Un sorriso genuino, la solita umiltà disarmante e un legame viscerale con la maglia giallorossa che la distanza non ha minimamente scalfito. L’intervento di Panos Katseris durante l’ultima puntata della trasmissione web-TV “Passione Catanzaro”, magistralmente condotta da Valerio Tomasello, non è stata una semplice chiacchierata amarcord, ma un vero e proprio trattato calcistico e umano.
Direttamente dalla Francia, dove veste la maglia del Lorient in Ligue 1, l’ex “treno” del Catanzaro ha riavvolto il nastro della sua avventura sui Tre Colli, analizzando con lucidità disarmante le differenze tra il calcio italiano e quello transalpino, promuovendo a pieni voti il nuovo corso di Aquilani e regalando ai tifosi un ricordo emozionante del suo momento più alto in giallorosso.
L’impatto in Ligue 1 e le differenze con l’Italia
L’avventura di Katseris in Francia (51 presenze e 5 gol all’attivo) è stata purtroppo frenata recentemente dal primo vero intoppo fisico della sua carriera: “Purtroppo quest’anno è andato un po’ storto, è stato il primo infortunio serio della mia carriera”, ha esordito il classe 2001. “Ho avuto due ricadute, poi sono tornato in Italia per la riabilitazione. Ho saltato metà campionato, ma ora sto bene, ho ripreso a giocare e guardo avanti”.
Stimolato sulle enormi differenze tattiche e strutturali tra Serie A e B e Ligue 1, il greco non ha usato mezzi termini, scattando una fotografia nitida dei due sistemi calcistici: “Qui in Francia è un altro sport, ma non in maniera negativa. Guardano moltissimo all’intensità, alla qualità nell’uno contro uno, ci sono spazi enormi e fisicamente vanno a duemila. Se sbagli mezza palla prendi gol”.
Eppure, a livello di mentalità, l’Italia vince a mani basse: “Quello che manca qui è la mentalità vincente e la tattica che abbiamo in Italia. La Francia ha giocatori incredibili, ma la pressione italiana fa crescere i giocatori a dismisura. Fidatevi, io sentivo quasi più pressione a Catanzaro che in Ligue 1, e questo agonismo è fondamentale”.
Strutture e giovani: l’assist di Panos
Se sulla mentalità l’Italia è maestra, sulle strutture e sui settori giovanili la Francia detta legge. Katseris ha elogiato il modello Lorient: “La grande differenza è l’organizzazione. Io gioco in una squadra di metà classifica, eppure abbiamo 5 o 6 campi d’allenamento, un centro sportivo perfetto, palestre enormi. Non ti manca nulla per pensare solo a giocare”.
Un modello che valorizza i giovani senza paura: “Qui buttano dentro ragazzi di 17 anni senza timore. Al Lorient avevamo Kroupi, ha segnato in Ligue 1 a 17 anni, poi è andato in Premier League e ha fatto 9 gol a 19 anni. Se non fai giocare i giovani non crescono, per questo la Francia ha tre Nazionali di altissimo livello”.
In questo senso, l’ex giallorosso plaude al lavoro del Catanzaro: “Negli ultimi anni la società ha capito questa filosofia. Io ero giovane, poi c’è stato Bonini, quest’anno vedo Cisse, un 2006 che sta facendo benissimo. Puntare sui giovani porta grandi risultati, e il Catanzaro lo sta dimostrando”.
Il legame con Catanzaro e il giudizio su Aquilani
La lontananza non ha spento la passione di Panos per le Aquile, che continua a seguire con l’affetto di un vero tifoso: “Non ho mai smesso di seguire il Catanzaro. Vedo una squadra in costante crescita anno dopo anno. Oggi è una realtà solida in Serie B, dà fastidio a tutti ed è difficilissimo andarci a giocare, specialmente al ‘Ceravolo’. Spero davvero in un finale di stagione importante, senza dire nulla per scaramanzia…”.
Sulla scelta di Alberto Aquilani, Katseris confessa di aver avuto un’intuizione vincente fin da subito, ricordando uno scontro diretto quando il tecnico guidava il Pisa: “Mi ricordo quella partita al Ceravolo contro il suo Pisa. Loro avevano sempre il possesso palla, giocavano a memoria, a occhi chiusi. Quando ho saputo del suo arrivo a Catanzaro, ero sicuro che avrebbe fatto un grande lavoro, e i risultati si vedono”.
Moccone e quell’urlo nel Derby
L’umiltà resta il marchio di fabbrica di Katseris. Ripensando al suo arrivo in prova nel ritiro di Moccone, il racconto è quello di un ragazzo grato al destino e ai suoi compagni: “Arrivai dalla Serie D, mi sentivo un ragazzino in mezzo a campioni come Iemmello, Vandeputte, Brighenti, Sounas, Fulignati. Loro erano i grandi nomi. Io stavo attento, lavoravo in silenzio, imparavo da loro. Sono loro che hanno fatto la differenza nella mia crescita”.
Ma la chiusura è tutta per l’emozione più grande, l’istante che ha scolpito il nome di Katseris nella storia del Catanzaro: il leggendario assist a Iemmello nel Derby di andata in Serie B. “È stata l’emozione sportiva più forte della mia vita”, ammette con gli occhi lucidi. “Il mio primo vero Derby. Tutta la settimana c’era una pressione enorme nello spogliatoio, sentivamo l’ansia di dover vincere per forza per i nostri tifosi. Quando ho fatto l’assist a Pietro, con quello stadio pieno… mi ricordo ancora il boato incredibile dopo il gol. Quel momento, insieme alla promozione in Serie B, resterà per sempre nel mio cuore”.
Parole da brividi, pronunciate da un ragazzo che da Catanzaro ha spiccato il volo, ma che sui Tre Colli ha lasciato un pezzo importante della sua anima. E noi lo aspettiamo, chissà, per un’altra corsa sotto la Curva Ovest.
