Maurizio Raise a PC: “Catanzaro, la vecchia guardia è la chiave. Lo scetticismo è normale”

Dire Raise è dire una passione e una militanza in giallorosso che si trasmette di padre in figlio sul campo, onorando la maglia per due generazioni. Entrambi, professione centrocampisti. Da una parte Stefano Raise, nato a Grado (Gorizia) l’8 agosto 1932 e scomparso nel 2008, che nel 1955 arriva dal Verona a vestire la maglia giallorossa per undici campionati con 312 presenze e 26 gol segnati, scegliendo poi la Calabria come terra d’adozione, Dall’altra c’è Maurizio Raise, il figlio, nato anche lui a Grado il 16 giugno 1959. A Catanzaro, fra Serie A, B e C2 disputa, in quattro stagioni differenti, 44 partite.

Il suo esordio in maglia giallorossa porta la data del 15 gennaio 1978, Catanzaro-Rimini 1-0, entrando in campo al 69’ al posto di Alberto Arbitrio. Nello stesso campionato entra in campo dalla panchina altre due volte, coincise con altre due vittorie (Como-Catanzaro 1-2 e Catanzaro-Palermo 3-1). E nel successivo campionato di Serie A arriva un esordio da ricordare, a San Siro, la “Scala del calcio”, il 22 ottobre 1978 contro l’Inter, entrando al 55’ al posto di Adriano Banelli. E curiosamente, la seconda ed ultima presenza con il Catanzaro in Serie A capita proprio nella gara di ritorno contro i nerazzurri, il 18 febbraio in Catanzaro-Inter 1-1, subentrando a Pietro Michesi quando mancano due minuti alla fine.

Dopo varie altre esperienze fra C1 e Serie B fra Rende, Matera, Taranto e Arezzo, Raise torna in giallorosso nella stagione 1983/84, con 29 gare disputate nella serie cadetta. Poi va al Lecce dove gioca per quattro campionati, con 103 presenze e 4 reti, ottenendo due promozioni in Serie A, nelle stagioni 1984-85 e 1987-88. Nelle ultime due stagioni ritrova il suo ex allenatore avuto a Catanzaro, Carlo Mazzone. E dopo altre annate in giro per l’Italia, conclude la carriera proprio in giallorosso, con 10 presenze nel campionato di C2 1991/92.

Lo intervistiamo con la nostra e sua passione giallorossa, parlando precisamente e con la solita passione di questo campionato di Serie B da poco iniziato, affrontando qualsiasi aspetto essenziale ed importante, su temi anche molto incisivi.

Che cosa ne pensi, in generale, di questo attuale campionato di Serie B?

“Penso che sia un Campionato molto positivo, che riporterà diverse sorprese. A parte le retrocesse dalla stagione appena trascorsa di Serie A, vedo molto bene il Mantova, il Modena ed il Padova, senza dimenticare inoltre l’Avellino. Secondo me, non ci sarà la prima classica squadra che ammazzerà il Campionato ma vedo una Serie B molto combattuta”.

A Catanzaro c’è un po’ di scetticismo. Tu come vedi questa squadra?

“Credo che lo scetticismo per Catanzaro sia sempre normale. Siamo diventati una piazza molto esigente, che vuole finalmente partecipare ai grandi palcoscenici del calcio e sinceramente dopo tanti decenni sarebbe anche ora. La programmazione ha un grande valore,
specialmente se bisogna mantenere anche e soprattutto i conti in ordine. Sarà sicuramente un campionato altalenante, ma lo scopriremo in maniera del tutto chiara soprattutto nel momento in cui tutti i giocatori saranno arrivati ad una stessa condizione di forma fisica. L’unico appunto che mi sento di fare da sempre è per il futuro, nel senso in cui va precisato che bisogna costruire la squadra per tempo, allo scopo essenziale di presentarsi ai nastri di partenza quasi al completo e non a campionato avviato”.

Il Catanzaro ha condotto al meglio le prime tre stagioni in B, mandando alla fine di ogni campionato giovanissimi calciatori in Serie A. Parliamo ad esempio di Alphadjo Cisse al Milan e Costantino Favasuli al Napoli. Cosa ne pensi di questa strategia?

“La strategia della società merita rispetto, anche perché ha valutato giovani interessanti Italiani in mezzo ad una marea di stranieri senza logica. I nostri vivai continuano a produrre tanti talenti e sinceramente non abbiamo bisogno di questi tantissimi giovani stranieri, che per carità, possono essere anche bravi, ma i nostri hanno qualcosa in più”.

Chi saranno i migliori e i più continuativi fra i calciatori del Catanzaro dí quest’anno?

“Sicuramente la “vecchia guardia”. Sono coloro che hanno plasmato sempre il gruppo per eccellenza e sono sempre stati in grado di trascinare tutto l’ambiente. La spina dorsale della squadra è stata mantenuta ed è sempre da lì che si riparte. Teniamo presente anche che ci sono diversi giocatori che ancora non abbiamo visto all’opera e che sicuramente vogliono dimostrare il loro valore. Il messaggio più importante e credo che sia la spinta più decisiva, viene e verrà sempre da questo meraviglioso pubblico, che fa tanti sacrifici con il cuore e non tanto per esserci e basta”.

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