Polito a LaC: “Non dormo la notte, fa male vederci all’ultimo posto”

Ciro Polito non si nasconde. Il direttore sportivo del Catanzaro, ospite di 11 in Campo Giallorossi su LaC On Air, ha parlato del momento delle Aquile senza filtri e senza alibi. La classifica dice ultimo posto, sei punti dopo dieci giornate. I pareggi con Benevento e Padova hanno restituito ossigeno e un pizzico di fiducia, ma la realtà resta dura. «Io non dormo la notte perché mi fa davvero male vedere il Catanzaro lì sotto». La frase riassume il peso di un avvio di stagione che nessuno, in casa giallorossa, aveva messo in preventivo. Il perché di tanta sofferenza, però, affonda le radici in un’estate complicata e in una categoria che non perdona.

«Non eravamo abituati a stare sotto: subentra il panico»

Polito parte da lontano, dalla costruzione di un gruppo che negli ultimi due anni aveva vissuto di tutt’altro tenore. «Purtroppo ogni anno non si riesce a fare sempre quello che ci si aspetta», spiega il dirigente. La salvezza era l’obiettivo dichiarato fin da subito, ma nessuno aveva previsto di doverla inseguire così in basso. «Non eravamo abituati a stare sotto e quando capita subentra il panico».

Il riferimento è a un ambiente, e a una squadra, che dopo i playoff sfiorati nella scorsa stagione si è ritrovato a fare i conti con una realtà ribaltata. Il terzo anno di gestione, dice Polito, è stato il più difficile: «Abbiamo combattuto tanto, affrontando molte problematiche». Il mercato, le partenze pesanti, un nuovo allenatore arrivato in corsa dopo l’esonero di Gorgone. Fattori che compongono un campionato e che, come ricorda il DS, «non dipendono sempre soltanto dai calciatori».

Il Catanzaro deve restare in Serie B, lo merita la città

La missione è chiara, quasi elementare nella sua urgenza. «Faremo di tutto per aggiustare le cose, perché il Catanzaro deve rimanere in Serie B: lo merita in primis la società e poi la città, che da sempre vive di calcio». Polito non usa giri di parole. La salvezza non è un obiettivo negoziabile, è una necessità.

Il presidente Noto e la proprietà hanno costruito un percorso che negli ultimi anni ha riportato entusiasmo e credibilità, e ora quel percorso rischia di incrinarsi. Il direttore sportivo lo sa e lo dice senza alzare la voce. Il legame con la piazza, del resto, è l’arma in più su cui il Catanzaro conta per uscire dalla zona rossa.

Contro il Padova il Ceravolo ha applaudito la squadra nonostante il pari e la posizione in classifica. Un segnale che Polito ha colto e che prova a trasformare in energia: «Il Catanzaro ha un DNA combattivo, non dobbiamo mollare un centimetro ma vogliamo che la gente ci accompagni». La gente, appunto. Quella che continua a riempire gli spalti nonostante tutto, e a cui il DS chiede pazienza e vicinanza.

La cura Mignani e i segnali da non sottovalutare

Il nuovo corso è iniziato con Michele Mignani in panchina, scelto dopo la pesante sconfitta interna contro l’Ascoli che era costata la panchina a Gorgone. I primi due passi hanno prodotto altrettanti pareggi: l’1-1 al Vigorito contro il Benevento, con il gol di Buso al 92′, e l’1-1 casalingo contro il Padova, firmato da Dorval al 27′ e raggiunto da Varas al 66′.

Due punti in due gare, un dato che pesa se rapportato ai quattro raccolti nelle prime otto giornate. La classifica, però, continua a dire ultimo posto a quota sei. Il margine di crescita c’è, ma il tempo stringe. Polito non si nasconde dietro il cambio di allenatore: «Ci sono tanti fattori che compongono un campionato».

La mano di Mignani si vede nelle intenzioni, nella voglia di aggredire e di giocare, ma i risultati non sono ancora arrivati. La salvezza passa da qui, dalla capacità di trasformare le prestazioni in punti prima che il distacco dalle dirette concorrenti diventi un macigno.

Il futuro immediato: Cesena e il calendario che non aspetta

Il prossimo impegno è già un crocevia. La trasferta di Cesena arriva in un momento in cui ogni punto vale doppio, e il calendario non concede pause. Dopo i romagnoli, il Catanzaro dovrà affrontare un ciclo di gare ravvicinate in cui le rotazioni e la tenuta mentale faranno la differenza.

Polito non lo dice esplicitamente, ma il senso delle sue parole è chiaro: la squadra ha bisogno di ritrovare continuità fuori casa, dove finora ha raccolto meno di quanto seminato. Il mercato di riparazione resta sullo sfondo, ma il DS ha già fatto capire che non ci saranno rivoluzioni: la priorità è far rendere al meglio chi c’è.

«Non dobbiamo mollare un centimetro», ripete. Il messaggio è per lo spogliatoio, per la piazza e per se stesso. Il Catanzaro è ultimo, ma non è finito. La strada è lunga, il margine per invertire la rotta esiste ancora, e Polito lo sa. Per questo non dorme la notte. Per questo continua a lavorare. La salvezza, per una città che vive di calcio e per una società che merita la Serie B, resta l’unico traguardo possibile.

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