Traffico, moto e arresto cardiaco: la bozza del Codice apre una nuova riflessione sulla cardioprotezione

Un possibile corridoio tra le auto in coda e l’uso regolato della corsia d’emergenza potrebbero incidere anche sui tempi di accesso a un’emergenza. Il cardiologo dello sport e istruttore certificato di primo soccorso Giuseppe Colangelo: «La cardioprotezione deve viaggiare sul territorio». Ma le nuove disposizioni sono ancora una bozza, e non attribuiscono ai motociclisti soccorritori lo status dei mezzi di emergenza.

Il traffico bloccato è un problema di sicurezza e di accessibilità dei soccorsi. Per chi viaggia in moto, la coda può trasformarsi in un passaggio difficile e rischioso; per un’ambulanza, raggiungere una persona che ha bisogno di aiuto può diventare più complicato. È in questo scenario che si inserisce la bozza di riforma del Codice della strada, che propone nuove regole per la circolazione delle due ruote in alcune situazioni di congestione.

La precisazione, però, è essenziale: non si tratta di norme già in vigore. Lo schema di decreto legislativo è stato approvato in via preliminare dal Governo ed è all’esame del Parlamento. Al 28 ottobre 2026, l’iter è ancora in corso. Fino all’eventuale approvazione definitiva e all’entrata in vigore, restano applicabili le regole attuali.

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Che cosa prevede la bozza

Per alcune strade urbane a carreggiate separate e con più corsie, il testo propone che, in caso di arresto della circolazione o di marcia a bassissima velocità, i conducenti nelle corsie esterne si avvicinino ai margini della carreggiata. Lo spazio centrale così ricavato dovrebbe favorire il passaggio di motocicli e ciclomotori a due ruote e, se le dimensioni lo consentono, anche di veicoli di polizia, soccorso e antincendio.

La bozza interviene anche sull’uso della corsia d’emergenza in autostrada e sulle strade extraurbane principali: in presenza di ingorghi, code o rallentamenti, motocicli e ciclomotori a due ruote potrebbero percorrerla a bassa velocità, a condizione di poter lasciare spazio ai veicoli di emergenza. È una possibilità circoscritta, non un via libera generale a superare la coda.

Va distinta da un’altra regola spesso citata insieme a questa novità: già oggi, in caso di ingorgo, la corsia d’emergenza può essere utilizzata a partire dal cartello posto a 500 metri dallo svincolo, ma solo per raggiungere l’uscita. La bozza propone invece una nuova deroga per il transito delle moto in caso di traffico congestionato.

La prospettiva di DefibRider

Per Giuseppe Colangelo, cardiologo dello sport, istruttore certificato di primo soccorso e promotore del progetto DefibRider, il tema della circolazione può essere letto anche in chiave sanitaria. L’idea della cardioprotezione dinamica è portare formazione e defibrillatori fuori dai luoghi tradizionalmente attrezzati, coinvolgendo motociclisti preparati a riconoscere un arresto cardiaco, chiamare il 112, iniziare la rianimazione cardiopolmonare e utilizzare un DAE quando disponibile, in attesa dell’arrivo dei soccorsi.

Il progetto immagina una rete mobile, utile in particolare durante eventi, raduni, manifestazioni sportive, percorsi turistici e in aree dove le distanze possono rendere più difficile l’accesso tempestivo ai servizi. Il principio è affiancare il sistema di emergenza, non sostituirlo: i motociclisti formati non diventano ambulanze e non operano al posto del personale sanitario.

La riflessione di Colangelo parte dalla convinzione che la cardioprotezione debba poter raggiungere le persone anche fuori dagli ambienti sanitari. In un arresto cardiaco, la rapidità con cui si attivano i soccorsi, si avvia la rianimazione e si rende disponibile un defibrillatore è decisiva. Una viabilità più fluida potrebbe contribuire a facilitare gli spostamenti, ma da sola non garantisce un intervento tempestivo: servono formazione, coordinamento e una precisa integrazione con il 112.

SOS Moto, informazione e prevenzione

Accanto a DefibRider c’è SOS Moto, il progetto ideato da Massimiliano Bruni. L’app è collegata a un tag NFC/QR applicabile al casco: in caso di necessità, può rendere consultabili le informazioni che il motociclista ha scelto di condividere, come i dati identificativi, i contatti e alcuni dati sanitari. È uno strumento che può aiutare a reperire informazioni utili, ma non sostituisce la chiamata ai soccorsi né l’intervento dei professionisti.

SOS Moto comprende anche una dimensione di comunità: aggiornamenti su eventi e motoraduni, occasioni di incontro e iniziative dedicate alla sicurezza e alla prevenzione. DefibRider e SOS Moto hanno funzioni diverse, ma condividono l’attenzione per una rete di motociclisti più consapevole e preparata.

La bozza non attribuisce privilegi ai soccorritori volontari

Il collegamento tra le nuove regole e la cardioprotezione è quindi una prospettiva da approfondire, non un automatismo. La bozza disciplina il comportamento dei veicoli nel traffico e prevede, in determinate condizioni, il transito delle moto sulla corsia d’emergenza. Non equipara però i motociclisti volontari ai mezzi di soccorso e non attribuisce loro automaticamente precedenza o uno status speciale. Sarà importante chiarire come un eventuale sistema di risposta con DAE mobili possa coordinarsi con i servizi di emergenza e nel rispetto delle regole stradali.

La proposta apre comunque una discussione utile: come mettere in relazione sicurezza della circolazione, primo soccorso e cardioprotezione sul territorio? Per Colangelo, la risposta passa dalla collaborazione tra istituzioni, sistema sanitario, associazioni e comunità motociclistica. La bozza è ancora in Parlamento; il lavoro per diffondere formazione e cultura del soccorso, invece, può già proseguire.

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