Catanzaro-Palermo, Inzaghi lancia la sfida: “Siamo più forti, chiudiamola qui”

Il “Ceravolo” è pronto a trasformarsi in un catino infuocato. I motori dei playoff girano già a mille, ma la voce di Filippo Inzaghi riporta immediatamente la narrazione sui binari del dramma umano e della feroce determinazione sportiva. Il tecnico del Palermo sbarca in Calabria con una missione chiara: azzerare il Catanzaro già nella sfida d’andata. Niente calcoli. Niente tatticismi volti a preservare il vantaggio del doppio scontro. L’ex attaccante ha forgiato un gruppo consapevole della propria superiorità, pronto a imporre il proprio blasone fin dal primo istante. Tra i dubbi di formazione legati all’infermeria e l’emozione per il lutto che ha colpito la tifoseria rosanero, il condottiero traccia la rotta.

L’omaggio alla piccola Alessia

Lo sport abdica davanti al dolore. La conferenza stampa si apre con un pensiero rivolto alla giovane tifosa siciliana tragicamente scomparsa. Le due piazze si sono unite in un cordoglio trasversale che ha superato ogni campanile. Le parole dell’allenatore pesano come macigni. “Ci tenevo a dire che sono stati giorni particolari, tristi per noi. Penso sia stato bello vedere quello che tutta Italia ha fatto per Alessia. Mi auguro che io e la squadra riusciamo a dedicarle il nostro sogno”. Un messaggio che scuote le coscienze. L’uomo prevale sul professionista. “Quello che le è successo è qualcosa di speciale anche per il mondo ultras, dovrebbe accompagnarci sempre. Da genitore, è una cosa innaturale che i nostri figli ci lascino. Siamo vicini alla famiglia, che ha avuto grande coraggio”. L’ultimo saluto si trasforma in carburante motivazionale. “Mi auguro che lasci in noi la guerriera che è stata. Il fatto di non aver mai mollato e di essere stata presente fino all’ultimo a vederci è una cosa che mi mette i brividi. Spero dia ancora qualcosa in più alla squadra”.

La strategia rosanero: attaccare il Ceravolo

Esaurito il momento del ricordo, emerge l’animo bellicoso. Il Palermo non teme la bolgia giallorossa. L’approccio alla gara non prevede barricate o speculazioni sul tabellone. “Questa per noi è l’unica partita, la più importante. Noi dobbiamo andare a Catanzaro per vincere e chiudere i giochi, non ci sono altri pensieri”. La spregiudicatezza si appoggia sui numeri stagionali. Un divario tecnico certificato dalla classifica. “In campionato abbiamo fatto 13 punti in più, che devono pesare. Al di là dei pregi e difetti di entrambe, abbiamo dimostrato di essere più forti e andiamo per vincere senza fare calcoli. Rispettiamo il Catanzaro, ma la classifica dice questo”. Nessuna gestione dei centottanta minuti. Il verdetto va scritto subito. “Il nostro obiettivo è chiudere i giochi domani. Poi sappiamo che abbiamo anche un jolly in tasca eventualmente, ma non bisogna assolutamente pensare a quello che ci sarà mercoledì. Per me mercoledì in questo momento non esiste”.

Il rebus Bani-Palumbo e la carta Peda

Il coraggio tattico si scontra brutalmente con l’allarme medico. L’infermeria detta legge sulle scelte di formazione. Due pedine nevralgiche rischiano di saltare l’appuntamento. “Purtroppo Bani e Palumbo hanno avuto problemi in settimana. Hanno fatto qualcosa col gruppo, la rifinitura sarà decisiva. È chiaro che se qualcuno non è al 100% non gioca. Sono giocatori per noi fondamentali, ma abbiamo una rosa così profonda che mi permette di fare qualsiasi scelta senza rischiare chi non è al meglio”. Le gerarchie interne premiano la prudenza clinica. Il tecnico blinda il gruppo tutelando la tenuta fisica. “Non li farò giocare se non staranno bene, ho validi sostituti. Non ho mai mandato in campo un giocatore se non era al massimo, è doveroso per il rispetto che ho per tutta la rosa”. Un nome spunta inequivocabilmente dalle retrovie. Una certezza assoluta per blindare il pacchetto arretrato. “Quello che è sicuro è che giocherà Peda. È un giocatore forte e fondamentale in queste partite”.

Gestione delle energie e polemiche arbitrali

I playoff stritolano i muscoli. La prospettiva di affrontare una corsa a tappe forzate non spaventa l’ambiente siciliano. “Speriamo di giocare quattro partite in venti giorni, non puoi fare richiami atletici. La sicurezza ce la dà il percorso fatto finora. Non abbiamo mai avuto cali, la squadra sta bene e avremo bisogno di 24 giocatori al massimo livello”. L’alchimia creata ripaga i sacrifici dell’annata. “Tutti sperano che la propria squadra non sbagli niente, ma i ragazzi sono umani. Sono contento della crescita esponenziale del gruppo e del rapporto con i tifosi: questa è già una vittoria”. Il capitolo designazioni scivola via senza scossoni. Il fischietto di Feliciani aveva sollevato mormorii in settimana. Il mister spegne l’incendio. “È una garanzia. Ha arbitrato tante partite in Serie A e io con lui ho un ottimo rapporto. Lasciamolo tranquillo. Sarà una partita piena di tensione, cerchiamo di fare una grande gara”.

Le parole scolpiscono le intenzioni. Il passato sulle panchine di Reggina e Venezia rappresenta un’era calcistica chiusa a doppia mandata. “Con loro giocare i play-off era un sogno da raggiungere, non partivo coi favori del pronostico. Col Palermo voglio cercare di vincerli a tutti i costi, cambia drasticamente”. I rosanero scenderanno in Calabria per fagocitare la semifinale d’andata. Il gap tecnico rivendicato dalla panchina ospite dovrà misurarsi con l’intensità nervosa di uno stadio pronto a spingere i padroni di casa oltre ogni ostacolo. Sfaldare le granitiche certezze siciliane significherebbe spalancare le porte di una finale impronosticabile. Il rettangolo verde emetterà la sua prima, violentissima sentenza.

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