Il cronometro scorre veloce verso la finale di andata dei playoff. La tensione sale visibilmente, con Paolo Bianco che ha preso la parola a due giorni dalla delicata sfida del “Ceravolo” contro il Catanzaro. Il tecnico del Monza non si nasconde dietro frasi di circostanza. La delusione per la mancata promozione diretta brucia ancora. L’allenatore lombardo ha tracciato la rotta per affrontare la formazione giallorossa, predicando massima attenzione e rispetto per il lavoro svolto dalla dirigenza avversaria. Centottanta minuti separano le due contendenti dal paradiso calcistico. La gestione dei nervi e la riduzione delle sbavature tattiche rappresenteranno l’ago della bilancia in un doppio confronto che promette scintille.
La ricetta per il Ceravolo e il peso delle distrazioni
La semifinale contro la Juve Stabia ha lasciato insegnamenti chiari nella mente della guida tecnica biancorossa. I cali di concentrazione si pagano a carissimo prezzo. “In queste partite dobbiamo limitare il margine di errori possibilmente non fare errori perché poi abbiamo pochissimo tempo per recuperare“, ha spiegato l’ex difensore. Il riferimento all’andata di Castellammare è cristallino. I brianzoli sono usciti dal match per un quarto d’ora subendo due reti. La tenuta mentale dovrà restare intatta. “Se noi riuscissimo a stare in partita per tutti i 180 minuti, quindi nel doppio confronto, sicuramente la squadra ha tutte le qualità per portare a termine questa missione“. La chiave di volta risiede nell’atteggiamento. “La parola consapevolezza è quella che ci ha permesso di fare una partita giusta in un momento delicato contro la Juve Stabia al ritorno. Abbiamo fatto la partita senza speculare sul doppio risultato ma volendo portare a casa la vittoria“. Le varianti offensive a disposizione sono molteplici. “Patrick Cutrone ha questa caratteristica e quando riesce a portarla in maniera energica è qualcosa che coinvolge la squadra. L’altro giorno quando è entrato è stato devastante“.
La risposta ad Aquilani e l’elogio al club giallorosso
Le recenti dichiarazioni di Alberto Aquilani, che aveva dipinto il Monza come una corazzata e il Catanzaro come un gruppo di giovani sognatori, hanno innescato la pronta replica del collega. La disamina tecnica si sposta sull’anagrafe. “Aquilani ha una squadra composta da giocatori giovani con entusiasmo, ma negli 11 ne giocano tre che sono Favasuli, Liberali e Alesi“, ha precisato il mister ospite. La rosa avversaria nasconde insidie ben diverse. “Tutti gli altri sono giocatori di grandissima esperienza perché Pittarello, Iemmello, Petriccione, Pontisso, Cassandro, Brighenti, Antonini e Pigliacelli sono tutti giocatori di grandissima esperienza in questa categoria con alcuni che hanno già vinto“.
I complimenti per il lavoro svolto sui tre colli non mancano. “Aquilani è un allenatore forte molto bravo, hanno un direttore fortissimo che è un mio amico che è Ciro Polito e hanno un presidente che mi dicono sia una persona molto seria che fa le cose a modo“. La continuità aziendale rappresenta un valore aggiunto tangibile. “Se una squadra riesce per 3 anni di fila ad arrivare ai play-off e quest’anno per la prima volta dopo tantissimi anni lottare per andare in Serie A, vuol dire che dietro c’è un lavoro di tutte le componenti molto importante e fatto bene“.
Le origini meridionali e il rammarico per la regular season
L’impatto con l’infuocato ambiente calabrese non spaventa chi conosce bene certe latitudini. “Nelle mie vene scorre sangue del sud e lo sarà per sempre“, ha ricordato l’allenatore, ribadendo di trovarsi benissimo al nord. L’attenzione rimane ancorata al terreno di gioco. “Conosco i dirigenti conosco il presidente conosco l’allenatore, sono persone che pensano al campo pensano al calcio e vogliono come noi provare a raggiungere un obiettivo importante“.
Il traguardo diretto è sfuggito di un soffio durante il campionato. La rabbia per l’epilogo della stagione regolare funge ora da carburante. “Abbiamo avuto una grande opportunità per andare su diretti e per colpa nostra in merito degli altri non siamo andati, però era alla nostra portata ma allo stesso tempo anche questa lo è e non dobbiamo lasciarcela sfuggire“.
Una sfida identitaria e il traguardo nel mirino
L’ultimo ostacolo verso la gloria impone una prestazione granitica. L’avversario merita la massima considerazione. “Giochiamo innanzitutto contro una squadra che sa stare in campo, che sa giocare a calcio, che ha identità e qualità, e poi perché comunque l’ambiente sogna credo da 40 o 50 anni la Serie A“. La fame dei padroni di casa si scontrerà con la determinazione di chi vuole riprendersi la categoria perduta. “Noi abbiamo il nostro obiettivo, anche se il Monza solo 10 o 12 mesi fa ha lasciato la Serie A, abbiamo troppa voglia di tornarci e faremo di tutto per tornarci“.
La scacchiera è pronta per la mossa iniziale. Recuperare la massima divisione attraverso i playoff richiede una miscela esatta di ferocia agonistica e pulizia tecnica. Il divario tecnico tra le due rose si assottiglierà sotto la pressione di un catino incandescente come quello calabrese. Centrare la partita perfetta in trasferta sarà l’unico viatico possibile per i lombardi per avvicinarsi all’atto conclusivo con un margine rassicurante.
