“Mi avete fatto vivere una favola”. Il diario a cuore aperto di Cassandro

Trentotto gettoni stagionali, quattro reti e tre assistenze vincenti tra stagione regolare e lotteria dei playoff. Il biennio di Tommaso Cassandro al Catanzaro restituisce una fotografia statistica netta. Il difensore ha interpretato il ruolo di braccetto destro con un’applicazione feroce, tramutandosi in un pilastro insostituibile dello scacchiere tattico giallorosso. La sconfitta di Monza brucia ancora sottopelle. Il prestito biennale dal Como volge al suo termine naturale. Prima di svuotare l’armadietto e riporre la maglia numero 84 nella sacca, il giocatore ha affidato ai social network un lunghissimo, struggente messaggio di commiato rivolto all’intera piazza calabrese.

Tommaso Cassandro: L’evoluzione tattica di un difensore moderno

L’impatto del classe 2000 sulle dinamiche della squadra ha ampiamente superato le aspettative degli addetti ai lavori. Arrivato nell’estate del 2024 per puntellare il reparto arretrato, l’atleta veneto ha progressivamente monopolizzato la corsia di competenza. I dati registrati nel suo primo campionato di transizione evidenziavano 29 apparizioni complessive. L’annata da poco andata in archivio certifica invece il definitivo salto di maturità. 2647 minuti calpestati sull’erba durante la sola stagione regolare testimoniano una tenuta atletica superiore. La capacità di aggredire lo spazio in proiezione offensiva ha fruttato dividendi pesanti. I gol cambiano i destini delle partite. Il contributo in fase di impostazione arretrata ha permesso al collettivo di eludere con sistematicità il primo blocco di pressing avversario. Adesso le scartoffie burocratiche impongono il rientro alla base lombarda.

Il diario a cuore aperto e l’orgoglio ferito

I numeri freddi cedono improvvisamente il passo all’emotività pura. Il testo integrale pubblicato sui propri canali ufficiali assume i contorni netti di una lettera d’amore a tinte giallorosse. È una confessione lucida, priva di retorica prefabbricata.

«Caro Diario – esordisce il difensore – mi hai accompagno per tutta la stagione. Te lo scrissi più di una volta: quest’anno vinceremo i play off. L’ho sognato, l’ho vissuto, l’ho assaporato, l’ho sfiorato, l’ho perso. Ho perso quel sogno che condividevo coi miei compagni, con la squadra, con la società, con i tifosi, con un popolo giallorosso. Fa male, fa veramente male, ancor di più dopo averlo sfiorato per così poco. C’è tanta tristezza, rabbia, amarezza, dispiacere, ma altrettanto orgoglio e fierezza per averci provato fino all’ultimo».

Il racconto scava nel profondo del vissuto umano ancor prima che professionale. L’amarezza si mescola alla gratitudine per l’ambiente circostante. «Il calcio mi ha tolto tantissimo: tempo, amici, sogni. Allo stesso tempo mi ha regalato, quest’anno in particolare, emozioni che non si posso spiegare a parole. Il calcio ci ha permesso di ispirare un popolo, di unire le persone, di sentirsi partecipi di un qualcosa che era ben oltre il calcio, quel qualcosa che fai fatica a spiegare, un’appartenenza viscerale che ci ha fatto sognare ad occhi aperti. Ne usciamo a testa alta, altissima, consapevoli di aver dato tutto noi stessi. Sono orgoglioso perché, insieme ai miei compagni, abbiamo riacceso la speranza di una città intera. Tutti hanno potuto apprezzare la voglia di rivalsa, di abnegazione, di rivincita di questa splendida squadra».

I ringraziamenti e un orizzonte tutto da scrivere

La parentesi catanzarese ha inciso un solco profondo nella carriera del ragazzo. L’elogio allo spogliatoio e alla dirigenza chiude il cerchio di una parabola agonistica vissuta sempre oltre il limite delle proprie energie.

«Ora siamo arrivati al capolinea – prosegue l’esterno difensivo – ed è doveroso, se non obbligatorio, ringraziare tutti i miei splendidi compagni, mister, direttore, staff, società e presidente. MI AVETE FATTO VIVERE UNA FAVOLA. Il lieto fine non è sempre quello che speriamo, ma il viaggio lo creiamo noi. Grazie, veramente. Grazie ai miei splendidi compagni, alleati dentro e amici fuori dal campo. Abbiamo percorso insieme avventure meravigliose. Vi auguro il meglio. Grazie a questa città, a questa gente, a questo popolo. Mi avete fatto sentire a casa. Mi avete supportato, aiutato, accolto e apprezzato per quello che ero, con pregi e difetti, come un padre fa con il proprio figlio».

Il futuro immediato segnala un biglietto di ritorno per Como. I radar restano però accesi e vigili. Le vie del calciomercato sanno regalare incroci impronosticabili e il patto di sangue forgiato sui tre colli potrebbe riaprire spiragli concreti nelle prossime finestre di trattativa. L’ultima riga del messaggio lascia volontariamente una porta socchiusa sul domani.

«Ora è tempo di guardare avanti. Di continuare a sognare ad occhi aperti. Di lavorare. Di migliorare. Non so cosa succederà, ma sappiate: Sarò sempre uno di voi. Le aquile risorgeranno… Il Vostro Demone👹🦅🟡🔴».

Colmare il vuoto tecnico e carismatico lasciato sul versante di destra richiederà intuizioni brillanti da parte della scrivania sportiva. Ripartire significa individuare profili capaci di incarnare quella stessa rabbia agonistica mostrata in ogni singolo contrasto stagionale. Chi erediterà quella porzione di campo dovrà misurarsi costantemente con l’ombra lunga di un atleta capace di onorare i colori sputando l’anima sull’erba.

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