Il calcio italiano fa ancora i conti con la piaga della violenza negli stadi. Il Ministero dell’Interno ha adottato una linea durissima nei confronti della tifoseria della Reggiana, disponendo un divieto di trasferta di tre mesi – dal 5 novembre 2025 al 5 febbraio 2026 – che impedirà ai supporter granata residenti in provincia di Reggio Emilia di seguire la propria squadra lontano dal Mapei Stadium.
La decisione dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive giunge come conseguenza diretta degli scontri violenti che hanno preceduto il derby tra Reggiana e Modena del 28 ottobre scorso, quando oltre cinquanta ultras hanno inscenato un vero e proprio agguato in tangenziale Nord all’altezza dell’uscita 3. Armati di mazze, bastoni e spranghe, i teppisti reggiani sono sbucati dai campi adiacenti al circolo Arci Pigal – abituale punto di ritrovo prima delle partite – accendendo fumogeni e aggredendo le auto dei rivali modenesi scortate dalla polizia, con scene di guerriglia urbana che hanno bloccato il traffico nell’ora di punta e seminato il panico tra gli automobilisti in transito.
Fortunatamente non si sono registrati feriti gravi, ma l’episodio ha fatto traboccare il vaso di una situazione già compromessa da troppi precedenti.
Il provvedimento del Viminale colpisce duramente il tifo organizzato reggiano, impedendo la presenza del settore ospiti in sei trasferte consecutive di Serie B: dopo il primo stop contro l’Avellino del 3 novembre – dove solo tre tifosi granata hanno potuto assistere alla gara grazie alla residenza fuori provincia e alla Fidelity Card – seguiranno i divieti per Carrarese (22 novembre), Mantova (8 dicembre), Pescara (20 dicembre), Sampdoria a Genova (27 dicembre) e Frosinone (24 gennaio).
Una sanzione che copre circa un terzo delle trasferte stagionali complessive (sei su diciannove totali) e che rappresenta un prezzo salatissimo da pagare per la violenza di pochi. La Digos della questura di Reggio Emilia ha avviato indagini serrate attraverso filmati di videosorveglianza e testimonianze per identificare i responsabili, con l’obiettivo di applicare i Daspo individuali che si sommeranno al provvedimento collettivo.
Catanzaro fuori dal divieto: trasferta libera al Ceravolo per i tifosi della Reggiana
La buona notizia per i tifosi della Reggiana – se così si può definire dopo una punizione così pesante – riguarda proprio la trasferta calabrese. Il calendario di Serie B prevede infatti che il divieto scada esattamente il 5 febbraio 2026, mentre la sfida tra Catanzaro e Reggiana al Nicola Ceravolo è fissata per il 7 febbraio 2026.
Due giorni di differenza che consentono ai supporter granata di tornare a seguire la propria squadra lontano da casa proprio nella trasferta calabrese, dopo un periodo di astinenza forzata che avrà pesato enormemente sul morale del tifo organizzato. La gara con le Aquile giallorosse rappresenterà dunque una sorta di ritorno alla normalità per gli ultras reggiani, anche se il ricordo amaro di quanto accaduto in tangenziale Nord resterà a lungo impresso nella memoria collettiva.
Per il Catanzaro di Alberto Aquilani, impegnato in una stagione di consolidamento in Serie B, l’arrivo dei tifosi ospiti al Ceravolo rappresenta sempre un motivo di ulteriore carica emotiva. La squadra calabrese, con una rosa ampia di ventinove giocatori e diciassette nuovi arrivi rispetto alla stagione precedente, punta a costruire solidità e continuità nel campionato cadetto, sostenuta da una delle tifoserie più calorose del Centro-Sud Italia. La sfida con la Reggiana, storicamente equilibrata negli scontri diretti – l’ultimo precedente al Mapei Stadium si è chiuso sul 2-2 lo scorso 19 settembre con reti di entrambe le squadre – avrà dunque il sapore particolare di una ripartenza per gli ospiti e di un banco di prova importante per i giallorossi calabresi.
Il provvedimento nei confronti della Reggiana si inserisce in una strategia più ampia del Ministero dell’Interno, che nelle ultime settimane ha adottato il pugno di ferro contro la violenza calcistica. Un precedente significativo riguarda le tifoserie di Pisa e Verona, entrambe sanzionate con tre mesi di divieto trasferta dopo i tafferugli del 18 ottobre scorso prima della gara di Serie A.
Il messaggio del Viminale è chiaro: tolleranza zero verso chi strumentalizza il calcio per sfogare istinti violenti, con l’obiettivo dichiarato di tutelare gli spettatori pacifici e garantire la sicurezza pubblica. La deroga prevista dal provvedimento – che consente l’acquisto dei biglietti per il settore ospiti ai tifosi non residenti in provincia di Reggio Emilia e in possesso della Fidelity Card “Regia Card” – rappresenta una concessione minima che di fatto azzera comunque la presenza del tifoseria organizzata reggiana nelle trasferte vietate.
Il caso Reggiana: Una lezione che deve far riflettere
Gli scontri di fine ottobre hanno riportato tristemente alla ribalta un problema mai completamente risolto nel calcio italiano: quello della violenza tra tifoserie, spesso alimentata da logiche tribali che nulla hanno a che vedere con la passione sportiva autentica. L’agguato in tangenziale – con tanto di furto di striscione ai rivali modenesi, motivo di vanto nella guerra tra ultras – rappresenta l’ennesima dimostrazione di come una minoranza violenta continui a macchiare l’immagine di un movimento che dovrebbe essere sinonimo di festa, colore e tifo genuino.
L’intervento rapido del reparto mobile ha evitato conseguenze ancora più gravi, ma resta la consapevolezza che episodi del genere danneggiano innanzitutto le società sportive e i tifosi corretti, costretti a subire limitazioni e controlli sempre più stringenti.
Per la Reggiana, società storicamente radicata nel territorio emiliano e reduce da una stagione di ricostruzione dopo anni difficili, il divieto rappresenta anche un danno d’immagine non indifferente. La squadra di mister William Viali sta cercando di ritagliarsi uno spazio dignitoso nel campionato cadetto, ma le vicende extracampo rischiano di offuscare i progressi sul piano tecnico e tattico.
Il ritorno dei tifosi in trasferta, proprio nella sfida contro il Catanzaro del 7 febbraio, dovrà essere occasione di riscatto morale oltre che sportivo: un’opportunità per dimostrare che il vero tifo sa essere appassionato senza scadere nella violenza, colorato senza bisogno di spranghe, identitario senza trasformarsi in guerriglia. Il calcio italiano ha bisogno di curve piene di cori e bandiere, non di ambulanze e denunce. Sta ai tifosi stessi decidere da che parte stare.
