lunedì 26 Gennaio 2026

Catanzaro, sette giornate senza vittorie: un digiuno che non si vedeva dal 1946

Sette giornate, zero vittorie. Il dato che accompagna il Catanzaro in questo avvio di Serie B 2025-26 ha il sapore amaro della storia che si ripete. Dopo sei pareggi consecutivi e la prima sconfitta stagionale rimediata a Monza per 2-1, le Aquile giallorosse sono ancora a secco nella casella dei successi, trascinandosi dietro un record negativo che non si registrava da 79 anni.

Per trovare un precedente simile bisogna tornare alla stagione 1946-47, quando il Catanzaro affrontava la Serie B in un girone dispari. Allora, dopo sette partite giocate, il bilancio era ancora più drammatico dell’attuale: appena due punti, frutto di due pareggi e ben cinque sconfitte. La prima vittoria arrivò soltanto il 17 novembre 1946, all’ottava giornata, nel match casalingo contro l’Arsenale Taranto che finì 2-0.

Il paradosso Aquilani: solidità senza vittorie

Alberto Aquilani si trova di fronte a un paradosso calcistico che farebbe impazzire qualsiasi allenatore. La sua squadra era ancora imbattuta dopo sei giornate, ma il bilancio di sei pareggi consecutivi aveva già fatto registrare un record europeo prima che arrivasse la sconfitta di Monza a interrompere la serie.

“Il pareggio è sempre meglio di una sconfitta, oggi abbiamo capito cosa vuol dire perdere, ma purtroppo non sappiamo ancora cosa significa vincere“, ha dichiarato il tecnico romano dopo il ko all’U-Power Stadium. Parole che fotografano perfettamente il momento delle Aquile: una squadra che domina il gioco, crea occasioni, ma non riesce a trovare quella cattiveria decisiva sotto porta.

Il problema, come ha ammesso lo stesso Aquilani, è il killer instinct: “Ci manca il killer instinct, fondamentale per concretizzare tutta la mole di gioco”. Una diagnosi lucida per una squadra che nelle prime sei giornate aveva fatto registrare numeri da protagonista: 64% di possesso palla contro la Sampdoria, 16 tiri totali contro 11, 520 passaggi contro 284. Tutto perfetto, tranne il risultato.

I numeri che raccontano un’anomalia

Il Catanzaro di questa stagione presenta numeri che sembrano usciti da un manuale di statistica sul calcio moderno. Sei gol fatti e sei subiti nelle prime sei giornate, prima di Monza, un equilibrio perfetto che racconta di una squadra solida ma ancora alla ricerca della propria identità.

La sequenza di risultati è stata lineare fino alla sconfitta di Monza: 1-1 col Sudtirol, 0-0 con lo Spezia, 1-1 con la Carrarese, 2-2 con la Reggiana, 2-2 in rimonta contro la Juve Stabia e 0-0 contro la Sampdoria. Un andamento che aveva fatto entrare nella storia i giallorossi, eguagliando il record dello Spezia del 1933 con sei pareggi consecutivi dall’inizio del campionato.

L’ironia della sorte vuole che il Catanzaro rischi di battere un proprio record: nella passata stagione i calabresi erano stati la squadra con il maggior numero di pareggi nell’intera Serie B, con 20 “X” in 38 partite di regular season.

Le ambizioni di Noto e la realtà del campo

Il presidente Floriano Noto aveva costruito questa squadra con ambizioni ben diverse. “Il primo step è sempre la salvezza, dobbiamo restare con i piedi per terra. È chiaro però che abbiamo allestito una squadra molto competitiva e vogliamo toglierci delle soddisfazioni”, aveva dichiarato a inizio stagione.

Gli investimenti della Holding Noto, che dal 2017 ha rilevato il club riportandolo dalla Serie C alla cadetteria, miravano a costruire una rosa in grado di lottare per i playoff. Il paradosso è che questa squadra, sulla carta, ha tutte le carte in regola per stare nella parte sinistra della classifica, ma al momento si ritrova invischiata in una zona grigia che non soddisfa nessuno.

La svolta dopo la sosta: l’obbligo di cambiare passo

“Ora c’è la sosta, non so se è un bene, ma abbiamo l’obbligo di svoltare, lo dobbiamo anche ai nostri tifosi che oggi ci hanno fatto sentire in casa con la loro presenza”. Le parole di Aquilani dopo Monza suonano come un impegno solenne verso una piazza che merita di più.

La sconfitta brianzola ha messo a nudo alcuni problemi strutturali: nel secondo tempo la squadra è apparsa disordinata e slegata tra i reparti, perdendo quella solidità che l’aveva contraddistinta nelle prime sei giornate. Un campanello d’allarme che il tecnico dovrà sfruttare durante la pausa per le nazionali.

Il Catanzaro ha dimostrato di saper stare in campo contro chiunque, di avere una rosa competitiva e di poter dominare il gioco. Quello che manca è quel pizzico di cinismo e determinazione che trasforma le buone prestazioni in vittorie. La storia del 1946 insegna che anche dai momenti più difficili si può ripartire: allora arrivò la prima vittoria all’ottava giornata.

Oggi le Aquile hanno l’opportunità di riscrivere il proprio destino, trasformando un inizio deludente nella base per una rimonta che possa soddisfare le ambizioni di una piazza che non ha mai smesso di sognare in grande.

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