L’attesa scava solchi profondi nell’anima calcistica di una città. Domenica alle ore 20, il Nicola Ceravolo si trasformerà nel teatro dei sogni per l’andata della finale playoff contro il Monza. Il Catanzaro respira un’aria che mancava da quasi mezzo secolo. L’onda lunga del quinto posto in regular season e le vittorie in sequenza su Avellino e Palermo hanno spazzato via ogni timore reverenziale. In questo clima di febbrile trepidazione, la voce della storia giallorossa torna a farsi sentire. Massimo Palanca, icona indiscussa dei tre colli, ha analizzato il momento magico della squadra di Alberto Aquilani ai microfoni del portale LaCNews24.it, tracciando la rotta verso la massima serie con la lucidità di chi ha già vissuto notti simili.
Le insidie della finale e il vantaggio psicologico
Il pronostico della vigilia viaggia sul filo del totale equilibrio. L’ex bomber delle Aquile fissa le percentuali di passaggio del turno scrutando l’orizzonte. “Arrivati a questo punto dico 50 e 50”, confida a LaCNews24.it, valutando le prestazioni recenti. L’aspetto mentale governerà i centottanta minuti. “La serenità farà la differenza e il Catanzaro ne ha parecchia, anche perché non ha nulla da perdere”. Il peso delle aspettative grava interamente sulle spalle dei lombardi. “Il Monza invece è stato costruito per stravincere il campionato ma non ci è riuscito, quindi è come se fosse quasi obbligato a centrare la promozione”.
Il “Piedino d’Oro” scende poi nei dettagli tecnici della sfida. La compagine calabrese possiede le geometrie giuste per colpire. “Diciamo che le premesse ci sono tutte anche se, non bisogna dimenticarlo, la sfida nasconde delle insidie così come le nascondeva la gara precedente”. L’atteggiamento ospite sarà inevitabilmente feroce. “Il Catanzaro dovrà stare attento, certamente però attento dovrà esserlo pure il Monza”. La differenza rispetto agli avversari affrontati finora risiede nell’impianto corale. “Al Monza, invece, è sfuggita per un soffio la Serie A diretta e ha anche avuto delle piccole difficoltà nel doppio confronto contro la Juve Stabia in semifinale. A mio parere, però, il Catanzaro è più organizzato della Juve Stabia e, di conseguenza, ha più possibilità di battere i brianzoli”.
Il modello gestionale e l’elogio ad Aquilani
La cavalcata verso l’atto conclusivo degli spareggi rappresenta la naturale evoluzione di un progetto granitico. L’attaccante marchigiano riconosce i meriti assoluti della dirigenza. “Da qualche anno a questa parte, il Catanzaro sta facendo sempre dei campionati all’avanguardia”. I ricordi si intrecciano con l’attualità. “Ricordo i primi anni della gestione Noto in Serie C quando si persero i playoff, l’anno dopo però stravinsero il campionato e adesso, da tre stagioni di fila, si sono imposti nel campionato di Serie B arrivando sempre in semifinale playoff e stavolta addirittura in finale”.
Un processo di maturazione che passa per la conduzione tecnica. Il rinnovamento estivo richiedeva fisiologica pazienza. “Tanti sono i ragazzi nuovi e dunque sono stati necessari alcuni step per inserirli ma, nonostante le difficoltà iniziali, Aquilani ha fatto un lavoro strepitoso”. La mano dell’allenatore ha plasmato un gruppo coeso, capace di superare le difficoltà trasformandole in spinta propulsiva.
Un filo giallorosso tra passato e presente
Le notti attuali risvegliano inesorabilmente l’eco degli anni settanta e ottanta. Epoche in cui lo stesso Palanca incantava la nazione, siglando 18 reti nella stagione 1977-1978, marchiando la Coppa Italia con 8 centri l’anno successivo, fino alle 17 marcature nel torneo di C1 1986-1987. Numeri incisi nel marmo per un cittadino onorario del capoluogo calabrese. Eppure, il parallelismo puramente tattico viene respinto dal diretto interessato. “Rispetto al nostro calcio non c’è alcuna analogia poiché era tutto un altro modo di giocare”.
Il vero collante tra le due ere vibra forte sui gradoni. La fiamma del tifo arde con la medesima, devastante intensità. “La cosa che unisce gli anni ’70 a oggi, però, potrebbe essere l’entusiasmo dei tifosi che continua a essere una cosa straordinaria e in questi anni lo hanno dimostrato anche in trasferta”. Un calore che rievoca antiche battaglie campali. “Ricordo lo spareggio per la Serie A che perdemmo a Terni contro il Verona, nonostante ciò però lo stadio era completamente giallorosso”. Il destino offre spesso corsi e ricorsi suggestivi. “L’anno successivo salimmo nella massima serie e, guarda caso, il prossimo mese ricorre proprio il cinquantesimo anniversario da quella seconda promozione. Questa forse potrebbe essere un’analogia”.
La benedizione di chi ha scritto la storia infonde ulteriore linfa a un ambiente in totale ebollizione. Affrontare la blasonata corazzata brianzola richiederà una prestazione priva di sbavature, capitalizzando al massimo l’onda emotiva del fattore campo nella gara d’andata. Il traguardo dista centottanta minuti. Il ruggito del Ceravolo dovrà trasformare il peso di decenni d’attesa in pura, travolgente energia agonistica.
