Una giornata che doveva celebrare la ritrovata potenza offensiva del Palermo, culminata con un netto 5-0 contro la Carrarese in Serie B, è stata macchiata da inaccettabili episodi di violenza e teppismo avvenuti a pochi metri dall’ingresso dello stadio “Renzo Barbera”. Il trionfo rosanero è stato offuscato da una vera e propria rissa tra fazioni interne della tifoseria, Curva Nord contro Curva Sud, innescata dall’esplosione di una bomba carta che ha trasformato piazza Alcide De Gasperi in uno scenario di panico.
Momenti di alta tensione che riportano il dibattito sulla sicurezza e la gestione dell’ordine pubblico negli stadi di cadetteria, dimostrando come, anche a fronte di un risultato sportivo esaltante, il calcio resti vulnerabile alla violenza cieca e distruttiva.
Il caos e la causa: la deflagrazione che ha innescato la rissa
Gli scontri sono esplosi intorno alle 18:30 di ieri sera, un orario cruciale in cui la massa di tifosi, comprese famiglie e bambini, si stava riversando verso i varchi di viale del Fante per accedere all’impianto. Il punto di rottura non è stato un semplice diverbio, ma un atto di chiara matrice criminale: l’esplosione di una bomba carta. La deflagrazione ha provocato un forte boato, generando immediatamente il panico tra i presenti e causando un fuggi fuggi generale.
L’uso di ordigni esplosivi in contesti affollati, oltre a essere un reato grave, dimostra una premeditazione pericolosa e la totale incuranza delle conseguenze per la sicurezza pubblica. È in questo clima di paura che la violenza è degenerata. La detonazione ha fatto da miccia per lo scontro tra gruppi ultras del Palermo di opposte fazioni: la Curva Nord e la Curva Sud.
Le tifoserie, anziché concentrarsi sul sostegno alla squadra impegnata in una partita chiave della 14ª giornata, hanno trasformato lo spazio antistante lo stadio in un campo di battaglia interno.
Rischio incolumità: lancio di bottiglie e il ferimento di un giovane
Ciò che ha reso l’episodio particolarmente grave e meritevole di condanna assoluta è l’escalation della violenza. La rissa è rapidamente sfociata nel fitto lancio di bottiglie di vetro e altri oggetti. Questo gesto, oltre a essere un classico della guerriglia urbana tra ultras, ha messo a rischio l’incolumità di centinaia di persone inermi che si recavano allo stadio.
Il bilancio provvisorio è purtroppo concreto: un giovane è rimasto ferito alla testa dopo essere stato colpito da una bottiglia. Questo fatto non è un semplice “incidente” fra fazioni estreme, ma un danno diretto e gravissimo a un innocente, un’ombra indelebile che macchia l’intera giornata sportiva. Tali episodi non riguardano più il tifo, ma la criminalità e la totale irresponsabilità di gruppi che abusano della passione sportiva per sfogare faide interne.
Il panico generato, il fuggi fuggi e il rumore della violenza hanno rappresentato un pessimo biglietto da visita per il calcio di Serie B e per la città di Palermo, che, proprio in virtù delle sue ambizioni e della sua storia, non può permettersi tali ricadute nell’inciviltà.
L’intervento e le ombre sul successo del Palermo
Per ristabilire l’ordine e sedare la rissa, si è reso necessario l’intervento immediato della Polizia in tenuta antisommossa. Le forze dell’ordine hanno lavorato per riportare la situazione alla normalità, con momenti di alta tensione che si sono protratti fino a viale Croce Rossa. Sono ora in corso gli accertamenti e le indagini per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti e procedere all’identificazione delle persone coinvolte.
Ironia della sorte e paradosso del calcio, in serata la squadra rosanero ha poi travolto la Carrarese per 5-0, in una prova di forza che ne ha rilanciato le ambizioni di alta classifica. Il successo sul campo, tuttavia, non può e non deve nascondere la gravità di quanto accaduto fuori. La violenza di piazza oscura il valore sportivo della vittoria. Mentre Pohjanpalo e compagni regalavano spettacolo sul prato verde, pochi metri più in là, i veri valori del calcio – aggregazione, passione e rispetto – venivano calpestati da pochi facinorosi.
Non solo Palermo, necessità di repressione: tutelare la Serie B
La dirigenza del Palermo ha il dovere morale e sportivo di collaborare pienamente con le Forze dell’Ordine per isolare e sanzionare duramente i responsabili, che siano essi appartenenti alla Curva Nord o alla Curva Sud. Una società ambiziosa, con un progetto solido e una tifoseria numerosa, non può permettersi che la sua immagine venga compromessa da scontri di tale violenza. La Serie B ha bisogno di stadi pieni ma sicuri, di famiglie e di un clima che incoraggi il gioco e non la guerriglia.
L’episodio del “Barbera” è un monito severo per tutto il movimento calcistico italiano: la guardia sulla sicurezza negli stadi non può mai abbassarsi, e la tolleranza verso chi usa la passione come pretesto per la violenza deve essere zero. Solo attraverso l’identificazione e la punizione esemplare dei responsabili si potrà inviare un segnale forte e ripristinare la dignità di un evento sportivo che ieri sera, prima del fischio d’inizio, è stato tragicamente umiliato.
