Noto e il sogno Serie A. L’intervista a La Repubblica: “Al solo pensiero vengono i brividi”

La linea di demarcazione tra la favola e il progetto industriale solido si misura nella continuità dei risultati. Il Catanzaro archivia la semifinale con il Palermo e si proietta verso l’ultimo atto della stagione contro il Monza con la forza delle proprie idee programmatiche. Quarant’anni dopo l’ultima apparizione nella massima serie, l’ambiente giallorosso accarezza il traguardo massimo attraverso un modello virtuoso che rifiuta l’indebitamento folle. Ai microfoni del quotidiano La Repubblica, il presidente Floriano Noto ha tracciato il bilancio di una gestione societaria che raccoglie i frutti di un percorso decennale, ribadendo la centralità dello spettacolo nel gioco del calcio.

Il superamento del Palermo e l’esame Monza

La qualificazione ottenuta nel turno precedente certifica la definitiva maturazione del gruppo sul piano della personalità. Superare la compagine rosanero ha cancellato le ultime residue incertezze sulla tenuta psicologica dei calciatori nei momenti di massima pressione agonistica.

“È stata un’ulteriore iniezione di fiducia, anche se mi piace sottolineare che non è nata solo da quella doppia sfida”, spiega Floriano Noto analizzando il percorso recente. La squadra ha risposto colpo su colpo alle big del torneo. “Durante tutta la stagione abbiamo dimostrato di poter competere alla pari con le squadre più attrezzate del campionato. Il Palermo è una realtà costruita per vincere, con valori tecnici e strutturali importanti, e superarlo – con pieno merito – rafforza la consapevolezza di questo gruppo. Ma più ancora del risultato, ciò che mi rende orgoglioso è la continuità di atteggiamento: questa squadra non si è mai sentita inferiore a nessuno”.

La doppia sfida ha mostrato la capacità di adattarsi a contesti tattici differenti, alternando il dominio casalingo alla sofferenza del Barbera. “La gara d’andata è stata quasi perfetta per intensità, qualità e interpretazione. Al ritorno sapevamo che sarebbe stata una gara completamente diversa, molto più sporca e sofferta. Il dato che mi ha colpito maggiormente è la reazione dopo lo svantaggio iniziale: la squadra non si è mai disunita, ha continuato a giocare, a proporre la propria idea di calcio e ha anche avuto occasioni importanti per chiuderla prima. Questo, al di là dell’aspetto tecnico, è un segnale evidente di maturità, ancora più significativo se pensiamo che in campo c’erano diversi ragazzi giovani”.

Il patron preferisce evitare polemiche sulle tensioni registrate sugli spalti a fine partita. “Preferirei non tornare su quei fatti. Ci sono le autorità competenti che stanno facendo il proprio lavoro e ci affidiamo completamente al loro operato. Quello che posso dire è che dispiace vedere episodi del genere finire per oscurare il valore sportivo di partite così importanti e vissute con grande passione da migliaia di tifosi. Come società abbiamo sempre condannato, e continueremo a farlo con fermezza, ogni forma di violenza o comportamento che nulla ha a che vedere con i valori dello sport, indipendentemente da dove provenga. Il calcio deve restare un momento di aggregazione, uno spettacolo sano, mai un’occasione di tensione o scontro”.

Ora l’ostacolo finale si chiama Monza, un club strutturato con risorse economiche fuori categoria. “Se ci limitassimo a guardare i numeri, i curricula o il monte ingaggi, il confronto sarebbe impari. Il Monza è una squadra di altissimo livello, costruita con investimenti importanti e con calciatori abituati a categorie superiori. È arrivata a un passo dalla promozione diretta, a conferma del suo valore. Detto questo, noi abbiamo costruito un’identità diversa: fatta di organizzazione, spirito di gruppo e appartenenza. I nostri ragazzi hanno dimostrato più volte di poter affrontare chiunque senza timori. Servirà una doppia sfida di grande sacrificio, ma anche la consapevolezza che nulla è già scritto”.

Sostenibilità e l’intuizione Alberto Aquilani

Il posizionamento stabile nei playoff per tre stagioni consecutive in Serie B cancella l’etichetta di exploit estemporaneo, collocando la società tra i modelli gestionali di riferimento. “Lo considero il frutto di un percorso costruito nel tempo, non di un episodio isolato”, rivendica con fermezza il numero uno del club calabrese. “La nostra idea è sempre stata quella di dare stabilità al club, cercando un equilibrio tra sostenibilità economica e competitività sportiva. Abbiamo puntato su un modello che valorizza i giovani, integra giocatori più esperti e soprattutto crea un ambiente in cui tutti si sentano parte di un progetto. Nel calcio non esistono risultati scontati: ogni anno bisogna ripartire, e farlo mantenendo una certa continuità è forse il nostro risultato più importante”.

La pianificazione a lungo termine non ha spento la componente emotiva legata alle ambizioni della piazza. “Sognare non costa nulla, quindi sì: lo sognavo e lo speravo. Ma quando sei dentro un percorso così lungo, fatto di sacrifici e passaggi graduali, non sempre riesci a immaginare con precisione dove potrai arrivare. La cosa più importante è aver mantenuto coerenza nelle scelte. Il resto è la conseguenza di un lavoro quotidiano condiviso con tante persone che hanno creduto nel progetto”.

Una filosofia calcistica che mette al centro il divertimento del pubblico come motore economico del sistema. “È importante non solo per me, ma per il calcio in generale. Il calcio è uno spettacolo e se smette di emozionare, inevitabilmente perde pubblico e interesse. Credo che oggi lo si veda chiaramente: i campionati più seguiti sono quelli in cui c’è meno paura e più coraggio. Noi proviamo, nei limiti delle nostre possibilità, a proporre un calcio riconoscibile, che possa dare qualcosa anche a chi viene allo stadio oltre al risultato”.

La scelta di affidare la panchina ad Alberto Aquilani si è rivelata vincente, confermando le doti del tecnico romano nella gestione delle risorse più fresche della rosa. “Conoscevo già le sue qualità, ma mi ha confermato la sua capacità di lavorare molto bene con i giovani, di farli crescere senza bruciarli, dando loro fiducia ma anche responsabilità. E poi c’è un aspetto che considero fondamentale: l’intensità del lavoro quotidiano, sua e del suo staff. È una mentalità che si trasmette allo spogliatoio”.

Dietro l’ingaggio dell’allenatore emerge un retroscena di mercato finora inedito. “È una suggestione che fa sorridere, ma che in parte racconta una realtà. Evidentemente certi valori, certe sensibilità calcistiche, trovano qui un terreno fertile. Al di là delle battute, Aquilani ha già lasciato un segno importante: qualunque sarà il finale, il suo lavoro resta significativo per la crescita di questa squadra. Racconto una cosa che sanno davvero in pochi: due anni fa, quando ci ritrovammo improvvisamente senza allenatore e direttore sportivo, dovetti in qualche modo supplire al ruolo di ds per evitare che la società si facesse trovare impreparata all’inizio della stagione. In quel periodo chiamai personalmente Aquilani, perché era un profilo che mi piaceva, sia per le idee calcistiche sia per la personalità. Parlammo a lungo, fu un confronto molto interessante, ma lui scelse di fermarsi per un anno. Dentro di me, però, era rimasta la convinzione che fosse l’allenatore giusto per il Catanzaro. Per questo, appena si sono create le condizioni, ho voluto fortemente portarlo sulla nostra panchina. I fatti, credo, stiano dimostrando che quella intuizione era corretta”.

Il legame con Ranieri e la leadership dei senatori

I fili della storia giallorossa si intrecciano spesso con le grandi icone del passato, alimentando suggestioni per il futuro dello staff dirigenziale. “Con Sir Claudio ci sentiamo spesso. So quanto sia legato alla nostra città. Chissà, magari un giorno… Con lui ho un rapporto di stima e confronto che va avanti da tempo. È una figura che conosce bene l’ambiente e a cui siamo legati. In questo momento ognuno ha il proprio percorso, ma nel calcio mai dire mai. Intanto siamo orgogliosi che il Catanzaro sia una realtà che viene percepita come credibile anche da profili di quel livello”.

La sopravvivenza sportiva in un ecosistema dominato da grandi colossi internazionali richiede l’ottimizzazione delle risorse interne attraverso lo scouting. “Contano in modo decisivo. Per noi lo scouting è lo strumento che ci permette di restare competitivi senza uscire dai nostri parametri economici: individuare giocatori prima che diventino fuori mercato è fondamentale. La programmazione, invece, è ciò che dà senso a tutto il progetto: continuità tecnica, sostenibilità e capacità di non vivere alla giornata. È un lavoro meno visibile, ma è quello che regge tutto il sistema”.

La crescita di elementi futuribili come Liberali e Favasuli passa necessariamente dall’esempio quotidiano fornito dai calciatori più esperti del gruppo. “La sintesi tra freschezza ed esperienza è il segreto del nostro successo, senza dubbio. Iemmello è il vero capitano: trasmette a tutti il senso di appartenenza ed è sempre prodigo di consigli. Ma vorrei anche spendere due parole su un altro senatore della nostra squadra, certo che gli altri non si offenderanno: Nicolò Brighenti. Un atleta eccezionale, un professionista come pochi che alla sua età riesce a mettere in campo un’energia stupefacente. Ecco, se dovessi indicare un modello da seguire ai calciatori più giovani, non avrei dubbi”.

L’appartenenza territoriale diventa così un asset strategico per superare i momenti di flessione atletica. “Per una squadra come il Catanzaro, l’identità non è un elemento accessorio, ma una parte sostanziale del progetto sportivo e umano. Avere in rosa giocatori che sentono profondamente questi colori, come Iemmello, significa poter contare su qualcosa che va oltre la tattica o la condizione fisica. L’identità diventa un valore competitivo: aiuta a creare appartenenza, a rafforzare lo spogliatoio nei momenti difficili e a costruire un legame autentico con la tifoseria. Per noi è una base su cui costruire, non un dettaglio. Noi abbiamo deciso di restare legati alla nostra identità. Lo facciamo anche con le nostre strategie di marketing. Le nostre maglie, ad esempio, hanno sempre qualcosa che rimanda alla tradizione artistico-culturale di Catanzaro. Questo non è un limite, ma un valore aggiunto. Sentirsi parte della storia e di una comunità dà una forza diversa, soprattutto nei momenti difficili”.

Il legame si riflette anche nel ricambio generazionale della tifoseria, visibile la domenica sui gradoni dell’impianto cittadino. “La nostra tifoseria è straordinaria. Non è solo numerosa, ma profondamente legata ai colori. Una delle cose che più mi emoziona è vedere sempre più famiglie e bambini allo stadio: significa che si è ricreato un legame generazionale che per anni si era affievolito. E poi c’è una presenza diffusa in tutta Italia, non solo tra i calabresi emigrati, ma tra chi ha scelto di amare questi colori. È una ricchezza che ci responsabilizza molto”.

La discussione si sposta infine sulle infrastrutture, con il Ceravolo che necessita di interventi strutturali profondi per rispondere agli standard moderni. “Il Ceravolo è parte della nostra storia e resterà sempre un simbolo. Però è evidente che oggi il calcio richiede strutture più moderne, funzionali e sostenibili. Ho sempre auspicato la possibilità di un impianto nuovo, ma in assenza di questa opzione il restyling rappresenta comunque un passo importante nella giusta direzione. L’obiettivo deve essere quello di mettere la squadra e i tifosi nelle migliori condizioni possibili”.

Il capoluogo calabrese si presenta alle porte della massima serie conscio del proprio valore strutturale. “Al solo pensiero vengono i brividi”, conclude il presidente guardando allo scenario futuro. “Probabilmente non si è mai davvero pronti per un momento del genere, perché va oltre la dimensione personale. Se dovesse accadere, sarebbe il risultato di un percorso collettivo che appartiene a tutta la città, alla società, ai tifosi e a chi ha lavorato in questi anni”. La stabilità patrimoniale e la coerenza delle scelte strategiche costituiscono la base reale su cui misurare le ambizioni delle Aquile, attese ora dalla prova del campo per trasformare la programmazione in trionfo storico.

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