La vigilia dell’appuntamento calcistico più atteso degli ultimi decenni scorre sul filo di una tensione elettrica ma controllata. Domenica sera, sul prato del Nicola Ceravolo, il Catanzaro ospiterà il Monza per i primi novanta minuti della finale playoff di Serie B. Un traguardo che la piazza giallorossa insegue da oltre quarant’anni. Davanti ai microfoni della sala stampa, l’allenatore Alberto Aquilani analizza il momento magico della sua squadra senza ricorrere a facili proclami, richiamando il gruppo a una prestazione fondata sull’umiltà e sull’identità tattica. I calabresi arrivano all’atto conclusivo dopo le esaltanti qualificazioni contro Avellino e Palermo, pronti a sfidare una delle corazzate del torneo cadetto.
L’atto finale e la gestione delle energie fisiche
Il cammino negli spareggi promozione impone ritmi serrati e un dispendio energetico considerevole. La sfida con i lombardi rappresenterà il quinto incontro in appena diciassette giorni per la compagine giallorossa. Un carico atletico che l’allenatore intende azzerare facendo leva sulle motivazioni e sulla forza mentale del gruppo.
“Siamo arrivati all’atto finale, un qualcosa che ci auguravamo”, esordisce Alberto Aquilani analizzando il percorso compiuto finora. “Noi credevamo che avevamo le possibilità perché vedevamo una squadra che aveva delle qualità molto importanti. Era un qualcosa che dicevamo poco ma noi in fondo ci credevavamo. Siamo arrivati alla partita finale, la partita che volevamo giocare tutti, una partita che ha un valore inspiegabile. Ci siamo arrivati con la nostra forza, con le nostre idee, e questo è la cosa che mi rende più orgoglioso. Domani dovremo continuare a farlo con coraggio e tenacia, perché lo abbiamo sempre fatto e perché ci ha portato risultati”.
L’aspetto atletico viene subordinato alla carica nervosa derivante dall’importanza dell’evento. “Quando giochi questo tipo di partite si azzera tutto. L’adrenalina che ti porta a giocare una gara del genere, lo stadio che ci sarà domani e il pensiero di raggiungere un qualcosa di così grande ti deve far dare quel qualcosa in più”. La gestione delle rotazioni sarà un fattore da monitorare attentamente nelle due sfide. “La gestione delle risorse sarà qualcosa a cui io ci penserò. Se mi dici che vedo una squadra stanca ti dico di no. Poi nel corso della partita vediamo se ci sarà inizialmente qualche cambio. Abbiamo oggi e ancora domani, vediamo se qualcuno necessita di un turno di riposo, di una mezz’ora. Domani bisogna ascoltare più il cuore che le gambe”.
Il valore dell’identità e il rispetto per il Monza
Il credo tattico dei giallorossi non subirà modifiche strutturali in funzione dell’avversario, nonostante il valore assoluto della rosa brianzola, costruita la scorsa estate con l’obiettivo dichiaratodella promozione diretta.
Il tecnico capitolino respinge l’idea di una squadra attenta unicamente all’estetica. “Noi non abbiamo mai pensato un attimo di pensare di essere belli e di precludere quello che era il risultato. Noi abbiamo un modo di lavorare che secondo noi ci permette di competere e di vincere le partite. Crediamo fortemente in qualcosa e lo portiamo avanti. L’abbiamo portato avanti nei momenti di difficoltà perché è l’arma che ci permette di affrontare queste squadre e giocarsela. È ovvio che quando si gioca la finale… a Palermo agli ultimi cinque minuti pensavamo al risultato, certo, ma ci pensavamo anche i primi cinque minuti quando abbiamo preso gol. È una finale, è sempre una partita diversa, però è una doppia finale, un doppio incontro. Noi pensiamo solo a domani oggi”.
Il massimo rispetto per la formazione di Paolo Bianco si fonde con la consapevolezza dei propri mezzi. “Siamo assolutamente coscienti che il Monza è una grande squadra, una squadra che è partita con l’obiettivo di tornare in Serie A, dove fino a dieci mesi fa tanti di questi giocatori la facevano. Una squadra forte, con grandi individualità, che ha lavorato bene. Si è trovata in questa condizione anche un po’ per caso, perché se con il Mantova fa risultato stava in Serie A. Quindi noi abbiamo massimo rispetto perché sappiamo che abbiamo di fronte una corazzata, come lo era il Palermo. Per questo la nostra umiltà, il nostro modo di ragionare e di lavorare la partita deve essere quello che è stato contro il Palermo e prima con l’Avellino. Se vedi la panchina del Monza è una panchina che può giocare tranquillamente per i vertici della Serie B. Se noi continuiamo su questa strada ce la giochiamo, se invece pensiamo che tutto sia scontato perché abbiamo vinto 3-0 in casa col Palermo e 3-0 con l’Avellino non abbiamo capito niente. Massimo umiltà, massima determinazione”.
Il parallelo Iemmello-Totti e l’orgoglio per Favasuli
La conferenza si accende quando viene sollecitatoun paragone tra il capitano Pietro Iemmello e l’icona romanista Francesco Totti, figure unite dal legame viscerale con le rispettive città d’origine. Alberto Aquilani, che con lo storico capitano giallorosso ha condiviso lo spogliatoio a Trigoria, risponde sorridendo ma mantenendo fermo il senso delle proporzioni sportive.
“Questo paragone ve l’ho detto in ritiro, se vi ricordate, e sono stato anche preso in giro. Bisogna essere onesti, il paragone non si può fare. Per Totti stiamo parlando del più grande giocatore della storia del calcio, o uno dei più grandi, sicuramente italiano. Però vedo tante similitudini con il dovuto paragone e proporzione. Ci sta il confronto perché è un ragazzo cresciuto qui, un ragazzo che vive di Catanzaro, che sta provando delle emozioni dove è difficile anche entrar dentro. Io un po’ lo posso percepire perché ho giocato con la Roma per diversi anni e quindi c’hai quella roba dentro che è diversa. Qualche similitudine c’è”.
Un pensiero speciale viene dedicato anche a Costantino Favasuli, autore di una prova di immenso sacrificio nell’inferno del Barbera, terminata tra le lacrime. “È un ragazzo che ho visto nascere calcisticamente, che conosco bene dal profondo per l’aspetto emotivo e per il cuore che ha. Un ragazzo di cuore, forte, che ha avuto miglioramenti impressionanti. È una bella immagine. Noi per uscire da là dovevamo fare così, per passare il turno dovevamo uscire in quel modo lì. Eravamo pronti a quello, i ragazzi sono rimasti dritti davanti e non si sono mai tirati indietro”.
La spinta del Ceravolo si preannuncia caldissima, con l’intero impianto esaurito in ogni ordine di posto. La coesione tra la squadra e la tifoseria rappresenta l’effettivo punto di forza per scardinare i pronostici della vigilia. “Domani abbiamo un pubblico che sicuramente per noi sarà, come lo è sempre stato, un dodicesimo uomo in campo”, chiosa l’allenatore guardando alla cornice ambientale. Per superare l’ultimo ostacolo servirà una condotta tattica impeccabile, abbinando la proverbiale fluidità di manovra a una furente ferocia agonistica nei duelli individuali. Il traguardo è visibile, la storia attende solo di essere scritta sul rettangolo verde.
