“Vite in Salvo” arriva a Selva di Val Gardena: una presentazione nata per caso nel cuore delle Dolomiti

Il progetto divulgativo del cardiologo Giuseppe Colangelo approda in Alto Adige durante un periodo di vacanza. A far nascere l’iniziativa la curiosità e la sensibilità di alcuni ospiti di un noto hotel, tra cui imprenditori e giornalisti. «La prevenzione non ha confini e la cardioprotezione non va in ferie»

SELVA DI VAL GARDENA – Una vacanza sulle Dolomiti, un piccolo libro portato con sé quasi naturalmente e l’interesse spontaneo di alcune persone incontrate in hotel. È nata così, senza programmi né annunci, una nuova tappa del percorso di “Vite in Salvo – Impara ad intervenire”, il progetto a fumetti ideato dal cardiologo Giuseppe Colangelo per diffondere la cultura del primo soccorso, della rianimazione cardiopolmonare e della defibrillazione precoce.

È accaduto nei giorni scorsi a Selva di Val Gardena, una delle località turistiche più conosciute delle Dolomiti, dove quello che inizialmente doveva essere semplicemente un periodo di riposo si è trasformato in un’inaspettata occasione di divulgazione.

La particolarità dell’iniziativa sta proprio nella sua spontaneità.

Non c’era infatti alcuna presentazione programmata, nessun evento inserito in calendario e nessun appuntamento organizzato in precedenza. Tutto è nato dalla curiosità di alcuni ospiti di un noto hotel della località che, venuti a conoscenza del libricino e della sua finalità, hanno iniziato a chiedere informazioni.

Tra loro anche imprenditori e giornalisti, particolarmente sensibili ai temi della prevenzione e della cardioprotezione, che hanno voluto conoscere più da vicino il progetto e la storia che ne ha accompagnato la nascita.

Da alcune domande iniziali si è passati rapidamente a un confronto più ampio. E da quella conversazione informale è nata la volontà di presentare Vite in Salvo anche all’interno della struttura.

Una circostanza quasi casuale che, proprio per questo, assume un significato particolare.

«Non avevo programmato nulla – racconta Colangelo –. Ero a Selva di Val Gardena per trascorrere qualche giorno di vacanza. Alcuni ospiti hanno però visto il libricino, hanno iniziato a chiedermi di cosa si trattasse e si sono mostrati immediatamente interessati. Tra loro c’erano anche persone provenienti dal mondo dell’imprenditoria e dell’informazione. È stata la loro sensibilità, insieme alla volontà di approfondire questi temi, a far nascere spontaneamente questa piccola presentazione».

Un fumetto per spiegare cosa fare quando un cuore si ferma

Vite in Salvo – Impara ad intervenire nasce da un’idea precisa: portare le conoscenze di base del primo soccorso fuori dagli ambienti strettamente sanitari.

Il linguaggio scelto è quello del fumetto, immediato e accessibile anche ai più giovani, con l’obiettivo di spiegare concetti che possono apparire complessi ma che, nella realtà di un’emergenza, possono diventare determinanti.

Riconoscere un arresto cardiaco improvviso, attivare rapidamente il sistema di emergenza, iniziare le compressioni toraciche e utilizzare un defibrillatore quando disponibile sono passaggi fondamentali della catena della sopravvivenza.

E il primo anello di quella catena, molto spesso, non è rappresentato da un medico o da un infermiere, ma dalla persona che si trova casualmente accanto alla vittima.

È proprio su questo principio che si fonda il messaggio portato avanti da Colangelo: rendere il cittadino sempre più consapevole del proprio possibile ruolo durante un’emergenza.

«Quando si verifica un arresto cardiaco improvviso – sottolinea il cardiologo – non possiamo sapere dove ci troveremo, né chi sarà accanto a noi. Potrebbe accadere in una casa, in strada, in una palestra, in un ristorante, in un albergo o durante una vacanza. Per questo ritengo fondamentale che le conoscenze di base del primo soccorso raggiungano il maggior numero possibile di persone».

La prevenzione esce dagli ospedali

La scena del piccolo volume appoggiato su un tavolino dell’hotel, accanto alle riviste e al materiale destinato agli ospiti, finisce così per diventare quasi l’immagine simbolo dell’intera iniziativa.

Per parlare di prevenzione, infatti, non servono necessariamente un congresso medico, un auditorium o una sala conferenze.

A volte può bastare una copertina che attira l’attenzione.

Una domanda.

Una conversazione.

Ed è proprio da una domanda che può nascere la curiosità di sapere come si riconosce un arresto cardiaco, come si esegue una rianimazione cardiopolmonare o come si utilizza un DAE.

«La prevenzione deve uscire dagli ospedali – spiega Colangelo –. Naturalmente il mondo sanitario mantiene il suo ruolo fondamentale, ma se vogliamo costruire una vera cultura della cardioprotezione dobbiamo entrare nella vita quotidiana delle persone. Dobbiamo parlarne nelle scuole, nelle famiglie, negli impianti sportivi, negli alberghi, nei luoghi di lavoro e nelle località turistiche».

Una filosofia che il cardiologo sintetizza nel concetto di cardioprotezione capillare e dinamica: non soltanto aumentare la disponibilità dei defibrillatori sul territorio, ma creare contemporaneamente una popolazione capace di riconoscere l’emergenza e di intervenire.

Perché la presenza di un DAE rappresenta una risorsa fondamentale, ma la sua efficacia è strettamente legata alla rapidità con cui viene recuperato e utilizzato.

Il ruolo dei giovani e delle famiglie

Una parte importante del progetto riguarda proprio bambini e ragazzi.

La scelta del fumetto non è casuale. L’obiettivo è rendere più semplice il primo contatto con temi che, se spiegati esclusivamente attraverso termini medici, rischiano di apparire distanti o difficili.

Il bambino che sfoglia un fumetto può fare una domanda al genitore. Il genitore può incuriosirsi. Da quella domanda può nascere una conversazione familiare sulla rianimazione cardiopolmonare, sul numero da chiamare in caso di emergenza o sulla presenza di un defibrillatore nel proprio quartiere.

È un piccolo meccanismo di diffusione della conoscenza che parte dalle nuove generazioni e può arrivare agli adulti.

«Credo moltissimo nei giovani – afferma Colangelo –. Se insegniamo fin da piccoli che aiutare una persona in difficoltà è qualcosa di possibile e che esistono gesti semplici da imparare, possiamo costruire nel tempo una società più preparata e anche più solidale».

Imprenditoria e informazione alleate della cardioprotezione

La presenza, tra gli ospiti interessati, di esponenti del mondo imprenditoriale e giornalistico ha inoltre offerto l’occasione per sottolineare un altro aspetto del progetto: la cardioprotezione non può essere responsabilità esclusiva della sanità.

Le imprese possono contribuire alla sicurezza dei propri ambienti attraverso la formazione e la disponibilità di dispositivi salvavita. Il mondo dell’informazione, dal canto suo, può svolgere un ruolo importante nella diffusione di una corretta cultura dell’emergenza, utilizzando anche una terminologia appropriata quando si parla di arresto cardiaco, rianimazione e defibrillazione.

«Per creare una vera rete – osserva Colangelo – abbiamo bisogno di tutti. Dei sanitari, certamente, ma anche delle istituzioni, della scuola, delle associazioni, degli imprenditori, dei giornalisti e soprattutto dei cittadini. La cardioprotezione funziona davvero quando diventa patrimonio collettivo».

Ed è forse questo l’aspetto più significativo dell’esperienza vissuta a Selva di Val Gardena: non è stato il medico a cercare un pubblico, ma è stato il pubblico a chiedere di conoscere il progetto.

Una differenza apparentemente piccola, ma che racconta quanto il tema della prevenzione possa suscitare interesse quando viene proposto con un linguaggio vicino alle persone.

Dalle Dolomiti un messaggio che guarda oltre le vacanze

Quella di Selva di Val Gardena diventa quindi una nuova tappa, inattesa, del viaggio di Vite in Salvo.

Un viaggio che non è soltanto geografico, ma soprattutto culturale: portare il messaggio della rianimazione cardiopolmonare e della defibrillazione precoce in contesti differenti, cercando di trasformare sempre più cittadini da semplici spettatori a potenziali primi soccorritori.

E questa volta il messaggio parte proprio dalle Dolomiti, da un hotel e da un incontro nato quasi per caso.

«Porterò con me soprattutto la spontaneità di questa esperienza – conclude Colangelo –. Non servono sempre grandi manifestazioni per lasciare un messaggio. Se anche una sola persona, dopo aver sfogliato Vite in Salvo, decide di informarsi, di frequentare un corso BLSD o semplicemente di capire dove si trova il DAE più vicino, abbiamo già ottenuto qualcosa di importante».

Perché l’arresto cardiaco improvviso non conosce orari, stagioni o luoghi di villeggiatura.

E la prevenzione, proprio per questo, deve riuscire ad arrivare ovunque.

Anche tra le montagne.

Anche durante una vacanza.

Anche partendo semplicemente da un libricino lasciato su un tavolo.

Perché la cardioprotezione, come ricorda Giuseppe Colangelo, non va in ferie.

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