domenica 25 Gennaio 2026

Vivarini si presenta a Bari: “Difficile trovare una piazza più bella di questa”

Il calcio è materia liquida, fatta di sentimenti che mutano forma e colore con la velocità di un contropiede, ma certe dichiarazioni restano scolpite nella pietra e rischiano di graffiare l’orgoglio di chi ha amato incondizionatamente. Vincenzo Vivarini si è presentato ufficialmente come nuovo allenatore della SSC Bari e le sue prime parole, riportate dai colleghi di LaBariCalcio.it, risuonano come un campanello d’allarme emotivo per la tifoseria del Catanzaro.

Il tecnico di Ari, l’architetto della “Grande Bellezza” giallorossa, colui che ha guidato le Aquile alla promozione dei record nel 2022/23 con 96 punti e 102 gol fatti, ha scelto di toccare corde sensibili nel suo primo intervento pubblico in biancorosso. “Una piazza più bella di Bari è difficile trovarla”, ha dichiarato Vivarini. Una frase legittima per un professionista che deve conquistare il suo nuovo pubblico, ma che inevitabilmente stride alle orecchie di chi, al “Nicola Ceravolo”, lo ha idolatrato come un condottiero fino a pochi mesi fa.

“Chiudere il cerchio”: l’ambizione e il passato che ritorna

L’approccio di Vivarini alla sua seconda avventura barese è carico di significati che vanno oltre il semplice aspetto tecnico. C’è una narrazione di rivincita personale che il tecnico abruzzese mette subito in chiaro. Ai microfoni ufficiali del club, come riporta LaBariCalcio.it, ha esordito con un riferimento doloroso al passato: “Ho lasciato la strada interrotta in una partita che ancora adesso mi brucia perché ci tenevo tanto ad accontentare questa splendida piazza”. Il riferimento è alla finale playoff persa contro la Reggiana (allora Reggio Audace) nel luglio 2020, una ferita mai rimarginata.

“Quindi di conseguenza questo cerchio dobbiamo chiuderlo, ho questa possibilità e dobbiamo essere bravi a sfruttarla nel miglior modo possibile”, ha aggiunto. È qui che la narrazione si fa interessante per noi osservatori di casa Catanzaro. Vivarini parla di “cerchi da chiudere” a Bari, dimenticando forse che il cerchio perfetto, quello disegnato con il compasso della perfezione calcistica, lo ha tracciato proprio in Calabria. Quella macchina da guerra che macinava avversari, capace di esaltare le doti balistiche di Pietro Iemmello (28 gol in quella stagione magica) e la fantasia di Vandeputte, sembra improvvisamente un capitolo archiviato con freddezza.

La frase incriminata, “Una piazza più bella di Bari è difficile trovarla”, non è solo retorica da conferenza stampa. È un posizionamento netto. Vivarini sa bene quanto calore ha ricevuto a Catanzaro, conosce il boato della “Capraro” dopo un gol al 90′, ha vissuto l’esodo dei tifosi giallorossi a Salerno per festeggiare la B. Mettere Bari su un piedistallo così alto, definendola implicitamente superiore o inarrivabile, è un atto di fede verso i nuovi colori che rischia di alienare definitivamente le simpatie dei suoi ex sostenitori. Nel calcio professionistico, si sa, la memoria è corta, ma il rispetto per la storia recente dovrebbe suggerire sfumature linguistiche più diplomatiche.

L’analisi del “Comandante”: pragmatismo per la risalita

Al di là dell’aspetto emotivo, l’intervento di Vivarini offre spunti interessanti sullo stato di salute del nostro prossimo avversario. Il Bari non naviga in buone acque, e la chiamata all’ex tecnico del Catanzaro è la mossa della disperazione ragionata da parte della famiglia De Laurentiis. Vivarini, con la sua consueta lucidità analitica, non si nasconde dietro un dito: “Se sono stato chiamato, è perché ci sono delle problematiche”.

Tuttavia, il tecnico rifiuta il catastrofismo. “Vietato pensare che sia tutto da buttare”, ammonisce, dimostrando quell’intelligenza gestionale che abbiamo imparato ad apprezzare sui Tre Colli. “Adesso ci vuole tanta intelligenza nel cercare di mantenere le cose buone che ci sono, in ogni squadra ce ne sono e noi dobbiamo cercarle. Poi piano piano dobbiamo apportare delle modifiche, soprattutto sotto l’aspetto mentale e sotto quello gestionale”.

Qui emerge il Vivarini costruttore, quello che a Catanzaro prese una squadra ferita dalla gestione precedente e, mattone dopo mattone, costruì un grattacielo. La differenza sostanziale, però, è il tempo. A Catanzaro ebbe modo di lavorare su concetti e uomini, plasmando giocatori come Scognamillo e Vandeputte a sua immagine e somiglianza.

A Bari, il tempo è tiranno. “Tre impegni in pochi giorni? Questa è una problematica. Ho pochissimo tempo per poter dire anche le cose più semplici alla squadra, adesso abbiamo due giorni per preparare la trasferta di Empoli”, ha sottolineato il mister. Un calendario fitto che non permette esperimenti: Vivarini dovrà essere bravo a semplificare, paradossalmente andando contro la sua natura di allenatore che ama i dettagli maniacali e i codici di gioco complessi.

Ambizioni e unità: la ricetta per la B

“Qua bisogna vincere, questa è una piazza che ha le stesse ambizioni che ho io”. In queste parole c’è tutta la fame di Vincenzo Vivarini. Dopo le esperienze agrodolci post-Catanzaro, con l’esonero a Frosinone e la recente, traumatica separazione dal Pescara, il tecnico ha bisogno di rilanciarsi quanto il Bari. È un matrimonio di interessi convergenti.

La sua visione della Serie BKT rimane quella di un esteta che non rinuncia alla concretezza: “La B è il campionato più bello che ci sia, nulla ci è precluso”. Una dichiarazione che lascia intendere come l’obiettivo non sia una salvezza tranquilla, ma qualcosa di più, nonostante la classifica attuale. Per raggiungere questi traguardi, Vivarini invoca l’ingrediente segreto che fu decisivo a Catanzaro: l’unità. “Si ottengono risultati solo se c’è un’unità di intenti tra tifosi, società, squadra e staff tecnico. Dobbiamo essere bravi a creare tutto ciò”.

A Catanzaro, quell’unità fu la base granitica del successo. La società del presidente Noto, la direzione sportiva, la squadra e la curva marciavano come un sol uomo. A Bari, piazza notoriamente vulcanica e spesso critica verso la proprietà, ricreare quella chimica sarà la sfida più ardua per Vivarini, forse più difficile di insegnare i movimenti della difesa a quattro o le uscite dal basso.

Il 19 Dicembre: non sarà una partita qualunque

Leggere queste dichiarazioni oggi, a poche settimane dall’incrocio in calendario, accende inevitabilmente i riflettori sulla data del 19 dicembre. Quel giorno, il Catanzaro di Alberto Aquilani scenderà in campo al “San Nicola”. Fino a ieri, sarebbe stata la partita dell’abbraccio, del tributo al condottiero che ci ha riportato in Serie B dopo anni di inferno in Lega Pro. Oggi, dopo queste parole sull'”unicità” e la “bellezza insuperabile” di Bari, il sapore della sfida cambia.

Aquilani, che sta cercando faticosamente di dare una nuova identità al Catanzaro, lavorando su concetti diversi e cercando di affrancarsi dall’ombra ingombrante del suo predecessore, potrebbe trovare in queste dichiarazioni un alleato inaspettato. Niente motiva un gruppo (e alcuni dei giocatori attuali, da Brighenti a Pontisso, sono “creature” di Vivarini) quanto la voglia di dimostrare al vecchio maestro che l’allievo può superarlo, e che quella “bellezza” di cui parla non risiede solo nelle piazze metropolitane, ma anche nel cuore e nell’orgoglio di chi indossa la maglia giallorossa.

Vivarini ha scelto la sua strada e le sue parole. Il campo, sovrano assoluto, emetterà la sentenza. Ma una cosa è certa: la partita del 19 dicembre non sarà solo una contesa tattica tra moduli. Sarà una questione di orgoglio, di appartenenza e di risposte da dare. E forse, al fischio finale, scopriremo quale piazza, per quella sera, sarà stata davvero la più bella.

Articoli correlati

Ultimi articoli