Il calcio non può diventare la legge del più ricco – L’editoriale di Claudio Pileggi

C’è qualcosa che non funziona nel calcio moderno. Ogni estate assistiamo allo stesso copione: un calciatore firma un contratto, giura entusiasmo per il progetto della società che lo ha scelto e, alla prima offerta economicamente più vantaggiosa, cambia improvvisamente idea. Cominciano i mal di pancia, le richieste di cessione e le pressioni per essere liberato. È una deriva che non può essere considerata normale.

Il Catanzaro, come tante altre società virtuose, sta pagando il prezzo di un sistema in cui troppo spesso il rispetto degli impegni viene sacrificato sull’altare del denaro. Eppure un contratto non è una formalità, né un semplice pezzo di carta: è un accordo liberamente sottoscritto, che crea diritti ma anche doveri. Se vale solo quando fa comodo, allora non vale più nulla.

Nessuno mette in discussione il diritto di un calciatore a migliorare la propria carriera e il proprio stipendio. Ma esiste un principio che dovrebbe venire prima di qualsiasi assegno: il rispetto della parola data. Chi firma un contratto deve onorarlo fino alla scadenza, salvo che sia la società, nell’ambito di una trattativa corretta, a decidere di cederlo.

Ancora più censurabile è un’altra prassi che sembra essersi diffusa nel mercato: anziché trattare prima con la società titolare del contratto, alcuni club cercano di sedurre il calciatore con stipendi più alti e prospettive allettanti, inducendolo poi a chiedere la cessione. Anche quando tali comportamenti si svolgono entro i limiti consentiti dai regolamenti, è legittimo interrogarsi sulla loro correttezza etica e sul rispetto dovuto ai club che hanno investito sul giocatore.

Le regole della buona fede dovrebbero valere per tutti. Se una società desidera un calciatore del Catanzaro, si presenti alla porta del Catanzaro con un’offerta seria, rispettando il ruolo del club che ne detiene i diritti sportivi. Tutto il resto contribuisce soltanto a destabilizzare gli spogliatoi e a trasformare il mercato in una gara a chi promette di più.

Le società non sono bancomat da utilizzare finché conviene. Dietro ogni contratto ci sono investimenti, programmazione, sacrifici economici e la fiducia riposta in un atleta. Tradire quella fiducia per qualche euro in più significa impoverire il calcio prima ancora che il bilancio di una società.

Il Catanzaro ha costruito negli ultimi anni un progetto credibile, serio e rispettato. Non merita di essere penalizzato da un sistema in cui il potere economico rischia di prevalere sul rispetto degli accordi. E i tifosi hanno tutto il diritto di pretendere che chi indossa la maglia giallorossa lo faccia con convinzione e senso di responsabilità, non con lo sguardo già rivolto al prossimo ingaggio.

Il calcio non può essere governato soltanto dal denaro. Senza lealtà, senza correttezza e senza rispetto dei contratti, non resta uno sport fondato sui valori, ma soltanto un mercato dove il più forte economicamente detta legge. E questo, prima ancora che un problema regolamentare, è un fallimento morale.

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