Nel calcio, le sliding doors sono spesso spietate. Ci sono giocatori che in una piazza sembrano non trovare mai il ritmo giusto, per poi esplodere fragorosamente pochi chilometri più a nord, lasciando ai tifosi l’amaro sapore del “cosa sarebbe potuto essere”. È esattamente la parabola che sta disegnando Ilias Koutsoupias, il centrocampista greco che oggi è la stella indiscussa del Frosinone di Alvini, ma che solo pochi mesi fa lasciava il “Ceravolo” da incompiuto.
I numeri attuali sono impietosi per chi guarda da sud: 5 gol e 3 assist in Serie B, cifre da top player per la categoria. Analizzare la sua metamorfosi non è un esercizio di masochismo, ma un doveroso approfondimento per comprendere come un profilo, arrivato in Calabria con grandi aspettative, sia diventato determinante altrove.
L’illusione estiva: sei mesi in chiaroscuro
L’avventura di Koutsoupias in giallorosso era iniziata sotto i migliori auspici nell’estate del 2024. Il Catanzaro aveva deciso di puntare forte sul classe 2001 nativo di Heraklion, prelevandolo a titolo definitivo e facendogli firmare un contratto triennale. L’identikit era perfetto per le esigenze della squadra: una mezzala di gamba, strutturata fisicamente (181 cm), capace di garantire inserimenti e dinamismo box-to-box, nonostante fosse reduce da un grave infortunio al ginocchio patito a Bari.

Tuttavia, l’impatto con la realtà calabrese si è rivelato ben diverso dalle premesse. Tra agosto 2024 e gennaio 2025, il greco è rimasto un ibrido tattico: né titolare inamovibile, né riserva di lusso. I numeri del suo semestre giallorosso raccontano di appena 11 presenze in campionato e, dato ancor più rilevante, zero gol all’attivo. L’utilizzo a corrente alternata e qualche fisiologico problema di continuità fisica post-infortunio hanno reso la sua esperienza un “vorrei ma non posso”. In quel momento storico, con la squadra a metà del guado nella gestione tecnica, Koutsoupias non è mai riuscito a prendersi le chiavi del centrocampo, finendo per essere sacrificato nella sessione invernale.
La rinascita allo “Stirpe”: i numeri della consacrazione
Il passaggio al Frosinone nel gennaio 2025, con la formula del prestito con obbligo di riscatto, ha rappresentato la svolta. Quello che a Catanzaro sembrava un motore ingolfato, in Ciociaria è diventato una fuoriserie. Nella stagione in corso, la 2025/26, sotto la guida di Massimiliano Alvini, Koutsoupias si è trasformato in uno dei centrocampisti più dominanti della cadetteria.
I dati aggiornati a inizio dicembre 2025 sono eloquenti: 5 reti e 3 assist. Non si tratta di gol banali, ma di sigilli pesanti che hanno spinto i giallazzurri nelle zone nobili della classifica: dalla rete all’esordio stagionale contro l’Avellino fino al recente gol nello 0-1 contro la Reggiana. Oggi Koutsoupias è il capocannoniere della sua squadra, alla pari con l’attaccante Ghedjemis, e un riferimento assoluto per la manovra offensiva.
Analisi tattica: questione di ruolo e contesto
Perché questa esplosione non è avvenuta a Catanzaro? La risposta risiede in una combinazione di fattori tattici e atletici. A Frosinone, Alvini gli ha cucito addosso un ruolo su misura nel suo 4-3-3: mezzala aggressiva con licenza di uccidere negli ultimi venti metri. Il sistema di gioco dei laziali premia le sue caratteristiche migliori: la corsa verticale, l’attacco diretto alla porta e la capacità di attaccare il secondo palo.
Inoltre, Koutsoupias ha trovato nel compagno di reparto Giacomo Calò il partner ideale: insieme formano una coppia che ha già prodotto 8 assist combinati, dimostrando come il greco renda al meglio in un sistema che mette le mezzali al centro della finalizzazione.
Infine, non va sottovalutato l’aspetto fisico. Il Catanzaro ha probabilmente pagato il dazio della riatletizzazione: i sei mesi in giallorosso sono serviti al giocatore per ritrovare quella tenuta che oggi gli permette di essere devastante. È il classico caso di un investimento di cui gode chi arriva dopo: il greco aveva bisogno di tempo e continuità, elementi che a Frosinone ha trovato in abbondanza, supportato da un contesto tecnico che ne esalta lo strappo fisico.
Per il Catanzaro resta il rimpianto di aver intravisto il talento senza riuscire a farlo sbocciare, ma anche la consapevolezza che il calcio è fatto di incastri. E per Ilias Koutsoupias, l’incastro perfetto aveva i colori giallazzurri, non quelli giallorossi.
