L’undicesima giornata di Serie B si è aperta con un sabato feroce e spettacolare, che ha prodotto diciassette gol in cinque partite e una serie di scosse dirette alla classifica. Il primo segnale è arrivato dal Partenio, dove l’Avellino ha battuto la Reggiana 4-3 in quella che è finora la gara più folle della stagione: sette reti, tre rimonte, un ex Catanzaro protagonista e un finale che pesa tantissimo sul morale di entrambe. Il pomeriggio ha confermato la solidità del Frosinone, capace di imporsi 2-0 sul campo della Carrarese nonostante l’inferiorità numerica negli ultimi 25 minuti, risultato che vale l’aggancio alla parte più alta della graduatoria almeno per una notte. In parallelo, il 5-0 del Palermo al Pescara è il messaggio più netto in chiave promozione diretta: quando accelera, la squadra rosanero è ancora tecnica, feroce e verticale come una grande. A completare il quadro arrivano l’1-1 tra Padova e Südtirol e l’1-0 della Virtus Entella sull’Empoli, risultato che conferma la crisi profonda dei toscani.
Avellino-Reggiana, la follia del 4-3
La partita pazza tra Avellino e Reggiana è finita 4-3 per i campani e si è giocata interamente sul filo dell’istinto, dell’orgoglio e delle palle inattive. Nel tabellino restano i nomi che raccontano da soli l’intensità del pomeriggio: autogol di Simic al 21’ che manda avanti la Reggiana, rigore di Insigne al 32’ per l’1-1, poi il sorpasso Avellino con Biasci al 50’, l’uomo che a Catanzaro ricordano bene per peso offensivo e mentalità. Sembra la spallata decisiva, ma la Reggiana non crolla. Al contrario, costruisce un controbreak in pieno stile trasferta da grande squadra: Novakovich punisce due volte, al 55’ e al 62’, ribaltando tutto sul 2-3. A quel punto la sensazione è che la gara sia girata definitivamente.
Non è così. L’Avellino rientra dentro la partita in modo quasi brutale, sfruttando proprio quelle situazioni che la Reggiana non riesce a difendere: palle inattive, duelli aerei, frammenti di caos in area piccola. Al 64’ lo stesso Simic, dopo aver aperto il pomeriggio con l’autogol, trova di testa il 3-3 e trasforma l’errore iniziale in redenzione personale davanti al Partenio. Sei minuti più tardi, al 70’, arriva il gol che decide tutto: corner di Russo, inserimento perfetto di Palumbo, colpo di testa e 4-3 definitivo. L’Avellino tiene nel finale e difende il margine con nervi e corpo a corpo. La fotografia che resta è duplice: da un lato una squadra che vive di momenti emotivi e li sa trasformare in punti; dall’altro una Reggiana che produce, segna tre volte in trasferta e comunque esce a mani vuote per carenze strutturali nella propria area. È esattamente la Serie B nella sua forma più crudele.
Per chi guarda questo campionato da Catanzaro, conta un nome preciso: Tommaso Biasci. L’ex giallorosso ha segnato il gol che ha aperto la prima rimonta irpina e lo ha fatto con la stessa cattiveria sotto porta che aveva fatto innamorare una fetta della tifoseria al “Ceravolo”. Non è un dettaglio sentimentale: è un promemoria tecnico sul profilo di attaccante che, in Serie B, ti cambia l’inerzia della partita con un tocco.
Frosinone, vittoria da squadra vera
La vittoria del Frosinone sul campo della Carrarese (0-2) racconta invece un’altra dimensione dell’undicesima giornata: quella delle squadre che vogliono restare stabilmente in zona promozione. I ciociari si sono imposti con un rigore di Calò al 41’ e con il sigillo nel finale di Ghedjemis all’88’, ma il risultato non dice tutto. Dice molto di più il modo: gestione matura dei momenti chiave e resistenza sotto pressione quando la partita poteva piegare dall’altra parte. Il Frosinone prima ha sbloccato il risultato dal dischetto, poi si è visto annullare altri due rigori dopo revisione al VAR e, soprattutto, è rimasto in dieci al 66’ per il doppio giallo a Oyono, un episodio che avrebbe potuto cambiare l’inerzia tattica nel momento in cui la Carrarese stava crescendo di intensità.
Da quel punto in avanti la partita diventa un esercizio di tenuta mentale. La Carrarese spinge, prova ad allargare il campo e forza lo scontro fisico in area, ma sbatte contro Palmisani e contro una linea difensiva del Frosinone che, pur con l’uomo in meno, ha resistito con ordine e letture pulite sulle seconde palle. E quando l’inerzia sembrava ribaltata, è arrivato il 2-0 in transizione: conduzione palla aperta, scarico, e il destro piazzato di Ghedjemis che chiude i conti all’88’. È il classico risultato da squadra che vuole comandare il campionato e che manda un messaggio diretto alle rivali: anche in inferiorità numerica non si sbriciola, anzi colpisce.
Padova-Südtirol, equilibrio e veleno nel finale
Padova-Südtirol è finita 1-1 ed è stata molto più tesa di quanto dica un pareggio. Il Südtirol ha trovato il vantaggio con Merkaj, sfruttando una delle sue qualità migliori: verticalità rapida e capacità di andare a chiudere l’azione dentro l’area con pochi tocchi. Il Padova, che ha sofferto a lungo l’organizzazione degli altoatesini, è rimasto agganciato alla partita e l’ha pareggiata soltanto all’85’, quando Bortolussi ha trasformato un rigore concesso per un fallo di mano di Sgarbi. Subito dopo, altro episodio contestato: il Südtirol ha chiesto un secondo rigore, ma l’arbitro ha lasciato correre. Il finale, più nervoso che tecnico, è stato un lungo tentativo degli ospiti di rientrare avanti nel punteggio e una difesa del Padova soprattutto emotiva.
Questo 1-1 fotografa le due squadre in prospettiva. Il Südtirol resta in zona playoff, confermando un’identità chiara, fisica e verticale. Il Padova si tiene imbattuto ancora una volta e dimostra una qualità che nel campionato conta tanto: non muore mai, nemmeno nelle giornate in cui gioca meno bene.
Entella-Empoli, caduta Empoli nel finale
A Chiavari, la Virtus Entella ha battuto l’Empoli 1-0 con un gol di Tiritiello all’86’, ancora una volta determinante su palla inattiva. È stata una partita a senso unico dal punto di vista dell’energia. L’Entella ha costruito una serie impressionante di palle gol già nel primo tempo, colpendo anche una traversa su punizione di Fumagalli e costringendo l’Empoli a difendersi spesso in area con tutti gli effettivi. La resistenza dei toscani è durata fino agli ultimi minuti, quando Tiritiello ha letto il calcio piazzato e ha battuto Fulignati con un inserimento centrale che sembra ormai diventato marchio di fabbrica: quello è il suo quinto gol in undici giornate, numeri da attaccante più che da difensore.
Per l’Entella è un passaggio chiave, perché questa vittoria significa continuità e identità dopo un inizio complicato. Per l’Empoli è invece un campanello d’allarme sonoro. I numeri ufficiali dopo la gara parlano di una squadra scivolata al quindicesimo posto a 11 punti, soltanto due lunghezze sopra la zona playout, e incapace di trovare reazione neppure dopo il cambio in panchina con l’arrivo di Dionisi. Il dato tattico è crudo: produzione offensiva minima, uscite dal basso spesso in ritardo, mancanza di controllo emotivo nel finale.
Palermo-Pescara, dichiarazione di forza
Il quadro del sabato si è chiuso con la dimostrazione di forza del Palermo, che ha travolto il Pescara 5-0 al “Barbera” in una gara mai in discussione. I rosanero hanno festeggiato così anche i 125 anni del club e, soprattutto, hanno mandato un segnale netto al campionato. La partita si è sbloccata al 23’ con Pierozzi, che ha attaccato l’area con i tempi di un centravanti vero e ha trovato l’1-0. Nella ripresa il Palermo ha dilagato: 2-0 firmato Segre al 46’, 3-0 ancora di Pierozzi al 58’, 4-0 di Brunori al 72’ e 5-0 definitivo di Diakité all’83’, su cross di Vasic.
Quello che colpisce non è solo la quantità di gol, ma la struttura con cui arrivano. Il Palermo ha imposto ritmo e superiorità fisica fin dal primo tempo, ha aggredito le seconde palle e ha costretto il Pescara a difendersi basso, senza mai avere campo per risalire. Per gli abruzzesi è notte fonda: quattro sconfitte nelle ultime cinque e segnali di sbandamento difensivo evidenti, soprattutto sulle marcature preventive. Per il Palermo, invece, è la serata che può riaccendere in modo credibile il discorso promozione diretta dopo settimane altalenanti.
Serie B, la classifica dopo il sabato
Questa parte di undicesima giornata di Serie B mette in chiaro alcune cose prima del blocco di gare di domenica, tra cui Catanzaro-Venezia al “Ceravolo”, partita che seguiremo con attenzione anche per il peso che può avere sulla corsa playoff e sulla crescita mentale della squadra di Aquilani, tema che abbiamo approfondito nelle nostre analisi recenti. Il Frosinone, vincendo a Carrara e reggendo in dieci fino al 2-0 finale, si è preso un pezzo di vetta e ha mandato un messaggio da squadra adulta. Il Palermo ha chiarito che resta in piena corsa. L’Avellino ha preso tre punti che valgono ossigeno ma anche identità, mostrando un carattere che in fondo è esattamente quello che serve per restare dentro il campionato senza farsi trascinare in basso. La Reggiana ha dimostrato qualità davanti ma anche fragilità cronica dietro, e in Serie B quel mix ti condanna. Il Südtirol resta solido, l’Entella risale, l’Empoli sprofonda.
Quello che si è visto oggi è una cosa semplice e brutale: in questo campionato non basta la qualità tecnica. Serve lucidità nei dieci minuti in cui la partita diventa selvaggia. L’Avellino ce l’ha avuta. Il Palermo ce l’ha avuta. Il Frosinone ce l’ha avuta in inferiorità numerica. Domenica capiremo se il Catanzaro saprà averla nel pomeriggio del “Ceravolo”, anche alla luce del richiamo del club al tifo caldo ma dentro i limiti del codice etico diffuso in questi giorni. Questo è il livello richiesto adesso, ed è già livello da scontro diretto per qualcosa che conta.
