambire a qualcosa in più, se vogliamo fare uno step di mentalità — e non parlo per forza della Serie A, ma proprio della volontà di migliorare costantemente — dobbiamo sapere e riconoscere che così non basta. Prendo la cosa positiva: siamo una squadra che non molla, che la vuole recuperare e ci prova fino alla fine. Ma dall’altra parte, non abbiamo fatto una buonissima partita e andiamo a casa arrabbiati per il tipo di prestazione”.
Il peso del turnover e il percorso straordinario dei giovani
La disamina severa non cancella però le attenuanti e, soprattutto, il grande lavoro di semina che lo staff tecnico sta portando avanti, valorizzando l’intera rosa e lanciando i talenti in rampa di lancio nel difficile palcoscenico della cadetteria.
“Oggi avevamo in campo cinque o sei ‘Under’ dal primo minuto,” ha tenuto a precisare Aquilani, difendendo le sue scelte. “Abbiamo cambiato tanti giocatori, inserendo elementi che non giocavano da un po’ per fare turnover in questo turno infrasettimanale. Stiamo mettendo tutti dentro al progetto. Tutta questa serie di fattori ci porta a pensare che il percorso che stiamo facendo sia, di fatto, straordinario. Ma lo ribadisco: se vogliamo far scattare quel qualcosa in più a livello mentale, dobbiamo smussare questi difetti”.
L’episodio del rigore: la lucidità di fronte al regolamento
Inevitabile, in chiusura, un passaggio sul convulso finale che ha infiammato lo “Stadio dei Marmi”, con il penalty fallito da Pontisso e fatto giustamente ripetere dal VAR prima della trasformazione di Pittarello. L’allenatore del Catanzaro spegne sul nascere le polemiche del pubblico di casa, affidandosi alla linearità del regolamento.
“Non ho visto bene l’episodio in diretta,” ha chiosato l’ex centrocampista della Nazionale. “Ho chiesto informazioni e mi hanno detto che dal VAR si vedeva chiaramente che due giocatori avversari sono entrati in area prima della battuta. Se è successo questo, la regola parla chiaro e penso sia assolutamente corretto far ripetere il tiro. Non essendomi accorto della dinamica dal campo, non posso aggiungere altro, ma mi affido a chi ha valutato l’immagine”.
Le parole pronunciate da Alberto Aquilani nel ventre dell’impianto apuano certificano lo spessore di un allenatore che non si accontenta dell’estetica o del mero risultato strappato col cuore. Il Catanzaro visto a tratti in questa stagione ha incantato per dominio del gioco e fluidità di manovra; quando questi requisiti vengono meno, l’asticella della critica interna si alza inevitabilmente. Questo 3-3 rappresenta una tappa di maturazione cruciale: la squadra ha la profondità d’organico (dimostrata dai cambi e dall’impiego dei giovani) e l’identità tattica per stazionare permanentemente nei quartieri nobili della classifica. L’obiettivo realistico per il prosieguo della stagione rimane blindare un posizionamento di assoluto prestigio nella griglia Playoff, ma per trasformare un’ottima annata in un’autentica cavalcata vincente, servirà acquisire quella ferocia mentale che permette di azzannare le partite “sporche” senza dover ricorrere al miracolo nei minuti di recupero. Il monito del mister è lanciato: la metamorfosi psicologica delle Aquile deve compiersi adesso.
