Si chiude una sessione di mercato invernale difficile e i tre nuovi arrivi sono tutti da verificare. Ma certamente non accendono l’ entusiasmo dei tifosi
Big Ben ha detto stop. Si archivia questa finestra di mercato invernale con la cessione in ordine cronologico di Buso, Bettella, Di Chiara e Pandolfi. Oudin potrebbe presto svincolarsi, non facendo più parte del progetto tecnico. Sono arrivati il giovane centrale mancino Italo brasiliano Fellipe Jack, dal Como via Spezia, l’esterno di fascia portoghese Esteves e in chiusura l’attaccante ivoriano Ndri Koffi, dalla Seria A maltese.
Il Catanzaro si presentava a questa sessione di mercato con due obiettivi. Ridurre la rosa composta da 29 elementi che ora sono 26 e sistemare al meglio alcuni ruoli, evitando l’impiego di calciatori solo adattabili o ancora peggio adattati. Il primo obiettivo è stato raggiunto solo numericamente , mantenendo troppa abbondanza in alcuni settori e addirittura carenza in altri, svilendo quindi il secondo obiettivo. Ci riferiamo ad un centrocampo esageratamente folto, ad un attacco ridotto al lumicino. Ma anche ad una difesa che ancora una volta non viene arricchita dalla presenza di un interprete dominante e VELOCE, salvo che Fellipe Jack non dimostri di esserlo. La fascia sinistra non viene rinforzata con un mancino di livello tutta fascia, come fu Giacomo Quagliata lo scorso anno. Esteves, fratello del più famoso ex Pisa non è un mancino e nella sua ancora breve carriera, ha giocato quasi sempre a destra. Si dice possa farlo anche a sinistra perché è ambidestro. Lo verificheremo, ma certamente non è il mancino che occorreva, specialista di quella corsia.
Il riferimento alla difesa e al centrale veloce, porta con sé l’ impossibilita’ di schierarsi anche a quattro dietro e recuperare alla titolarità un centrocampista in più o un esterno offensivo. Ma ci fidiamo della competenza di Fabregas che descrive Fellipe Jack come un difensore capace di giocare in tutti gli schieramenti difensivi. E segnaliamo che in questo senso si era espresso mister Aquilani, in sede di presentazione come nuovo tecnico del Catanzaro. Disse testualmente: “Il mio Catanzaro dovrà poter giocare con più moduli, potremmo schierarci dietro sia a tre che a quattro, a seconda delle situazioni”.
Chiarendo come la mentalità e l’attitudine a fare le cose per bene, siano più importanti degli stessi schieramenti tattici. I due nuovi innesti Fellipe Jack ed Esteves, sono rispettivamente un centrale mancino molto promettente il primo, un esterno tutta fascia poliedrico e di piede destro il secondo. Fabregas aggiunge su Fellipe Jack che è adattabile addirittura come terzino sinistro. Ecco, adattabile. Molte grazie, ma da queste parti gli adattamenti a sinistra non li tolleriamo più. Ci basterebbe un centrale molto più veloce di Antonini, capace di affiancarlo, integrarlo e all’occorrenza sostituirlo.
L’attaccante Ndri Koffi è un prospetto di 24 anni con un curriculum non certo esaltante e che viene dal massimo campionato maltese. Ha comunque segnato un gol storico al Maccabi Tel Aviv in Europa League. Si accettano scommesse e noi puntiamo su quelle positive, non avrebbe più costrutto indicare altri attaccanti con il mercato chiuso. Ma tutti sanno che si poteva e doveva fare molto meglio. Questo è il quadro e alla luce di quanto esposto, pensiamo che il nuovo grande acquisto possa essere il recuperato e fortissimo Marco Pompetti. E in questo senso, vedremo come il mister sarà capace di sbrogliare la matassa centrocampisti. Perché in quel reparto, seppur con diverse caratteristiche, avrà a disposizione i seguenti calciatori: Petriccione, Pontisso, Pompetti, Rispoli, Buglio, Alesi, Liberali e Cisse. Parliamo di otto elementi per tre posti, cinque resterebbero in panchina. È di gran lunga il reparto più forte della squadra, tra i primi cinque della categoria. Ma è obiettivamente troppo numeroso per 16 partite da disputare al netto di eventuali play off.
Confidiamo molto nella capacità di Aquilani e nella sua già dimostrata abilità di rapportarsi al gruppo ed essere decisionista. Noi pensiamo che non sia stato messo, soprattutto all’inizio, nelle migliori condizioni per sviluppare il suo calcio e a causa delle contraddizioni già esposte, circa la costruzione della rosa. Eppure, dopo alcuni errori iniziali nella scelta di uomini, ruoli e moduli, ha assunto tre decisioni DIRIMENTI e DECISIVE. Portare Cassandro a fare il braccetto destro, alle spalle di Favasuli in costruzione e al suo fianco in fase di non possesso. Schierare un centrocampo a tre, composto da Petriccione e Pontisso, con Cisse vertice alto. Inserire Pittarello in attacco ed escludere Oudin che ingolfava la trequarti, già “occupata”da Cisse, Iemmello e D’ Alessandro, spesso portato a convergere verso il centro sul piede destro. A questo aggiungiamo la scelta importante di Brighenti come braccetto sinistro, ruolo mai svolto prima in carriera, perché il grande Niccolò aveva sempre fatto il centrale puro o il braccetto di destra sul suo piede naturale.
Ebbene, visto il fallimento di Bettella in quel ruolo e la non ancora raggiunta maturità di Verrengia o la scarsa consistenza attuale di DI Chiara, il mister ha deciso di affidare il delicato compito al vice capitano e lui lo sta ripagando con delle prestazioni di livello. E non era affatto scontato. Tutto questo all’interno di un 3 5 2 o 3 4 2 1 davvero azzeccati (diventano entrambi 5 4 1 in fase di non possesso) e corroborati da un’ altra scelta brillantissima: riconoscere immediatamente le capacità fisiche e tecniche di Cisse, preferendo lui a tutti gli altri e non erano pochi. Con il senno di poi tutti allenatori e tutti avrebbero fatto giocare Cisse. Ma chi ha immediatamente dato la titolarità al ragazzino è stato Alberto Aquilani, i cui meriti per la classifica fin qui acquisita sono enormi, oseremmo dire esclusivi. E Cisse è dentro a questa esclusività. All’inizio ha commesso errori? Certamente e li abbiamo puntualmente segnalati. Anche Arrigo Sacchi, allenatore di una squadra stellare, inizialmente fu eliminato dall’ Espanol in coppa UEFA, rischiando l’esonero. E faceva giocare Mussi che si era portato dal Parma, invece di Paolo Maldini. Ma poi capì, perché gli allenatori devono avere il tempo per farlo. Anche Aquilani, ad un livello sicuramente più basso, lo ha fatto ed è l’unico tecnico negli ultimi anni che non ha goduto dei gol a raffica di Pietro Iemmello. Gli altri avevano potuto fare punti decisivi grazie alle sue continue prodezze. Non è un dettaglio, è un FATTO che aumenta i suoi già enormi meriti. Il Capitano ha comunque messo a segno 5 gol e 5 assist, quasi tutti decisivi. Ma da lui è lecito attendersi molto di più. C’è bisogno di un grande Pietro Iemmello, nella speranza che anche i tre nuovi innesti di gennaio possano sorprenderci, al di là delle valutazioni fatte che sono doverose. E con un Pompetti in più, un Liberali ormai lanciato, un Cisse prima perso ma subito ritrovato, un Re Pietro di nuovo implacabile sotto porta…tutti i pensieri negativi saranno scacciati via.
A questo punto rivangare su cosa si poteva fare meglio è del tutto inutile. Noi da queste pagine non ci siamo mai sottratti a fare critiche costruttive. Chi scrive ha tessuto sempre lodi per il mercato Under, bocciando sin da settembre quello Over. I fatti parlano da soli, tre Over di quel mercato sono stati ceduti in questa finestra di gennaio, uno (Oudin) bocciato e presto svincolato. Questa è la prova provata degli errori commessi in estate. Si dice che non tutte le ciambelle nascono con il buco, ma se le acquisti già scadute non possono essere gradevoli al palato. E cari signori, dopo il calcio visto con Vivarini, il palato è tornato assai fine. E se Vivarini ha potuto praticarlo lo deve sicuramente al grande progetto tecnico fatto allora dalla società, con calciatori di livello tecnico, umano e caratteriale di prim’ordine. Si è passati da un attacco composto da un Iemmello più giovane, Biasci, Ambrosino e Donnarumma che, data la forza dei primi tre non giocava quasi mai, a quello attuale.
C’erano due artisti della fascia/trequarti come Sounas e Vandeputte, addirittura Pontisso e Pompetti facevano le riserve, perché in mezzo giostravano Verna e Ghion, con Petriccione arrivato a gennaio. Sulle corsie laterali Katseris e Situm, in difesa il grande cuore Scogna e un Brighenti poi affiancato e sostituito da Antonini. Ma di che parliamo? Giusto rinnovare e non si può vivere di passato, perché chi si ferma è perduto. E i risultati continuano ad essere più che positivi sia per il campo che per il bilancio. Tuttavia bisogna stare attenti alle scelte, quando il pubblico è abituato a quei livelli. Quattro calciatori over completamente fuori dal progetto, già dopo sei mesi, sono francamente troppi. E attenzione, con giudizio sospeso per Frosinini e Di Francesco che per diverse ragioni non hanno certo brillato. Al secondo avremmo preferito di gran lunga il recuperato Buso che invece è stato ceduto in prestito al Mantova.
Operazione ancora più risibile, se Di Francesco non dimostrerà un’esistenza in vita degna del nome che lo precede. Non sono critiche peregrine e strumentali, ma semplicemente delle prese d’atto. E parimenti diciamo che Pigliacelli, Bonini, Quagliata, Ilie, Koutsoupias, Cisse, Rispoli, Liberali e qualche altro, sono state delle grandi operazioni. La competenza del Ds Polito non è in discussione, lo sono alcune scelte e non conosceremo mai i motivi delle stesse. Forse non rispondono tutte a motivazioni essenzialmente tecnico calcistiche e quindi qui ci fermiamo perché noi di calcio tecnico e tattico ci occupiamo. E abbiamo il diritto/dovere di riconoscere tutto il positivo e di fare i raggi x a ciò che riteniamo assurdo.
Detto questo, adesso è però il tempo della coesione, dello stare vicini alla squadra e incoraggiare tutti i calciatori, soprattutto quelli in difficoltà. Facile amare Pietro Iemmello o Cisse quando fanno le prodezze, o Brighenti che non sbaglia quasi mai e Pigliacelli che fa il fenomeno. Fa la differenza incoraggiare oltre ogni limite anche Frosinini e Verrengia quando praticano arti marziali folli e non richieste o scivolano in campo per postura ed indecisioni non consone ad un campionato di B, soprattutto contro certi avversari. Cassandro e Pittarello sono la dimostrazione plastica, di come si possa diventare beniamini, prima criticati aspramente. Sarà così che aiuteremo la realtà ad eguagliare o superare la più bella delle fantasie. E dopo un gennaio horror come risultati, questo è il momento della reazione positiva di tutte le componenti che gravitano intorno alla squadra Giallorossa.
