Ci sono partite che condensano un’intera stagione in novanta minuti. Per il Catanzaro, la ventinovesima giornata è stata esattamente questo: una rimonta pazzesca da 0-2 a 3-2, tre gol, tre punti e la conferma di essere la squadra più in forma del torneo. Ospite di “11 in Campo” su LaC, il mattatore della sfida con l’Empoli, Filippo Pittarello, ha riavvolto il nastro di una serata indimenticabile al Ceravolo, parlando a cuore aperto del momento magico delle Aquile, del tecnico Alberto Aquilani e di quella voglia di riscatto che lo accompagnerà nella prossima, sentita, trasferta di Padova.
Le sue parole, raccolte dai colleghi di lacnews24.it, dipingono lo spogliatoio di una squadra consapevole dei propri mezzi, che guarda dall’alto in basso le gerarchie pre-stagionali. Perché quando i numeri parlano di primo posto nelle ultime sette giornate e miglior attacco del periodo, non si tratta più di caso, ma di una precisa identità tecnica.
«Sulla strada giusta»: i numeri di una crescita inarrestabile
Il dato è inoppugnabile e fa bella mostra di sé in cima a tutte le statistiche della Serie B. Nelle ultime sette uscite, il Catanzaro viaggia a ritmo di promozione diretta. Diciassette reti realizzate, una media superiore a due gol a partita, e una classifica avulsa che, in questo mini-campionato, vede i giallorossi soli in vetta. Numeri che certificano una maturità ritrovata e un’identità di gioco ormai metabolizzata.
Pittarello, autore di una doppietta da centravanti d’area di rigore e di un assist per il definitivo 3-2 di Cassandro, analizza senza trionfalismi il momento d’oro:
«Questo è sicuramente un dato importante anche per un allenatore e per lo staff tecnico – spiega il numero 8 –. Sapere che possono contare su un organico che segna con molti interpreti è una soddisfazione. Vuole dire che si creano tante occasioni e che la squadra sta andando nella direzione giusta».
Una direzione che porta dritta verso zone di classifica impensabili fino a due mesi fa. La quinta piazza, ora, è più di un semplice piazzamento: è un biglietto da visita. Nel suo viaggio tra le big del campionato, a impressionare Pittarello è stato soprattutto il Venezia, per la capacità di non lasciare punti per strada in un torneo così livellato. Ma è chiaro che, guardando la classifica reale, il Ceravolo soffia ora sul collo proprio di quelle corazzate.
«Aquilani è pacato, ma sa il fatto suo»: la gestione del gruppo e i giovani
Dietro la crescita esponenziale della squadra c’è la mano di un allenatore che ha saputo trovare le chiavi giuste per uno spogliatoio giovane e talentuoso. Alberto Aquilani, spesso al centro del dibattito nelle prime uscite, ha costruito un gruppo solido partendo proprio dal suo essere apparentemente defilato.
Il ritratto che ne traccia Pittarello è quello di un tecnico moderno, capace di intervenire con lucidità nei momenti cruciali:
«Il mister è una persona pacata e raramente lo senti gridare o alza la voce – racconta l’attaccante –. Contro l’Empoli, quando eravamo sotto, ci ha detto di alzare il ritmo e di far andare più veloce il pensiero, puntando l’uomo. Ci è voluto un po’ di tempo per risistemarci ma alla fine gli abbiamo dato ragione».
Una gestione quasi paterna, ma con un piglio decisionista che trova conferma anche nella valorizzazione del vivaio. In un campionato che brucia i talenti, il Catanzaro ha invece scelto di proteggere e lanciare i suoi gioielli. Pittarello spende parole importanti per Liberali e Favasuli, senza dimenticare l’assente di lusso, Cisse, fermato da un brutto infortunio.
«Hanno bisogno di protezione intesa come carica – sottolinea il centravanti –. Bisogna responsabilizzarli nel giusto modo e senza pressione, perché devono scendere in campo per divertirsi».
Il ritorno a casa: Padova e quella voglia di riscatto personale
Il destino, a volte, sa essere un fine drammaturgo. Sabato prossimo, il Catanzaro volerà a Padova, e per Filippo Pittarello non sarà una trasferta come le altre. Nato e cresciuto calcisticamente in quelle parti, l’attaccante giallorosso vive l’avvicinamento alla gara con la giusta tensione agonistica, quella che trasforma una partita in una questione personale.
La storia con il club biancoscudato è stata a senso unico: mai una chiamata, mai un’opportunità nonostante le radici. E quel senso di inadeguatezza, tipico di chi deve dimostrare sempre qualcosa, oggi si è trasformato in carburante.
«Di certo non sarà come le altre, anche perché a Padova ci ho giocato quando ero ragazzo – ammette Pittarello –. Vuoi o non vuoi, però, durante la mia carriera il fatto di non essere mai stato accostato al Padova ti fa maturare un po’ di voglia di riscatto e di fare bene».
Un messaggio chiaro, che non lascia spazio a fraintendimenti. Il pensiero va già all’Euganeo, a quella porta da inquadrare per trasformare una rivincita personale in un altro mattoncino verso il sogno collettivo. La promessa è esplicita: «Se dovessi segnare esulterò, non per mancanza di rispetto verso la mia ex squadra ma perché vivo di queste emozioni e voglio viverle pienamente».
Il Catanzaro vola, trascinato dai gol del suo centravanti e dalla regia silenziosa ma efficace di Aquilani. La strada è quella giusta, lo dice la classifica delle ultime sette giornate. Ma in un campionato dove tutto cambia in un weekend, la vera sfida sarà la continuità. Partita dopo partita, a partire da quel Padova che per Pittarello rappresenta molto più di tre punti. La maturità di questo gruppo si misurerà anche lì, lontano dal Ceravolo, trasformando la voglia di rivincita in risultati pesanti.
