Quando Francesco Repice parla, il calcio smette di essere solo uno schema alla lavagna e torna a essere materia viva, pulsante, viscerale. La voce principe di “Tutto il calcio minuto per minuto” è intervenuta questa sera ai microfoni di Passione Catanzaro, regalando non una semplice intervista, ma una vera e propria Lectio Magistralis sulla cultura sportiva, sulle dinamiche del Mezzogiorno e sulla necessità di una crescita strutturale che vada oltre il risultato della domenica.
Ospite d’eccezione della trasmissione condotta da Valerio Tomasello, con Attilio Malena, Alessandro Gallo, Lorenzo Fazio e l’intervento di Marco Notaro, Repice ha analizzato il momento delle Aquile con la lucidità del cronista di razza e il cuore di chi, quella terra, la vive come un destino ineluttabile.
L’anatema sul mercato di riparazione: “Serve continuità”
In un periodo storico in cui il calciomercato viene vissuto con isteria collettiva, la visione di Repice è controcorrente e netta. Sollecitato sull’argomento, il giornalista RAI non ha usato mezzi termini: “Odio il mercato. Sono per le squadre che si fanno una volta sola, chiudere la sessione e basta”. Secondo Repice, le sessioni invernali portano spesso più disastri che soluzioni, creando frizioni tra direttori sportivi e allenatori e alimentando illusioni nei tifosi.
Il riferimento al Catanzaro è diretto: la chiave per il successo non è la rivoluzione, ma l’equilibrio. “Il pallone è una questione di continuità. È difficile, tranne rari casi, che arrivi un allenatore nuovo o calciatori nuovi e tutto funzioni subito. Quell’impianto, se continuato nel tempo, diventa la chiave vincente”. Un monito importante per una piazza che, dopo aver sfiorato la A, deve ora gestire la difficile transizione della conferma, la cosa più complicata psicologicamente.
Il tesoro della Calabria: investire sulle strutture
Il passaggio più significativo dell’intervento riguarda il futuro del calcio al Sud. Repice individua nella mancanza di infrastrutture il vero tallone d’Achille del movimento. “Non credo ci siano troppi stranieri, gli stranieri sono ovunque. Il problema è dove far crescere i nostri giovani”. Il giornalista ha dipinto un quadro tanto romantico quanto pragmatico della realtà calabrese: “In Calabria vedo ancora ragazzini giocare a pallone per strada, una cosa che mi rincuora. Ma diamogli le strutture”.
Il paragone con la Spagna è impietoso ma necessario: “Lamine Yamal gioca nel Barcellona e nella nazionale spagnola da anni. In Italia sarebbe possibile? No”. L’invito alla proprietà del Catanzaro e alle istituzioni è chiaro: creare centri sportivi all’avanguardia per formare i talenti in casa, sfruttando una passione che al Sud è ancora intatta rispetto ad altre latitudini. Un asset finanziario e tecnico che potrebbe garantire sostenibilità a lungo termine.
Oltre il campanile: l’appello all’unità regionale
C’è spazio anche per un appello accorato, che trascende i colori delle maglie. Repice, cosentino di nascita ma “tropeano” d’adozione, ha stigmatizzato le eterne divisioni tra le tifoserie calabresi. “Spero che un giorno questa cosa inutile finisca. In giro per il mondo ci vogliono bene, ci trattano bene, e pensano che noi facciamo la guerra tra di noi. È una cosa che mi fa impazzire”. Un messaggio di distensione potente: il calcio calabrese deve fare sistema per contare di più, abbandonando un provincialismo che frena la crescita dell’intero movimento regionale. “Tutto nasce qua e tutto finirà qua”, ha chiosato con emozione, ribadendo il suo legame indissolubile con la terra d’origine.
Il calcio è semplice: l’elogio di Iemmello e la concretezza
Infine, un passaggio sul calcio giocato e sui suoi protagonisti. Repice ha espresso grande stima per Pietro Iemmello, sottolineando il valore della sua “scelta di vita”: “Apprezzo molto chi fa queste scelte davvero. Ha deciso di mettersi quella maglia pur avendo altre offerte, e va bene così”. Sul piano tecnico, il giornalista ha ironizzato sull’eccessiva complicazione del linguaggio calcistico moderno (“braccetti”, “calcio relazionale”), sposando una filosofia più pragmatica: “Il pallone è una roba semplice. Bisogna passare la palla a quello con la maglia uguale alla tua”.
E sulla stagione del Catanzaro, partita con grandi aspettative e ora in una fase di assestamento, ha citato un vecchio detto calabrese: “Accontentati del brodo che la carne costa”. Tradotto: in Serie B la continuità è tutto. “Se devi pareggiare, pareggia. Muovi la classifica. Non rischiare di perdere per voler strafare”. Un consiglio di saggezza per affrontare un girone di ritorno che si preannuncia, come sempre, una battaglia di nervi.
Il Catanzaro incassa la stima e i consigli di una delle voci più autorevoli del panorama nazionale. Ora la parola passa al campo, l’unico giudice che, come Repice, non ama le chiacchiere ma la sostanza.
