Dai campetti di Montignoso fino all’ambizione della piazza calabrese. Nicola Mosti ripercorre la sua traiettoria ai microfoni di GianlucadiMarzio.com, affidando alle parole del giornalista Carlo Mignolli il racconto della sua maturazione. Dalle sfide in famiglia all’esperienza con la Juve Stabia, la scelta del Catanzaro rappresenta una tappa fondamentale per inseguire la massima serie. Il centrocampista svela le ragioni della sua decisione, analizza il cambio di ruolo tattico, parla dell’impatto con il tecnico Gorgone e incorona il capitano Pietro Iemmello.
Nicola Mosti: Dai primi calci in famiglia alla scuola di Empoli e Juventus
La passione per il pallone nasce tra le mura di casa a Montignoso, ispirata dalla figura paterna e alimentata dalle sfide nel giardino con il fratello e il cugino: «La passione per questo sport, sia a me che a mio fratello, l’ha trasmessa mio padre, siamo una famiglia che è cresciuta con il calcio». Seguire le partite del fratello ha contagiato l’intera famiglia: «Sono cresciuto andando a vedere le partite di mio fratello, sempre col pallone in mano, ovviamente», osserva Mosti, ricordando come «Avendo due figli maschi che giocavano tutti e due a calcio, si è appassionata pure lei» riferendosi alla madre. Il ricordo va a quel parchetto «dove ci trovavamo con gli amici per giocare a Mondialito» e alle classiche “tedesche” in giardino: «Ormai è difficile vedere ragazzini che ci giocano».
Il percorso giovanile si sviluppa per dieci anni nell’Empoli, un ambiente attento alla formazione personale prima che atletica: «Ho trascorso lì dieci anni e sono stato formato prima di tutto come persona, insegnandomi l’educazione e i comportamenti da avere. Guardavano anche aspetti che magari nel calcio non sono così scontati, come la pagella scolastica. Prima veniva il ragazzo, poi il calciatore». La successiva tappa alla Juventus — tra Primavera, Under 23 e prima squadra — regala ricordi indelebili e aneddoti familiari: «È stata un’esperienza indimenticabile, anche perché ho avuto modo di toccare con mano grandi campioni, come Cristiano Ronaldo». Un passaggio vissuto con entusiasmo anche a casa: «Mio padre e mio fratello sono tifosi della Juve, non è stato semplice gestire tutte le richieste, tra maglie e biglietti».
La scelta del Catanzaro e il nuovo assetto tattico
L’approdo in Calabria nell’ultima sessione estiva nasce grazie al legame con il direttore sportivo Ciro Polito, già conosciuto ad Ascoli: «Polito ha fatto la sua parte, perché lo avevo già avuto ad Ascoli e quindi è stato abbastanza convincente sul progetto Catanzaro. Sono felicissimo di essere qui, sappiamo tutti quello che ha fatto il Catanzaro negli ultimi anni: è una grande piazza, calorosa, con un progetto ambizioso e, da avversario, ricordo quanto i tifosi si facevano sentire». L’impatto con l’ambiente del Sud conferma le attese: «Giocare al Sud ti dà qualcosa di diverso, che magari tante piazze del Nord non riescono a trasmetterti». Prima della firma, le rassicurazioni di Buglio e Ruggero hanno facilitato l’inserimento: «Prima di firmare ho chiamato Buglio e Ruggero, e mi hanno parlato benissimo del gruppo, del mister e di tutto il resto». Il calciatore rimarca la sintonia nello spogliatoio: «Credo molto nella sintonia tra compagni», aggiungendo che «Mi sento già parte integrante del gruppo, fatto di ragazzi per bene».
L’evoluzione tattica vissuta alla Juve Stabia ne ha modificato il raggio d’azione: «Io nasco trequartista, poi due anni fa, verso il finale di stagione, mister Pagliuca ha deciso di farmi giocare come mediano». Uno spostamento che lo colloca «più nel vivo nel gioco», mantenendo la massima disponibilità d’impiego: «Sono uno che si sacrifica tanto per la squadra, quindi è indifferente giocare mediano o mezzala, poi le scelte spettano al mister».
L’addio alla Juve Stabia, la guida di Iemmello e l’obiettivo A
La chiusura del ciclo con le “vespe” ha lasciato legami forti ma anche qualche incomprensione: «Dopo anni del genere sentivo che fosse finito un ciclo, ma non è stata del tutto colpa mia come può essere sembrato e, nel concreto, di quello che si è scritto e detto, di vero ce n’è stato davvero poco». L’uscita è stata caratterizzata da passaggi imperfetti: «Sono stati sbagliati i passaggi», ma il legame umano resta solido: «Castellammare è stata casa mia per più anni e ci sarò legato per sempre». Il ricordo più prezioso riguarda il gruppo: «Mi porto dentro il gruppo che eravamo, perché penso di aver legato con quasi tutta la squadra e alcuni veramente li reputo dei grandi amici», un’esperienza definita speciale: «È stato magico perché abbiamo creato dei rapporti anche extra-campo, con persone che sento tuttora».
L’arrivo a Catanzaro posiziona Mosti all’interno di un club reduci da annate importanti: «Se una società fa due semifinali di fila e una finale, andando così poco dalla Serie A, vuol dire che realmente si fanno le cose come si deve». L’impatto col gruppo evidenzia la presenza di «grandi valori, soprattutto umani». Il confronto con mister Gorgone è stato immediato: «Mi ha fatto capire sin da subito quello che vuole, sia dal punto di vista calcistico che umano», pur mantenendo un ringraziamento per l’ex tecnico Abate: «Mi ha fatto vivere la miglior stagione della mia carriera, lo ringrazierò per la vita». Nello spogliatoio spicca la figura di Pietro Iemmello: «È un bravissimo ragazzo, mi dà molti consigli e mi stimola tanto, non solo a livello singolare, ma a livello di squadra», un leader pronto a farsi sentire: «Quando c’è da dire qualcosa è lui in primis a farlo, è un capitano vero».
In merito al rendimento sotto porta, le occasioni avute contro Sudtirol e Vicenza non creano ansia: «Ho sempre detto che penso alla vittoria di squadra e spero che avvenga il prima possibile». L’attenzione rimane focalizzata sui risultati collettivi: «Non sono uno che se ne pone troppi. Se alla fine dell’anno la squadra fa bene, ne giovano tutti e si alza il livello di tutti noi». Il grande traguardo coincide con l’ambizione della piazza: «Il sogno di ognuno di noi è quello di arrivare a giocare in Serie A, quindi il mio sogno attuale è arrivarci con il Catanzaro. Sarebbe incredibile». Una prospettiva accompagnata da un’avvenuta maturazione personale: «Adesso, alla mia età, mi sento davvero cambiato, più maturo rispetto ad anni fa, sia dal punto di vista del gioco che dal punto di vista umano».
La maturità e la flessibilità tattica di Nicola Mosti offrono al Catanzaro un innesto di spessore per alzare il livello del centrocampo e inseguire traguardi ambiziosi.
