Vincenzo Vivarini non ha dubbi sul punto più alto della sua carriera. Il triennio al Catanzaro, culminato con la promozione in Serie B nel 2023 e la semifinale playoff l’anno successivo, resta il capitolo che ha segnato un prima e un dopo. Intervistato in esclusiva da PianetaSerieB.it, il tecnico abruzzese ha ripercorso quel periodo con la lucidità di chi sa cosa ha costruito, ma anche con l’amarezza di chi, dopo, ha collezionato solo esoneri a Frosinone, Pescara e Bari. Il perché di tanta distanza tra quei tre anni e il presente, però, affonda le radici in qualcosa che Vivarini spiega senza cercare alibi.
«A Catanzaro ho trovato tifosi che vivevano per la squadra»
L’arrivo in Calabria, nel novembre 2021, segue la finale playoff persa con il Bari. Vivarini trova una piazza depressa, una rosa non ancora costruita per il suo calcio. «Quando arrivai mi trovai di fronte una rosa che non era orientata a giocare il calcio che intendevo io, pertanto mi sono dovuto inizialmente adattare alla situazione». La svolta arriva dal mercato di gennaio, con gli innesti di Iemmello e Sounas, e da un patto stipulato dopo la sconfitta nei playoff del primo anno. «Facemmo il patto di rimanere tutti quanti e ripartire forte l’anno successivo. E così è stato, perché la stagione dopo facemmo una cavalcata trionfale, fuori da ogni logica, battendo tutti i record che c’erano da battere in Serie C» .
Il ricordo più vivido non è una partita, ma un viaggio. «Ricordo con particolare piacere la partita che avremmo dovuto giocare all’Ezio Scida di Crotone: per arrivarci abbiamo dovuto attraversare per intero la strada ionica e tutto il tragitto era ricolmo di tifosi appostati che ci caricavano e incitavano, arrivando addirittura sino alle porte di Crotone». Un’immagine che racchiude il senso di quell’esperienza e che apre il capitolo più doloroso.
L’addio a Catanzaro e le «bugie» che Vivarini vuole chiarire
Sul ritorno a Catanzaro, Vivarini è netto: non si è mai creata l’opportunità, perché l’addio non è avvenuto «nel modo giusto». E qui il tecnico si toglie un sassolino che ha tenuto dentro per anni. «Sul mio addio a Catanzaro nel corso degli anni sono state dette tante bugie e tante falsità, ricostruzioni per nulla attinenti a quello che realmente è successo, ed è giusto chiarire per rispetto di una piazza che mi ha amato tanto e che io ho amato tanto». La verità, secondo Vivarini, è più semplice: «Io e il presidente Noto ci siamo incontrati per pianificare la nuova stagione e avevamo due punti di vista molto diversi riguardo agli obiettivi, pertanto non si sono create le condizioni per proseguire».
La narrazione successiva, evidentemente, ha raccontato altro. Vivarini non scende nei dettagli, ma il tono basta a capire che quella ferita è rimasta aperta. E apre la strada alla sequenza di esperienze negative che ne è seguita.
Frosinone, Pescara, Bari: la filiera degli esoneri
Il copione, dopo Catanzaro, si ripete con una precisione quasi crudele. A Frosinone Vivarini ritrova le stesse condizioni dell’Empoli: una squadra retrocessa all’ultima giornata, un ritiro iniziato con giocatori già proiettati alla cessione, un mercato in entrata completato solo a fine agosto. «Tutte queste circostanze ci hanno portato a non essere squadra e a non avere un progetto tattico ben definito». L’esonero arriva dopo nove giornate.
A Pescara la scelta, ammette, è stata «di cuore». «Se avessi ragionato in maniera professionale, avrei fatto cose diverse». La strage di infortuni e un mercato non all’altezza hanno fatto il resto. «Anche qua mi prendo le mie responsabilità: forse avrei dovuto pretendere qualcosa in più dalla società». L’esonero arriva l’11 novembre 2025, con la squadra al penultimo posto.
A Bari, invece, Vivarini si trova davanti a qualcosa che non aveva previsto. «Ho avuto a che fare con una situazione di spogliatoio che mi ha fatto venire i brividi a ripensarci: c’erano alcuni giocatori che addirittura non volevano scendere in campo, e mi è capitato solo a Bari in carriera». La diagnosi è pesante: «C’era veramente una depressione totale». L’esonero arriva a gennaio, insieme a quello del direttore sportivo Magalini. «In questi ultimi due anni ho commesso parecchi errori: ad oggi sto ancora pagando per essi».
Il futuro: «Ho detto no a Polonia e Spagna. Aspetto un progetto»
Vivarini non è fermo. Segue il calcio inglese e spagnolo, va a vedere le partite delle squadre che stima. Proposte concrete ne sono arrivate, ma le ha declinate. «In funzione di ciò che mi è accaduto l’anno scorso ho declinato in attesa di un progetto giusto, dove mi si dia credito». Le offerte erano dalla Serie B e dall’estero, Polonia e Spagna. «Quando mi viene data la possibilità di lavorare ho sempre fatto bene, mentre invece quando riscontro dei problemi oggettivi vado un po’ in difficoltà».
La domanda, a questo punto, si pone da sola: il Vivarini di Catanzaro esiste ancora? La risposta è nella sua stessa carriera, in quel triennio in cui ha preso una piazza depressa e l’ha trasformata in un modello. Il problema, semmai, è che quel modello aveva bisogno di tempo, di una società allineata, di un mercato costruito su misura. A Frosinone, Pescara e Bari Vivarini non ha trovato nulla di tutto questo. La sua speranza è che la prossima occasione somigli più a Catanzaro che a Bari. Perché il tecnico che ha dominato la Serie C con 96 punti e ha portato le Aquile a un passo dalla Serie A non è sparito. Aspetta solo il posto giusto per dimostrarlo.
