Favasuli, lacrime d’amore per Catanzaro: “Eravamo così vicini a scrivere una pagina di storia…”

Quarantuno presenze e oltre 3.500 minuti vissuti divorando l’erba di tutta la Penisola. I numeri stagionali di Costantino Favasuli certificano la definitiva consacrazione di un interprete moderno e instancabile. L’esterno classe 2004, arrivato la scorsa estate a titolo definitivo dalla Fiorentina, ha bruciato ogni tappa con la maglia del Catanzaro. Le prestazioni di vertice hanno convinto il commissario tecnico Silvio Baldini ad aprirgli le porte della Nazionale maggiore per le imminenti sfide contro Lussemburgo (mercoledì 3 giugno) e Grecia (domenica 7 giugno). Prima di rispondere alla chiamata azzurra, il talento calabrese ha affidato alla rete una riflessione profonda sull’epilogo amaro dei playoff, svelando un attaccamento viscerale alla piazza.

L’orgoglio di Africo e il sogno di una Regione

La delusione per la promozione sfumata permea ogni riga del suo messaggio social. Il giocatore non cerca facili consolazioni. Rivendica a testa alta l’immenso sforzo collettivo di un gruppo arrivato a un passo dall’impresa. “Quel sogno non era solo nostro, era il sogno di un popolo che ha colorato le strade, ha cantato per ore e ci ha spinto oltre ogni limite”, scrive il ragazzo nato ad Africo. La consapevolezza delle difficoltà ataviche del proprio territorio emerge in modo nitido. “Era il sogno di una Regione che, si sa, ha sempre dovuto lottare il triplo per provare a raggiungere traguardi come questi”. Nascere in queste zone forgia un carattere di ferro. Il dolore agonistico per il tabellone luminoso dell’U-Power Stadium graffia l’anima a mente fredda: “Fa malissimo perché eravamo lì, così vicini a scrivere una pagina di storia. Quel sogno lo sentivo nostro”.

Il trionfo dell’identità e l’amore della Curva

Il legame con la gradinata ha superato il verdetto sportivo. L’identità di squadra rappresenta una conquista superiore a qualsiasi battuta d’arresto. “Eppure, in mezzo alle lacrime, c’è qualcosa che nessuna sconfitta potrà mai cancellare, ed è l’identità e il cuore che ci ha messo questa squadra”, sottolinea a chiare lettere il numero 27. Questo senso di appartenenza scolpisce un solco profondo nel rapporto tra gli spalti e il prato verde. Il suo ringraziamento abbraccia l’intero universo societario. Un pensiero affettuoso raggiunge lo spogliatoio e, in particolar modo, la tifoseria: “Un grazie particolare va a voi tifosi, che non smettete di cantare nemmeno davanti alle lacrime, avete reso questa stagione indimenticabile”. L’epilogo della lettera è un essenziale “Vi voglio bene”, ideale per chiudere il cerchio di una cavalcata irripetibile.

Estro, abnegazione e la blindatura societaria

L’amore per i colori trova immediato riscontro nelle dinamiche tattiche espresse in campo. L’ex gigliato ha interpretato il ruolo di esterno con un’applicazione inesauribile. Nove assistenze vincenti e due reti dipingono il quadro di un’ala in grado di incidere costantemente negli ultimi venti metri, armata di un dribbling secco e tagliente. Rilevare il suo cartellino a titolo definitivo, blindandolo con un contratto valido fino al 2029, si è rivelata una mossa estremamente tempestiva del direttivo calabrese. La dirigenza si è assicurata uno dei prospetti più ambiti del panorama calcistico italiano.

Smaltiti gli impegni internazionali sotto la guida di Silvio Baldini, le energie torneranno a convergere sulla programmazione del nuovo torneo cadetto. Trattenere pedine dotate di questo spessore agonistico e morale costituisce l’architrave del prossimo futuro. Ricostruire l’assalto alle vette della classifica partendo dal sudore dei propri figli migliori resta l’unica ricetta valida per riprendere la marcia.

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